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      Ecco la svolta: Vortice Polare come nel 2018, rischio gelo in Europa e Italia

      Federico De Michelis
      Federico De Michelis
      Pubblicato: 14/02/2026
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      10 Min Lettura
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      Contents
        • I segnali del Vortice Polare
        • La configurazione a livello del mare
        • Il serbatoio gelido orientale
      • Lโ€™impatto potenziale sullโ€™Italia
        • Il fantasma delle ondate di freddo tardive

      Ci troviamo nei giorni di metร  Febbraio, si potrebbe ingenuamente pensare che la stagione fredda abbia ormai esaurito il suo potenziale. E in effetti, diciamolo, lโ€™illusione della primavera precoce รจ un vizio mentale ricorrente. Ma lโ€™atmosfera non segue i nostri desideri stagionali, obbedisce a leggi fisiche complesse e caotiche. Le dinamiche in quota raccontano una storia completamente diversa, una trama turbolenta che si infila dai meandri della stratosfera. Insomma, lโ€™inverno potrebbe benissimo non aver ancora sparato le sue ultime, gelide cartucce.

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      I segnali del Vortice Polare

      Per comprendere cosa bolle in pentola, dobbiamo alzare lo sguardo, molto in alto. Il Vortice Polare, quel colossale nastro di venti dโ€™alta quota che solitamente confina lโ€™aria piรน gelida alle latitudini artiche, sta mostrando inequivocabili segni di debolezza. Quando questa immensa trottola atmosferica gira a mille allโ€™ora, il freddo rimane lassรน. Noi, qui nel bacino del Mediterraneo, ci godiamo giornate miti anche se burrascose. Ma quando il nastro si allenta, inizia il vero spettacolo meteorologico.

      I modelli matematici a nostra disposizione delineano un quadro di forte tensione barica. Stiamo assistendo a dinamiche riconducibili a un probabile Stratwarming, un riscaldamento improvviso della stratosfera polare in grado di frammentare la struttura del vortice. Ma attenzione, non vi รจ certezza che succeda questa volta.

      Tuttavia, le conseguenze sarebbero che lโ€™aria artica, persa la sua prigione circolare, tenderebbe a sversarsi verso le medie latitudini. E lโ€™Europa, spesso, si trova proprio sulla linea di tiro.

      Non รจ un processo lineare, attenzione. La complessa interazione tra lโ€™oceano e lโ€™atmosfera gioca un ruolo cruciale. Analizzando gli indici teleconnettivi, come la Madden-Julian Oscillation, emergono dettagli affascinanti. Le elaborazioni grafiche internazionali, come quelle fornite dalla NOAA e dallโ€™ECMWF, mostrano lโ€™onda convettiva tropicale viaggiare attraverso le fasi sette, otto e uno. Per i non addetti ai lavori, questo passaggio dal Pacifico occidentale verso lโ€™emisfero occidentale e lโ€™Africa rappresenta una vera e propria miccia per gli sblocchi atmosferici invernali. Questa specifica pulsazione tropicale favorisce, statisticamente e dinamicamente, lโ€™innalzamento di possenti bolle di alta pressione in pieno oceano Atlantico.

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      La configurazione a livello del mare

      Cosa succede quando un muro di alta pressione si erge davanti alle coste occidentali europee? Semplice, si crea uno scivolo. Unโ€™autostrada lungo la quale le masse dโ€™aria fredda di origine polare o continentale possono precipitare verso sud. Ed รจ esattamente lo scenario che le proiezioni modellistiche a 850 hPa stanno iniziando a fiutare con una certa insistenza per la terza decade del mese.

      Analizzando nel dettaglio le mappe termiche e pressorie, le quote di riferimento per tracciare il respiro delle masse dโ€™aria, il panorama assume tinte decisamente invernali. Osservando le proiezioni dal 18/20 Febbraio, emerge una configurazione barica da manuale dellโ€™irruzione fredda. Un anticiclone di blocco, maestoso e granitico, punta verso le Isole Britanniche e lโ€™Islanda, costringendo le correnti atmosferiche a compiere unโ€™ampia curva. Nel frattempo, una vasta sacca di aria artica inizia a scivolare lungo il suo bordo orientale, puntando in modo deciso il cuore dellโ€™Europa.

      Ma รจ spingendo lo sguardo poco piรน in lร , verso il 24 Febbraio, che la situazione si fa potenzialmente incandescente per le nostre latitudini, in un paradosso solo apparente. Le mappe del centro di calcolo europeo ECMWF mostrano una ferita barica profonda nel cuore del Vecchio Continente. Il colore viola scuro, che sulle mappe meteorologiche indica temperature rigidissime in quota, invade gran parte dei Balcani e lโ€™Europa Orientale, spingendosi con irruenza verso il bacino del Mediterraneo.

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      Il serbatoio gelido orientale

      Non dobbiamo dimenticare un fattore fondamentale in questa complessa equazione atmosferica. Da settimane, la Scandinavia, la vasta Europa Orientale e la vicina Siberia occidentale sono letteralmente intrappolate sotto una cappa di gelo intenso. Le temperature al suolo hanno toccato valori siderali, creando un immenso bacino di aria densa, pesante e pellicolare. Un vero e proprio lago di freddo continentale che aspetta solo una spinta dinamica per mettersi in moto.

      Ebbene, la spinta sembra essere in arrivo. Il cedimento del Vortice Polare e lโ€™assetto instabile dellโ€™alta pressione atlantica potrebbero agire da calamita, agganciando questo blocco dโ€™aria gelida e trascinandolo verso ovest. In unโ€™atmosfera cosรฌ intrinsecamente turbolenta come quella che stiamo vivendo in questo specifico Febbraio 2026, i contrasti termici rischiano di risultare esplosivi. Lโ€™aria continentale, viaggiando retrograda da est verso ovest, si scontra con le correnti piรน umide e relativamente miti atlantiche, generando fronti perturbati complessi e di difficile lettura.

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      Lโ€™impatto potenziale sullโ€™Italia

      E la nostra penisola? Lโ€™Italia, distesa come un molo nel bel mezzo del Mediterraneo, rappresenta il crocevia naturale di queste imponenti dinamiche continentali. In merito alle mappe delle proiezioni, dobbiamo considerare seriamente la possibilitร  di unโ€™irruzione molto piรน acuta e incisiva fin sul nostro territorio.

      Siamo chiari, รจ fondamentale ribadirlo, in questa sede osserviamo le linee generali dellโ€™evoluzione atmosferica, le grandi manovre su scala sinottica. Non stiamo facendo la previsione del tempo puntuale e locale, quella che vi dice se pioverร  nel vostro quartiere Giovedรฌ pomeriggio. Quello รจ il meteo giornaliero, soggetto a continui aggiustamenti. Qui parliamo di potenziale termico e barico.

      Tuttavia, il rischio cโ€™รจ ed รจ palpabile. Se il nucleo gelido in discesa dallโ€™Europa nord-orientale dovesse centrare lโ€™ingresso dalla porta del Rodano o dalla porta della Bora, le conseguenze sarebbero repentine. Crolli termici drastici nellโ€™ordine di oltre 10ยฐC in poche ore, venti burrascosi di tramontana o grecale, e la possibilitร  di precipitazioni nevose a quote sorprendentemente basse per la fine del mese, persino sulle coste qualora lโ€™aria fredda risultasse sufficientemente profonda e continentale.

      Lโ€™orografia della nostra penisola, con la barriera delle Alpi a nord e la dorsale appenninica al centro, complicherร  ulteriormente la traiettoria di questi flussi freddi, creando i classici minimi di bassa pressione secondari sui nostri mari, veri e propri motori di maltempo invernale.

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      Il fantasma delle ondate di freddo tardive

      Siamo davvero pronti a riaprire gli armadi invernali quando giร  pensavamo ai primi tepori? Ok, al Nord Italia non รจ che sia scoppiata la primavera, e si รจ pronti al freddo. La storia climatologica ci insegna che non dovremmo mai abbassare la guardia troppo presto. Le ondate di freddo tardive, quelle che colpiscono tra la fine di Febbraio e il mese di Marzo, sono un classico del nostro clima, non unโ€™eccezione bizzarra.

      Chi ha qualche anno in piรน ricorderร  senza dubbio le incredibili nevicate marzoline. La memoria collettiva meteorologica italiana conserva episodi memorabili. Come dimenticare il famigerato Burian di fine Febbraio e inizio Marzo del 2018, quando masse dโ€™aria siberiana attraversarono lโ€™Europa intera per riversarsi sullโ€™Italia, imbiancando persino le spiagge del sud e congelando cittร  abituate a ben altri climi.

      O ancora, la formidabile ondata di gelo del Marzo 2005, che portรฒ bufere di neve a quote pianeggianti in diverse regioni italiane, ricordandoci che il sesto mese del semestre freddo puรฒ essere il piรน spietato. Per non parlare del leggendario Marzo 1971, un evento scolpito negli annali della meteorologia nazionale per intensitร  e durata delle nevicate tardive.

      In queste situazioni, il contrasto tra il crescente riscaldamento solare diurno, tipico dellโ€™avvicinarsi dellโ€™equinozio di primavera, e lโ€™aria gelida in quota, genera unโ€™instabilitร  termoconvettiva dirompente. Non si tratta solo di freddo statico, ma di rovesci nevosi improvvisi, temporali di neve, cieli che si scuriscono in pochi minuti trasformando un tiepido pomeriggio in una bufera invernale.

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      Lโ€™incognita principale risiede proprio nella traiettoria esatta dellโ€™asse di saccatura. Uno spostamento di soli trecento chilometri, unโ€™inezia su scala continentale, determina la differenza tra unโ€™ondata di gelo epocale e un semplice calo termico accompagnato da forte vento. I supercalcolatori stanno attualmente elaborando miliardi di dati per affinare questa traiettoria, ma lโ€™atmosfera conserva sempre il suo insondabile margine di imprevedibilitร .

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      Restiamo in attesa, scrutando le mappe che si aggiornano ogni sei โ€“ dodici ore, consapevoli che il Riscaldamento Globale non cancella gli inverni, li rende semplicemente piรน estremi, altalenanti e, forse, piรน capricciosi nelle loro manifestazioni finali perchรฉ lโ€™Amplificazione Artica ha aumentato la sua influenza.

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      Per i piรน esperti, un poโ€™ di mappe che ci danno informazioni utili su quella forza che andrebbe a favorire condizioni meteo invernali. Ovviamente, noterete che non ci sono aree geografiche sopra, sono cartine complesse da interpretare.

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      Credit

      • World Meteorological Organization (WMO)
      • European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF)
      • National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA)
      • Japan Meteorological Agency (JMA)
      • American Meteorological Society (AMS)

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      TAG:anticiclone Atlanticofreddo tardivoirruzione articamodelli meteorologiciprevisioni fine Febbraiostratwarmingvortice polare
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