Sembrava quasi impossibile, eppure è successo. La neve ha sfiorato le spiagge di Miami, in un fine settimana che gli abitanti della Florida difficilmente dimenticheranno. Mentre il Nord America prova a riprendere fiato dopo una morsa di gelo che ha dell’incredibile, l’attenzione si sposta ora sul vecchio continente. In effetti, l’Europa non sta certo a guardare, anzi, si trova nel bel mezzo di una configurazione barica che sta riscrivendo le statistiche locali di questo Febbraio. Non è la solita rinfrescata stagionale, parliamo di valori termici che mettono a dura prova le infrastrutture e la resistenza fisica. In Polonia il termometro è sceso senza troppi complimenti fino a -25°C, mentre l’Ucraina ha registrato punte di -20°C. Ma è spostandosi verso la Russia che i numeri diventano quasi alieni per noi mediterranei: Mosca ha toccato i -25°C, ma nelle aree limitrofe si sono sfiorati i -40°C. La Scandinavia, vera fabbrica del freddo di questi giorni, ha raggiunto picchi di -45°C.
Insomma, siamo di fronte a un evento di portata rilevante. Spesso, quando sentiamo parlare di queste temperature, il pensiero corre subito al leggendario vento siberiano, il burian, capace di congelare tutto ciò che incontra nel suo cammino da est verso ovest. Questa volta, però, la dinamica è stata differente. Non è stato un travaso di aria gelida dalle steppe asiatiche, ma una manovra orchestrata direttamente dal Vortice Polare. Quest’ultimo, in una fase di estrema compattezza e sfericità, ha permesso un raffreddamento estremo delle masse d’aria sopra la Scandinavia. Una volta saturata, questa bolla gelida è scivolata verso sud, verso l’Europa Centro Orientale, autoalimentandosi grazie all’effetto albedo sui terreni già innevati. Un meccanismo perfetto, quasi chirurgico, che sta gelando mezza Europa.
Ci si chiede spesso se esista un filo invisibile che colleghi ciò che accade oltreoceano con il tempo che vivremo qui in Italia. Diciamolo chiaramente: la meteorologia non è una scienza di compartimenti stagni. Tuttavia, la correlazione diretta tra un’ondata di gelo nel Nord America e una successiva in Europa è un tema che divide e affascina gli esperti. Storicamente, vige una sorta di “regola della compensazione”. Quando il Canada e gli Stati Uniti vengono investiti da una colata artica massiccia, l’Oceano Atlantico tende a rispondere con una forte attività ciclonica. Questo meccanismo spinge solitamente aria più mite e umida verso l’Europa, portando inverni piovosi ma termicamente dolci. Eppure, quest’anno qualcosa sembra essere andato diversamente.
La letteratura scientifica internazionale ha esplorato a lungo il concetto di “teleconnessioni”. Si tratta di legami a distanza tra anomalie di pressione e temperatura in diverse parti del globo. Uno degli studi più citati riguarda l’indice della North Atlantic Oscillation (NAO). In effetti, quando il Nord America vive un Gelo estremo, spesso la NAO tende a stabilizzarsi in una fase positiva, accelerando il flusso zonale e “proteggendo” l’Europa dalle incursioni artiche. Ma la natura, si sa, ama smentire i modelli. Esistono configurazioni particolari in cui il getto polare, la cosiddetta Corrente a Getto, subisce una distorsione tale da creare un effetto “rimbalzo”. Immaginate una corda tesa che viene pizzicata con forza: l’onda generata in un punto si propaga inevitabilmente lungo tutta la lunghezza.
Molti si domandano ora se l’Italia finirà nel mirino. I modelli matematici, in questo Martedì di inizio Febbraio, mostrano segnali contrastanti, tentennano come spesso accade quando le masse d’aria in gioco sono così vaste e pesanti. Alcune simulazioni suggeriscono che il lago di aria gelida attualmente posizionato sull’Europa Centro Orientale possa parzialmente travasarsi verso il Mediterraneo, magari attraverso la porta della Bora. Altre, invece, vedono una ripresa delle correnti occidentali che andrebbero a “spazzare” via il freddo prima che possa raggiungere la Puglia o la Campania.
È interessante notare come il Riscaldamento Globale stia paradossalmente rendendo questi eventi più erratici. Anche se la temperatura media globale sale, l’indebolimento dei legami del Vortice Polare permette a queste masse di aria artica di scivolare molto più a sud rispetto al passato, toccando latitudini insolite come quelle della Florida. Ed è proprio qui che si inserisce il dubbio dei ricercatori: quanto è forte oggi il legame tra il gelo americano e quello europeo? Alcune ricerche suggeriscono che eventi di freddo estremo nel settore orientale degli Stati Uniti possano precedere di circa dieci o quindici giorni un cambio di circolazione sull’Europa occidentale, a causa di un rallentamento forzato della circolazione atlantica.
Non è un automatismo, sia chiaro. Non è che se nevica a New York, allora dopo due settimane nevicherà a Roma. Però, osservando i dati storici, si nota che le grandi ondate di freddo europee spesso avvengono in un contesto di forte turbolenza globale, dove il Vortice Polare perde la sua stabilità. In questi giorni la massa fredda scandinava sembra avere una vita propria, quasi indipendente da ciò che è accaduto nel Nord America. Si è creato un sistema isolato, un nucleo di aria pesantissima che fatica a schiodarsi dalle pianure della Germania e della Polonia.
Le previsioni per la metà di Febbraio indicano che il freddo nordamericano diminuirà di intensità, pur rimanendo su valori tipicamente invernali. Al contrario, per l’Europa, la partita resta apertissima. C’è quella sensazione tipica di quando l’aria cambia odore, quel sentore metallico che precede la neve, che molti appassionati del tempo percepiscono istintivamente. Se l’alta pressione dovesse decidere di spingersi verso il Regno Unito o l’Islanda, la strada per il gelo verso l’Italia sarebbe spianata. Al momento, i centri di calcolo più autorevoli non danno certezze, ma invitano alla prudenza.
In definitiva, sebbene le ondate di gelo tra i due continenti non siano sempre figlie dello stesso evento, esse condividono lo stesso “padre”: uno stato di salute del Vortice Polare che, quando diventa troppo inquieto, decide di distribuire il suo carico gelido in modo democratico, seppur imprevedibile. Vedere la neve a due passi da Miami ci ricorda quanto la natura possa essere estrema e come, in fondo, siamo tutti sotto lo stesso cielo, pronti a coprirci bene quando il vento decide di cambiare direzione. Saranno giorni determinanti per capire se il resto dell’inverno sceglierà la via del rigore o se si concederà una pausa mite. Per ora, il consiglio è di tenere i cappotti a portata di mano, specialmente se vivete sul versante adriatico o nelle zone interne. Il grande gelo, quello vero, ha appena iniziato a mostrare i muscoli in questo Febbraio che si preannuncia memorabile per gli amanti della meteo.
Credit
- National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA)
- European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF)
- American Meteorological Society (AMS)
- World Meteorological Organization (WMO)
- Nature Geoscience