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      Home » Roma e la grande nevicata del 1986 sino a mezzo metro
      A La notizia del giornoMeteo storico

      Roma e la grande nevicata del 1986 sino a mezzo metro

      Antonio Lombardi
      Antonio Lombardi
      Pubblicato: 26/12/2025
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      4 Min Lettura
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      Contents
        • Quando la città eterna si fermò
      • Caos calmo e stato di calamità
        • I ricordi di quei gorni

      Siamo a fine dicembre 2025, magari mentre scartiamo i regali o ci godiamo questi giorni di festa con un clima che, diciamolo, spesso ha ben poco di invernale. Eppure, se riavvolgiamo il nastro della memoria – o chiediamo a chi ha qualche anno in più – c’è un momento preciso in cui l’inverno fece davvero sul serio. Non una spolverata scenografica per i turisti, ma una vera e propria invasione bianca. Parliamo dell’11 e 12 febbraio 1986.

      Mancano poche settimane al quarantesimo anniversario di quell’evento, ma il ricordo è nitido. In quei giorni, gran parte dell’Italia centrale e la Sardegna si trovarono paralizzate, congelate in un’istantanea che sembrava scattata a Mosca più che sulle rive del Tevere.

       

       

      Quando la città eterna si fermò

      Tutto cominciò con un crollo termico da brividi. Nella notte, il termometro precipitò toccando punte di -7°C. Un freddo secco, tagliente. Quando i primi fiocchi iniziarono a cadere, trovarono un asfalto talmente gelato che la neve non si sciolse nemmeno per un secondo: attaccava ovunque.

      In poche ore, Roma cambiò faccia. Il centro storico si ritrovò sotto una coltre di oltre 30 centimetri. Ma se pensate che sia tanto, non avete visto cosa successe appena fuori dalle mura. Nei quartieri a nord, come Tomba di Nerone – dentro il Grande Raccordo Anulare – si misurarono accumuli vicini ai 50 centimetri. Mezzo metro di neve. Anche il mare si arrese: a Ostia e lungo il litorale sud, la spiaggia sparì sotto 25 centimetri di bianco. Una roba mai vista.

       

      Caos calmo e stato di calamità

      La reazione della Capitale fu, beh, il panico. O meglio, l’immobilità assoluta. Roma, si sa, non è progettata per gestire il Vortice Polare. Il sistema dei trasporti andò in tilt quasi subito: autobus fermi (niente catene, ovviamente), treni soppressi e l’aeroporto di Fiumicino costretto a chiudere le piste.

      Fu inevitabile dichiarare lo stato di calamità. La situazione era talmente critica che scese in campo l’esercito. Cinquecento soldati, armati di pale e buona volontà, provarono a liberare le strade principali, mentre i Vigili del Fuoco facevano gli straordinari per soccorrere chi era rimasto isolato in casa senza riscaldamento o per rimuovere i rami degli alberi che, appesantiti dalla neve, crollavano su auto e marciapiedi.

       

      I ricordi di quei gorni

      Eppure, nonostante i disagi enormi, c’era qualcosa di magico nell’aria. Chi c’era ricorda il silenzio. Un silenzio irreale che avvolgeva il Colosseo, Piazza Navona, la cupola di San Pietro. Monumenti millenari trasformati in sculture di ghiaccio.

      Se la nevicata del febbraio 1956 resta la “nevicata del secolo” per durata e freddo in tutta Europa, quella del 1986 vince probabilmente per l’intensità dell’accumulo su Roma in così poche ore. Oggi, quasi nel 2026, guardiamo a quelle foto con un misto di nostalgia e incredulità, specialmente dopo aver visto nevicate più recenti – come nel 2012 o 2018 – che però non hanno mai eguagliato quella potenza scenica. Insomma, un evento che ha fatto storia.

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      Credits e fonti internazionali:

      • WMO – World Meteorological Organization (Analisi storica degli eventi meteorologici estremi)
      • NOAA – National Centers for Environmental Information (Dati globali sulle anomalie climatiche del XX secolo)
      • ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (Rianalisi dei pattern atmosferici invernali in Europa)
      • Met Office – UK (Studi sulla variabilità del clima europeo e ondate di freddo)
      • NASA Earth Observatory (Immagini satellitari e monitoraggio della criosfera)

       

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