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      Home » India: quando l’aria diventa una minaccia per la popolazione
      A La notizia del giornoA Scelta dalla RedazioneMeteo News

      India: quando l’aria diventa una minaccia per la popolazione

      Giovanni De Laurentis
      Giovanni De Laurentis
      Pubblicato: 26/05/2025
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      6 Min Lettura
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      Contents
      • Il caldo mortale che precede il Monsone
      • Quando il Monsone è in ritardo, il caldo uccide di più
      • Una società a tre velocità: chi vive il caldo, chi lo sopporta, chi lo ignora
      • Non solo India: il caldo soffoca il Sud dell’Asia
      • Un Paese giovane, ma al limite della sopportazione climatica

      L’India, colosso demografico del XXI secolo, è oggi il Paese più popolato al mondo, in un continuo testa a testa con la Cina, ma con una caratteristica unica: una società complessa e disuguale, che fa del Paese una delle realtà più vulnerabili al cambiamento climatico globale.

      Parlare di India e meteo significa oggi affrontare uno dei più gravi rischi ambientali per la vita umana: le ondate di calore estreme, che negli ultimi anni sono diventate più frequenti, più durature e più letali. A farne le spese è soprattutto quella parte maggioritaria della popolazione indiana che vive in condizioni di povertà estrema, priva di acqua potabile, di sistemi sanitari efficienti e, soprattutto, esposta direttamente al sole cocente delle pianure del Nord.

       

      Il caldo mortale che precede il Monsone

      Ogni anno, con l’arrivo della stagione pre-monsonica – che si estende da APRILE a GIUGNO – il cuore dell’India continentale viene colpito da temperature estreme, con punte superiori ai 45°C, spesso accompagnate da tassi di umidità elevatissimi. In queste condizioni, la temperatura percepita può superare i 50°C, creando un ambiente dove l’organismo umano fatica a raffreddarsi anche all’ombra.

      È questa la fase più critica: un periodo di settimane intere in cui milioni di persone – spesso anziani, lavoratori informali, bambini – vivono e lavorano all’aperto. In assenza di elettricità, di ventilazione, di idratazione continua, ogni giorno può essere l’ultimo.

      Secondo diverse analisi epidemiologiche e climatologiche, il numero reale di vittime causate dal caldo in India non è noto, ma le stime parlano di migliaia di decessi annui – spesso non registrati ufficialmente – per colpo di calore, disidratazione acuta, o complicazioni cardiocircolatorie aggravate dalle temperature.

       

      Quando il Monsone è in ritardo, il caldo uccide di più

      Il Monsone estivo, che di norma raggiunge il subcontinente tra fine GIUGNO e metà LUGLIO, rappresenta un sollievo atteso da milioni di persone. Le piogge monsoniche, pur con i loro rischi (frane, alluvioni, epidemie), hanno l’effetto immediato di abbassare le temperature, riducendo il rischio di mortalità da calore.

      Ma quando il Monsone ritarda, o arriva meno intenso del previsto, l’impatto umano può essere devastante. Le città diventano forni, le campagne si spaccano per la siccità, le falde si svuotano. E i poveri, che non hanno accesso all’aria condizionata, all’acqua corrente o alle cliniche, muoiono in silenzio.

       

      Una società a tre velocità: chi vive il caldo, chi lo sopporta, chi lo ignora

      Va detto però che l’India non è tutta povera. Una minoranza crescente della popolazione vive in condizioni simili a quelle dei Paesi occidentali, con accesso a case climatizzate, ospedali privati, tecnologie per l’adattamento climatico. Un’altra fetta, più ampia, vive con risorse moderate, in quartieri semiurbanizzati, spesso capaci di sopportare il caldo, ma non di prevenirne gli effetti.

      È però la massa urbana e rurale, quella che abita le baraccopoli di Delhi, i villaggi del Bihar, le zone agricole dell’Uttar Pradesh o le distese aride del Rajasthan, a essere più esposta e più colpita. In questi contesti, il clima ostile è una minaccia quotidiana, aggravata da condizioni sanitarie carenti, assenza di refrigerazione, alti tassi di inquinamento, e densità abitativa estrema.

       

      Non solo India: il caldo soffoca il Sud dell’Asia

      Il dramma non si ferma ai confini indiani. Anche il Pakistan, il Bangladesh, l’Afghanistan e in parte la Thailandia subiscono le stesse dinamiche meteorologiche estreme, soprattutto nel periodo pre-monsonico.

      In Pakistan, l’assenza di infrastrutture stabili e la fragilità economica acutizzano i problemi legati al caldo, con sistemi sanitari fragili che crollano sotto le ondate di calore. In Bangladesh, l’alta densità di popolazione e le basse altitudini espongono milioni di persone a rischi multipli, tra cui ondate di calore, cicloni e alluvioni improvvise. Anche in Medio Oriente, ondate di calore con temperature prossime ai 50°C diventano sempre più frequenti, colpendo Iran, Iraq, Siria e la Penisola Arabica.

       

      Un Paese giovane, ma al limite della sopportazione climatica

      L’India è uno dei Paesi più giovani del pianeta in termini demografici, ma si trova già al limite della resilienza climatica. Secondo il Climate Risk Index, l’India è tra le prime 10 nazioni al mondo per vulnerabilità climatica. E questo avviene proprio mentre si avvicina al suo massimo demografico, con oltre 1,4 miliardi di abitanti, molti dei quali senza alcuna protezione strutturale contro il clima estremo.

      Sarà forse qui, nel cuore polveroso dell’Asia, che si giocherà una delle battaglie cruciali per la sopravvivenza climatica del XXI secolo.

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