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      Home » Un futuro più caldo e secco: come le zone ad alta quota potrebbero diventare un rifugio per le specie viventi
      Cambiamento climatico

      Un futuro più caldo e secco: come le zone ad alta quota potrebbero diventare un rifugio per le specie viventi

      Gianna Mauro
      Gianna Mauro
      Pubblicato: 10/07/2024
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      4 Min Lettura
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      Nel contesto dell’avanzamento del cambiamento climatico, gli effetti non si manifestano uniformemente su tutto il pianeta, ma variano in base a latitudine ed altitudine. Lo studio della eterogeneità climatica, che analizza queste variazioni nei modelli climatici della Terra, è stato recentemente esplorato in una ricerca pubblicata su Geophysical Research Letters.

       

      Yanlong Guan, dell’Università di Agricoltura e Silvicoltura del Fujian in Cina, e il suo team hanno esaminato l’influenza dell’altitudine sull’eterogeneità climatica. Hanno utilizzato l’indice di diversità di Shannon e la classificazione climatica di Köppen-Geiger, che suddivide il clima in regioni tropicali, aride, temperate, continentali e polari, basandosi su precipitazioni stagionali e temperature che influenzano la distribuzione della vegetazione.

       

      I dati su temperatura e precipitazioni sono stati raccolti da oltre 4.000 stazioni meteorologiche in tutto il mondo, coprendo un periodo di 70 anni a partire dal 1952. La topografia, compresa la rugosità superficiale e l’altitudine, aggiunge ulteriori complessità, influenzando la temperatura superficiale, le precipitazioni, il ciclo idrologico, i bilanci energetici e la copertura vegetale, creando un mosaico dei cinque gruppi climatici. Il progetto ha analizzato nove fasce di altitudine, da 0 m a oltre 4.000 m, con intervalli di 500 m.

       

      Il risultato principale della ricerca indica che l’indice di diversità di Shannon diminuisce a basse altitudini (meno di 2.000 m), dove le temperature aumentano più rapidamente, portando alla proliferazione di condizioni simili, aride e tropicali, su vasti territori. Al contrario, le altitudini superiori (oltre 2.000 m) mostrano una maggiore eterogeneità climatica, il che significa che l’indice di diversità continua ad aumentare nonostante le condizioni inizialmente più fresche ma con un riscaldamento continuo e lento, fino a quando rimangono solo piccole aree di climi freddi nelle zone più elevate.

       

      Le simulazioni climatiche utilizzate dai ricercatori hanno confermato che il cambiamento climatico antropogenico è il motore di questo netto cambiamento nell’eterogeneità climatica tra altitudini inferiori e superiori. Queste simulazioni hanno anche proiettato l’eterogeneità climatica per il resto del secolo, identificando luoghi che potrebbero sperimentare una ridotta variabilità climatica, come il Nord America, che ha un’altitudine media di circa 1.600 m e si prevede che avrà una temperatura media di 14,2°C.

       

      Inoltre, sono stati identificati rifugi freddi ad alta quota, come l’Altopiano del Qinghai-Tibet, a oltre 4.100 m, che si prevede avrà temperature di circa 5,9°C nel periodo 2070-2098, ma sta già subendo un riscaldamento accelerato di 0,44°C per decennio, il doppio della media globale.

       

      Questa ricerca è significativa poiché le proiezioni suggeriscono che fino al 46% delle superfici terrestri potrebbe passare a condizioni più calde e secche entro la fine del secolo, con questa omogeneizzazione dei tipi climatici che potrebbe minacciare habitat e distribuzioni di specie. Pertanto, comprendere la variabilità climatica che persiste ad altitudini superiori potrebbe significare che queste diventino rifugi per comunità umane, animali e vegetali nei prossimi anni, mentre cercano condizioni più favorevoli lontano dalle temperature in aumento e dai numerosi problemi sociali, economici e ambientali che ne derivano.

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