Il team ha osservato un fenomeno noto come upwelling guidato dalla miscelazione turbolenta. Questo processo, mai misurato direttamente prima, comporta l’ascesa rapida di acque fredde e dense dalle profondità oceaniche verso la superficie, lungo pendii sottomarini ripidi. La velocità di questo upwelling è stata registrata come estremamente elevata, superando di oltre 10.000 volte le stime precedenti fatte negli anni ’60 dal rinomato oceanografo Walter Munk.
Tradizionalmente, si credeva che la circolazione oceanica operasse come un nastro trasportatore, con le acque fredde e dense che affondano vicino ai poli e risalgono in superficie in altre aree. Tuttavia, i meccanismi specifici che facilitano il ritorno di queste acque profonde alla superficie, noti come circolazione meridionale di ribaltamento (MOC), sono rimasti poco chiari fino ad oggi.
Durante gli esperimenti, i ricercatori hanno impiegato un colorante fluorescente non tossico in un profondo canyon sottomarino al largo delle coste dell’Irlanda. Tracciando il movimento del colorante, sono stati in grado di osservare direttamente il processo di upwelling turbolento. Questo metodo ha fornito dati ad alta risoluzione su come le correnti oceaniche interagiscono con la topografia ripida delle pareti del canyon.
Le osservazioni hanno rivelato che l’upwelling non solo è stato misurato direttamente per la prima volta, ma la sua velocità è risultata incredibilmente rapida. Questo, insieme alle misurazioni di downwelling in altre parti degli oceani, suggerisce l’esistenza di punti caldi di upwelling.
La comprensione migliorata dell’upwelling guidato dalla miscelazione turbolenta potrebbe portare a simulazioni climatiche più accurate e a previsioni più precise degli impatti futuri del cambiamento climatico. Questo dimostra l’importanza di integrare processi oceanici complessi nei modelli climatici globali.
L’approfondimento di questi fenomeni fisici oceanici nei nostri modelli climatici potrebbe migliorare significativamente la capacità di prevedere le variazioni climatiche future, come sottolineato da Alford. È essenziale continuare a realizzare esperimenti ad alta tecnologia e alta risoluzione in parti chiave dell’oceano per comprendere meglio i processi fisici in gioco.