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      Home » Gli incendi che diventano meteo: nubi, fulmini e tornado di fuoco
      A La notizia del giornoA Scelta dalla RedazioneMeteo News

      Gli incendi che diventano meteo: nubi, fulmini e tornado di fuoco

      Dal pyrocumulonimbus alle scariche positive più distruttive, il fumo degli incendi non si limita a offuscare il cielo: modifica pioggia, vento e fulmini anche a centinaia di chilometri di distanza.

      Antonio Lombardi
      Antonio Lombardi
      Pubblicato: 02/08/2026
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      7 Min Lettura
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      Fenomeni atmosferici causati da incendi. Immagine realizzata su eventi meteo reali, con l’ausilio della IA.

       

      Contents
      • Quando il fuoco comanda il cielo
        • Correnti ascensionali e tornado di fuoco
        • Fulmini nati dalle fiamme
        • Effetti a centinaia di chilometri di distanza
        • Convivere con il fuoco
        • Credit

      Quando il fuoco comanda il cielo

      Il fumo denso che negli ultimi mesi ha avvolto ampie porzioni del Nord America e dell’Europa non è soltanto un problema respiratorio. Certo, gli effetti sulla salute di chi inala quell’aria carica di particelle sono ormai ben documentati. Ma c’è un aspetto meno noto, e in fondo più inquietante: gli incendi, quando raggiungono una certa intensità, smettono di subire il meteo e cominciano a produrlo da soli.

      Di norma il rapporto è inverso. Aria secca, calore, vento e fulmini decidono quando un rogo si accende e con che velocità si propaga. Superata una soglia critica, però, la relazione si ribalta: l’incendio genera la propria atmosfera locale, con conseguenze che vanno ben oltre il perimetro delle fiamme.

       

      Correnti ascensionali e tornado di fuoco

      Un rogo di grandi dimensioni rilascia una quantità enorme di calore. L’aria sopra le fiamme si riscalda rapidamente, diventa più leggera di quella circostante e comincia a salire con forza, generando una corrente ascensionale, la cosiddetta updraft. In certi casi questo moto verticale è talmente intenso da mettersi a ruotare, dando origine a un vortice di fuoco, noto anche come tornado di fuoco.

      Il meccanismo assomiglia parecchio a quello dei tornado «tradizionali», anche se le versioni generate dagli incendi restano in genere più piccole e, alimentandosi del calore delle fiamme, rimangono confinate all’area del rogo.

      Il pennacchio di fumo e gas caldi che si solleva porta con sé anche vapore acqueo, rilasciato dalla vegetazione che brucia e dall’atmosfera circostante. Salendo, quel vapore si raffredda e condensa in minuscole goccioline, formando una nube proprio sopra l’incendio: gli scienziati la chiamano pyrocumulus, letteralmente «nube di fuoco».

      La condensazione libera altro calore, rendendo l’aria ancora più «galleggiante». Se l’incendio è sufficientemente violento e l’atmosfera instabile, la nube continua a espandersi verso l’alta troposfera, fino a trasformarsi in una pyrocumulonimbus: un vero e proprio temporale generato dal fuoco stesso.

       

      Fulmini nati dalle fiamme

      Quando la nube pyrocumulus supera la quota in cui la temperatura scende sotto lo zero, le goccioline cominciano a congelare, producendo cristalli di ghiaccio, gocce d’acqua sopraffuse e graupel, una sorta di grandine soffice. Gli urti tra queste particelle separano le cariche elettriche positive e negative all’interno della nube e, col tempo, lo squilibrio diventa abbastanza forte da innescare fulmini.

      Alcune di queste scariche riescono ad accendere nuovi focolai ben oltre il perimetro dell’incendio originario, complicando ulteriormente il lavoro dei vigili del fuoco. È successo, per esempio, a fine luglio 2026, quando un incendio violentissimo nei pressi di Saumos, nel sudovest della Francia, è diventato abbastanza intenso da generare una pyrocumulonimbus: i fulmini prodotti dal temporale hanno acceso nuovi roghi al di fuori dell’area già colpita, permettendo alle fiamme di espandersi ulteriormente. Chi segue le condizioni della zona può consultare le previsioni meteo di Bordeaux, non lontana dall’area interessata.

       

      Effetti a centinaia di chilometri di distanza

      Il fumo, va detto, non resta confinato vicino alle fiamme: può viaggiare per centinaia se non migliaia di chilometri, influenzando la formazione delle nubi e lo sviluppo dei fulmini ben lontano dal fronte del fuoco. Contiene infatti un numero enorme di particelle minuscole che fungono da «semi» su cui condensa il vapore acqueo, i cosiddetti nuclei di condensazione. Quando il fumo arriva sopra una regione, questi nuclei aumentano e la stessa quantità d’acqua finisce distribuita su un numero molto maggiore di goccioline, ciascuna più piccola.

      Goccioline più piccole impiegano più tempo a fondersi in gocce di pioggia vere e proprie: il risultato è che le precipitazioni possono ritardare, o spostarsi altrove sottovento. Non stupisce, quindi, che prevedere le piogge diventi più complicato durante i grandi eventi di incendio.

      C’è poi un ultimo aspetto, forse il più sorprendente. In condizioni normali circa il 90% dei fulmini nube suolo trasporta carica negativa, mentre quelli a carica positiva restano piuttosto rari. Nei temporali interessati dal fumo degli incendi, invece, gli studi hanno registrato un numero insolitamente elevato di scariche positive: in alcuni casi rappresentano oltre il 40% del totale, nelle situazioni più estreme addirittura oltre il 90%.

      E qui la faccenda si fa seria: i fulmini positivi sono più potenti e distruttivi di quelli negativi. Trasportano correnti elettriche maggiori, durano più a lungo e rilasciano più energia, il che li rende più capaci di innescare nuovi incendi e più pericolosi per persone e infrastrutture.

       

      Convivere con il fuoco

      La prossima volta che il cielo si tinge di foschia per il fumo di un incendio, vale la pena ricordare che quel fumo non sta semplicemente attraversando l’atmosfera: ne sta diventando parte integrante. Gli incendi e il loro fumo modellano nubi, piogge e fulmini in modi che gli scienziati stanno ancora cercando di comprendere fino in fondo.

      Con i grandi roghi sempre più frequenti, tra cambiamento climatico e stagioni sempre più secche, convivere con questo fenomeno richiederà qualcosa in più della sola lotta alle fiamme. Bisognerà imparare ad anticipare, e ad adattarsi, ai loro effetti su qualità dell’aria, salute pubblica e persino sul meteo di intere regioni. Per chi vuole tenere sotto controllo la situazione atmosferica della propria zona, può essere utile consultare periodicamente le previsioni meteo locali aggiornate quotidianamente.

       

      Credit

      • NOAA NESDIS
      • CBC News
      • Communications Earth & Environment, Nature
      • Scientific American

       

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      TAG:cambiamento climaticoFranciafulminifumoincendimeteo estremopyrocumulonimbustemporali
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