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      Home » Siccità in Italia: ci risiamo, un problema cronico aggravato dal caldo estremo
      A Scelta dalla RedazioneAd PremiereMeteo News

      Siccità in Italia: ci risiamo, un problema cronico aggravato dal caldo estremo

      Da Nord a Sud, l'Italia fa i conti con un'emergenza idrica sempre più strutturale, alimentata dal Riscaldamento Globale e da una gestione delle risorse d'acqua che non riesce a stare al passo con i cambiamenti climatici in atto

      Davide Santini
      Davide Santini
      Pubblicato: 30/06/2026
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      4 Min Lettura
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      Da ormai alcuni anni la siccità è diventata uno dei problemi ambientali più gravi e ricorrenti. Da alcune settimane molte regioni stanno affrontando una nuova crisi idrica, a causa di condizioni meteo ostinatamente calde e molto siccitose. Ma non si tratta di un caso isolato. L’Italia sta subendo una crescente irregolarità nella disponibilità di acqua: periodi molto lunghi senza precipitazioni si alternano a eventi di pioggia intensa, che spesso non riescono a compensare la carenza idrica perché l’acqua defluisce rapidamente e viene assorbita poco dal terreno.

      Contents
      • Un problema cronico
      • Il fiume Po
      • Dovremo abituarci

       

      Un problema cronico

      Chiariamo subito due concetti importanti. Il primo è che stiamo vivendo una nuova, incipiente siccità di un certo livello, soprattutto nel bacino del fiume Po, ma anche su buona parte dell’intero territorio nazionale. Il motivo è duplice: da un lato c’è un enorme prelievo idrico per le colture, dall’altro mancano completamente le perturbazioni organizzate da ormai quindici giorni. Stiamo quindi cominciando a vivere una siccità di breve periodo piuttosto marcata.

       

      Il secondo concetto da chiarire è che la situazione non è uguale su tutto il territorio. Negli ultimi anni le regioni del Sud, come Sicilia e Sardegna, hanno sofferto particolarmente per la scarsità di piogge e per la riduzione delle riserve negli invasi. Il 2024 è stato un anno terrificante, e anche il 2025 ha recuperato solo a partire da ottobre. Facendo un focus geografico al Nord Italia, la zona in questione – nonostante un buon inverno – è tornata sotto pressione: la Pianura Padana ha mostrato segnali preoccupanti per la diminuzione delle portate dei fiumi, soprattutto a causa di questa ondata di calore estrema.

       

      Il fiume Po

      Senza tornare ai livelli drammatici del 2022, il grande fiume rappresenta uno dei simboli della crisi idrica italiana. La sua riduzione di portata provoca problemi non solo per l’approvvigionamento agricolo, ma anche per gli ecosistemi: la risalita dell’acqua salata dal mare, chiamata cuneo salino, può danneggiare le colture e alterare gli ambienti naturali del Delta.

       

      Le cause di questa situazione sono molteplici: il cambiamento climatico sta aumentando le temperature – facendoci subire ondate di calore di portata eccezionale come questa – e l’evaporazione dell’acqua, mentre la gestione delle risorse idriche deve fare i conti con sprechi nelle reti, consumi elevati e una crescente domanda agricola. L’agricoltura rimane purtroppo sempre il settore più colpito da questa combinazione di caldo intenso e assenza di piogge.

       

      Dovremo abituarci

      Oltretutto non è più possibile tornare indietro, perché il Riscaldamento Globale e le temperature sempre crescenti metteranno ancora più a dura prova la situazione. Occorre, come già si diceva, adattarsi e mitigare. Le estati di una volta, purtroppo, non torneranno più. Le condizioni meteo estive del futuro saranno molto più simili a quelle di questi giorni che a quelle degli anni Settanta e Novanta, con una pressione crescente su risorse idriche ed ecosistemi. Un quadro che gli esperti tracciano da tempo e che i modelli stagionali confermano estate dopo estate.


      Credit:

      • Copernicus Emergency Management Service – European Drought Observatory
      • Copernicus – Drought grips northern Italy
      • Copernicus – Drought in Sardinia, Italy
      • Joint Research Centre – European and Global Drought Observatories
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