La prossima settimana prende forma una “lingua di fuoco”: cosa mostrano i modelli

Ivan Gaddari
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Fino a qualche ora fa emergevano discrepanze evolutive importanti. I modelli matematici, pur propendendo per uno scenario meteo climatico fortemente estivo, nutrivano dubbi sulla reale estensione dell’Alta Pressione Subtropicale. Non solo, emergevano divergenze di vedute anche sull’eventuale durata dell’ondata di calore

 

Or bene, gli ultimissimi aggiornamenti modellistici sembrano fugare ogni dubbio ed ecco che la prossima settimana potrebbe realmente assumere connotati marcatamente africani. Ma procediamo con ordine. Anzitutto l’imminente peggioramento e l’imminente rinfrescata. Entrambe ampiamente confermate, a partire dal Nord Italia ma in successiva estensione alle restanti regioni.

 

Più che peggioramento è giusto parlare d’instabilità atmosferica, soprattutto al Centro Sud laddove i fenomeni dovrebbero risultare più irregolari. Ciò non toglie che saranno precipitazioni di una certa imponenza, dettate dai forti contrasti termici scatenati dal transito di una massa d’aria fresca sul caldo preesistente.

 

E’ importante evidenziare anche un altro elemento, ovvero la traiettoria dell’aria fresca. A quanto pare procederà da nordovest verso sudest, coinvolgendo maggiormente la fascia adriatica perché in scorrimento lungo il fianco orientale di una possente struttura anticiclonica posizionata sull’Europa occidentale.

 

Struttura che avrà evidenti connotati subtropicali e che nel corso della prossima settimana potrebbe recitare un ruolo da protagonista non soltanto sul Mediterraneo centrale, addirittura secondo le autorevoli proiezioni modellistiche potrebbe essere in grado di spingersi fin verso l’Europa settentrionale e quindi di abbracciare gran parte del vecchio continente.

 

Il fulcro principale dovrebbe stazionare sulle nostre regioni ed è qui che si scorgono i valori termici più elevati. Sì, proprio così, le proiezioni termiche confermano ciò che temevamo, ovvero un’escalation delle temperature a dir poco paurosa e preoccupante. Perché i valori alle varie quote di riferimento dovrebbero essere quelli delle peggiori ondate di calore dell’Estate.

 

Stiamo parlando di 20°C a 1500 metri, stiamo parlando di picchi di 21-22°C alla stessa quota. Il tutto, giusto per essere chiari, dovrebbe tradursi in temperature massime di 37-38°C, anche 40°C come nel caso delle due Isole Maggiori. Ed ecco quindi ripresentarsi lo spettro dei 40°C, ipotesi peraltro che era già stata discussa in tempi non sospetti ma con tempistiche leggermente differenti rispetto a quanto emerso dall’analisi modellistica odierna.

 

Inizialmente, lo ricorderete, si parlò del rischio canicola entro la prima decade di Giugno. Ora, invece, il rischio sembra farsi ben più concreto ma con alcuni giorni di ritardo sulla tabella di marcia. Poco cambia, perché a quel punto la fase centrale mensile ci catapulterebbe in men che non si dica dentro quell’Estate rovente che negli ultimi ha rappresentato un vero e proprio incubo.

 

Dobbiamo essere onesti: le probabilità sono elevate. L’allineamento evolutivo dei centri di calcolo internazionali rende la proiezione simile a una previsione, tuttavia non possiamo ancora sciogliere definitivamente la prognosi perché mancando circa una settimana le variazioni evolutive potrebbero essere ancora contemplabili.

 

Variazioni che potrebbero rappresentare la nostra ancora di salvezza, giusto dirlo, ma visto e considerato che tutto sembra far pendere l’ago della bilancia in direzione del clima rovente da piena Estate le chances di variazioni in corso d’opera sembrano ridursi notevolmente.

 

Qualora dovessero verificarsi dei cambiamenti di rotta saremo pronti a darvene conto, in questo momento quel che possiamo dirvi è che sarà bene farsi trovare pronti perché quella della prossima settimana potrebbe rappresentare la prima, intensa e duratura ondata di calore dell’Estate 2026.

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La laurea in discipline ambientali conseguita nel 2003 col massimo dei voti mi ha consentito di approfondire la materia meteorologica e i concetti più rilevanti di fisica dell'atmosfera. Dal 2004 collaboratore del Meteo Giornale, collaborazione che mi ha consentito di approfondire ulteriormente la materia meteorologica e agrometeorologica. Tutt'oggi editore del Meteo Giornale.