Il fulcro principale si stabilirà sul Mediterraneo centrale, puntando addirittura l’Europa centro settentrionale. Ma lo spostamento dell’asse potrebbe rappresentare il principale elemento di fragilità strutturale, tant’è che a cavallo tra fine mese e i primi di Luglio gli autorevoli modelli matematici ipotizzano un cambiamento.
Cambiamento di natura nord atlantica, difatti stavolta le crepe anticicloniche dovrebbero aprirsi sul bordo occidentale. Laddove, quindi, l’aria fresca oceanica potrebbe riuscire a far breccia. E’ un’ipotesi, sia chiaro, ma il fatto che diversi centri di calcolo internazionali che la stiano mostrando con crescente convinzione ci fa ben sperare.
Più che altro fa ben sperare sul fronte termico, perché è evidente che significherebbe fine della canicola. Temperature che, lo si evince dalle proiezioni termiche odierne, potrebbero perdere fino a 10°C a seconda delle regioni. Significa che si tornerebbe alla normalità termica, significa che si potrà tirare un po’ il fiato.
C’è però un altro aspetto da considerare: l’eventuale peggioramento. Peggioramento che, in virtù dei soliti enormi contrasti termici, potrebbe risultare particolarmente intenso. A questo punto dobbiamo prendere in considerazione due soluzioni: la prima contempla la rinfrescata ma senza complicanze cicloniche di rilievo.
Ipotesi, questa, che non escluderebbe peraltro temporali particolarmente violenti ma potrebbe trattarsi più che altro di una toccata e fuga.
La seconda soluzione, al contrario, sarebbe ben più incisiva. Ovvero l’isolamento di una goccia fredda in quota, ovvero la genesi di un vortice ciclonico secondario centrato sui nostri mari. E’ evidente che una struttura di questo tipo ci esporrebbe a fenomeni ancora più violenti ma soprattutto diffusi e duraturi.
Stante l’esperienza maturata nell’osservazione ultra decennale di simili scenari evolutivi possiamo dirvi che qualora dovesse effettivamente subentrare aria fresca nord atlantica la soluzione “goccia fredda” potrebbe rivelarsi la più probabile. Perché lo scontro tra masse d’aria diametralmente opposte creerebbe i presupposti per una risposta ciclonica repentina e consistente.
Tuttavia c’è da dire una cosa: stiamo parlando di ipotesi, non di previsioni. Mancherebbe circa una settimana al cambiamento, 7 giorni durante i quali potrebbe succedere tutto e il contrario di tutto. Ragion per cui vi sarà necessità di costanti aggiornamenti, sappiamo infatti che la presenza di una struttura anticiclonica così imponente potrebbe mettere a tacere qualsivoglia tipo di disturbo.
Anche qualora dovesse aprirsi temporaneamente la porta atlantica non è detto che riesca a sfondare sul Mediterraneo centrale. Ragion per cui guai a dare tutto per scontato ed è per questo che continueremo ad utilizzare il condizionale. Pur consci del fatto che la necessità di un cambiamento termico è impellente, procedere su queste frequenze canicolari non è affatto auspicabile né tantomeno augurabile. Quando il caldo è troppo stroppia, c’è poco da fare.
