
(METEOGIORNALE.IT) Ma mentre i principali portali meteo generalisti si limitano a inseguire la cifra più alta del termometro, ipotizzando picchi fino a 35°C sulle isole maggiori, la realtà scientifica dietro questa transizione è molto più complessa. Non si tratta solo di capire se tirar fuori o meno gli abiti estivi dall’armadio, ma di decodificare un cambio di circolazione atmosferica a livello globale che influenzerà i prossimi tre mesi. Per capire se questa fiammata africana interesserà davvero la vostra città, esistono tre segnali fisici e sinottici che potete monitorare quasi a occhio nudo, senza per forza di cose essere meteorologi professionisti.
Il primo indicatore ‘invisibile’ riguarda la limpidezza del cielo e i venti d’alta quota. L’anticiclone africano infatti non è una semplice ‘bolla di aria calda’, ma una vera e propria ‘pompa idraulica’ che solleva la polvere microscopica del deserto del Sahara e la trasporta a chilometri di altezza. Se nei giorni immediatamente precedenti al 20 maggio noterete un cielo che, pur in assenza di nuvole, assumerà una tonalità lattiginosa, opaca e tendente al giallolo anche all’orizzonte, avrete la conferma visiva che l’asse del promontorio di matrice nord-africana si sta posizionando esattamente sopra la nostra Penisola. Questo fenomeno, noto come ‘scirocco in quota‘, è il termometro reale della stabilità atmosferica: più il cielo è opaco, più la struttura anticiclonica è robusta e difficile da scalfire per le perturbazioni atlantiche.
Il secondo segnale, unicamente locale ma quasi infallibile, è il comportamento delle brezze costiere e l’escursione termica notturna. Durante i primi ‘vagiti’ di una fiammata africana, il mare è ancora freddo, fermo sui valori di temperatura superficiale ereditati dalla primavera instabile. Il contrasto termico tra la terraferma che si scalda più rapidamente e l’acqua marina crea una cosiddetta barriera termica. Se abitate in pianura o lungo le coste e notate che le temperature crollano drasticamente subito dopo il tramonto, significa che la ‘bolla di calore’ non ha ancora conquistato i bassi strati. Il vero campanello d’allarme di una stagione estiva stabile, di contro, è la comparsa delle prime ‘notti tropicali‘, ossia serate in cui il termometro fatica a scendere sotto i 22-23°C. Quello è il momento esatto in cui l’anticiclone africano ha vinto la sua battaglia, sigillando in pratica il calore al suolo.
Infine, il terzo e più importante tassello è la posizione del ‘Jet Stream‘ sul Nord Europa. Un anticiclone solido ha bisogno di una cosiddetta ‘spalla’, ossia di una saccatura atlantica che scavi un solco ad ovest del Portogallo per permettere all’aria calda di risalire sul Mediterraneo. Se infatti le correnti atlantiche continueranno a scorrere ad alte latitudini, ad esempio oltre il canale della Manica, l’Italia sarà protetta da una cupola anticiclonica pressoché ferrea. Se invece il flusso atlantico comincerà a mostrare ondulazioni verso il basso, il nord Italia diventerà la classica terra di frontiera, esposta quindi a temporali di calore improvvisi e violentissimi proprio a causa al surplus di calore immagazzinato.
Provate ad osservare il tempo di fine maggio con questa ‘lente d’ingrandimento‘: una semplice previsione si può trasformare in un’esperienza di comprensione del proprio territorio. Oramai è quasi assodato, l’estate sta bussando alla porta, ma le modalità con cui si presenterà dipenderanno da questo delicato equilibrio di queste forze ‘invisibili’. (METEOGIORNALE.IT)