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      Home » Meteo giovedì 28 maggio: temporali violenti e grandine al Nord, picco di caldo al Centro-Sud. L’analisi di Angelo Ruggieri
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      Meteo giovedì 28 maggio: temporali violenti e grandine al Nord, picco di caldo al Centro-Sud. L’analisi di Angelo Ruggieri

      L'imminente cedimento del promontorio subtropicale aprirà una ferita ciclonica sul Mediterraneo: l'esperto Angelo Ruggieri traccia la linea del peggioramento

      Angelo Ruggieri
      Angelo Ruggieri
      Pubblicato: 27/05/2026
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      5 Min Lettura
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      Il quadro meteo sull’Italia si appresta a subire una netta e drastica suddivisione nel corso delle prossime ventiquattro ore, ponendo fine all’egemonia dell’anticiclone nord-africano che ha dominato in pratica l’ultima decade del mese. Questo è ciò che indica l’autorevole modello europeo ECMWF.

      Contents
      • ​La mappa del peggioramento: le aree a rischio
      • ​Resiste il caldo estremo al Centro-Sud: il paradosso

       

      L’irruzione di correnti instabili e decisamente più fresche di origine polare-marittima smantellerà la corrente a getto subtropicale sulle regioni settentrionali, innescando violenti fenomeni e grandinate, mentre le regioni centro-meridionali rimarranno temporaneamente sotto la protezione della campana anticiclonica, ‘guidandole’ nel pieno dell’impennata termica di questa fase di caldo anomalo.

       

      Questa contrapposizione non rappresenta soltanto una semplice anomalia, ma il più classico bilanciamento energetico tipico del bacino del Mediterraneo, dove il calore accumulatosi nei bassi strati innesca i primi severi peggioramenti stagionali. Per farvi meglio capire le cause di questa imminente ‘spaccatura’, dobbiamo ricorrere ad un’attento approfondimento del comportamento della corrente a getto, evitando toni catastrofici o sensazionalistici.

       

      Nelle ultime ore, infatti, il promontorio subtropicale di matrice nord-africana ha toccato l’apice della sua espansione, favorendo temperature pienamente estive, soprattutto sulle zone pianeggianti del nord Italia e nelle aree interne del centro. Bisogna aggiungere che, la mancanza di solide fondamenta sul comparto atlantico sta permettendo ad una vasta e profonda saccatura, attualmente centrata sulla Scandinavia, di estendere i propri domini verso sud e precisamente verso l’arco alpino. Sarà proprio questa la causa del cambio di regime sinottico che favorirà il netto deterioramento delle condizioni meteorologiche nel corso della giornata di giovedì 28 maggio.

       

      La mia idea su questo imminente peggioramento si concentra principalmente sull’enorme quantità di energia potenziale accumulatasi in questi giorni; a tale proposito è utile concentrare l’attenzione sull’indice CAPE, utilizzato per valutare il grado di instabilità atmosferica e, di conseguenza, la probabilità di formazione di temporali di diversa intensità.

       

      Tuttavia, il valore del CAPE da solo non è sufficiente a determinare l’innesco di un temporale: entrano infatti in gioco anche altri fattori, come la conformazione orografica del terreno, la presenza di correnti in quota o il riscaldamento della superficie terrestre dovuto all’irraggiamento solare. In ogni caso, nel corso delle ultime ore, il CAPE ha raggiunto valori piuttosto elevati sulla Pianura Padana a causa della subsidenza anticiclonica che comprime l’aria verso il basso impedendo la formazione di moti verticali e favorendo la cosiddetta ‘cappa’ di calore.

       

      Non appena l’aria più densa e fredda scivolerà rapidamente dai valichi alpini, incanalandosi attraverso le valli (come la Valle del Rodano), agirà come un cuneo. La notevole differenza di densità e temperatura tra le due masse d’aria solleva violentemente l’aria calda verso l’alto (forzatura orografica), condensando l’umidità in nubi a sviluppo verticale (i cosiddetti cumulonembi), dando poi vita a sistemi temporaleschi a mesoscala capaci di rigenerarsi autonomamente e di scaricare al suolo piogge torrenziali in pochissimo tempo.

       

      ​La mappa del peggioramento: le aree a rischio

      ​Entrando nel dettaglio previsionale, l’instabilità si manifesterà inizialmente a ridosso dei rilievi alpini e prealpini fin dalle prime ore del mattino di giovedì 28. Nel corso del pomeriggio, le celle temporalesche tenderanno a muoversi verso le zone pianeggianti, chiamando in causa il Piemonte, la Lombardia, il Veneto e il Friuli-Venezia Giulia.

       

      In situazioni come queste, le aree a nord del Po rappresentano le zone a elevata suscettività grandinigena, con possibilità di chicchi di medio-grandi dimensioni e violente raffiche di vento, anche sotto forma di downburst. Anche la Liguria di Levante e l’Appennino settentrionale vedranno un rapido incremento della nuvolosità associata a rovesci sparsi, sebbene in un contesto meno severo rispetto alle pianure veneto-lombarde.

       

      ​Resiste il caldo estremo al Centro-Sud: il paradosso

      ​Mentre il Nord quindi farà i conti con il break temporalesco, oltre ad un sensibile calo termico, le regioni Centro-Meridionali vivranno condizioni di tempo radicalmente diverse. Il prefrontale attivato dall’arrivo del fronte perturbato richiamerà un’ulteriore e temporanea vampata di caldo dall’entroterra nord-africano. Regioni come la Puglia, la Calabria, la Sicilia e le aree interne di Lazio e Campania registreranno temperature al limite storico, caratterizzate da massime elevate e diffuse su tutto il territorio.

       

      Si tratterà, fortunatamente, dell’ultimo sussulto dell’anticiclone: la ‘ferita barica‘, difatti, è destinata ad allargarsi nei giorni successivi, favorendo così un generale ridimensionamento delle temperature su gran parte della nostra Penisola proprio in concomitanza con l’esordio del mese e, di conseguenza, del ponte del 2 giugno.

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