Tendenza meteo per il mese di Giugno a cura di ECMWF: notizie non buone
In questo articolo andiamo ad analizzare attentamente le ultime proiezioni stagionali diffuse dall' autorevole Centro Europeo per le Previsioni
- Chiariamo subito un importante concetto
- L’attesa per l’Estate è carica di aspettative
- Il punto di svolta
- Cosa emerge dai modelli
- Facciamo un approfondimento doveroso
- Un mare bollente
- Il rischio degli eventi meteo estremi
- I rischi che corriamo
- CREDIT
In questo articolo andiamo ad analizzare attentamente le ultime proiezioni stagionali diffuse dall’ autorevole Centro Europeo per le Previsioni Meteo a Medio Termine (ECMWF). Prima di dire che cosa emerge, dobbiamo necessariamente effettuare una rapida introduzione.
Si tratta di strumenti estremamente sofisticati, i quali offrono alla Comunità Scientifica e al grande pubblico un primo ma fondamentale sguardo su quella che potrebbe essere l’evoluzione climatica e atmosferica dell’imminente Estate.
Chiariamo subito un importante concetto
Giova ricordare che quando ci si addentra nel campo della climatologia a lungo raggio, magari facendo Una tendenza da qui ai prossimi mesi, è di vitale importanza chiarire un concetto chiave. Questo tipo di analisi non ha l’obiettivo di prevedere il tempo giorno per giorno o di indicare se pioverà in una specifica città in una data precisa.
Questo sarebbe impossibile. Perché sappiamo che una previsione meteo si può spingere al massimo fino a 8/10 giorni. Non di più. E nemmeno sempre, perché può capitare che ci siano dei particolari pattern Incerti dove la precipitazione viene vista addirittura al giorno prima.
Tornando a noi, lo scopo di questo articolo è ben diverso. Proveremo a delineare le tendenze atmosferiche su scala macroscopica e su periodi temporali prolungati. Nonostante i limiti intrinseci legati alla teoria del caos che governa l’atmosfera e a tutte le leggi della dinamica dei fluidi, dobbiamo dichiarare questo fatto.
I progressi tecnologici, la potenza di calcolo dei supercomputer e i passi da gigante compiuti negli ultimi anni nel campo della modellistica climatica, hanno reso queste proiezioni sempre più affidabili. Non possiamo avere la sfera di cristallo, ma in alcuni casi ci possiamo andare praticamente molto vicini.
Allo stato attuale dell’arte, rappresentano strumenti assolutamente preziosi per comprendere il comportamento del sistema climatico nel medio e lungo termine, permettendo a vari settori (dall’agricoltura alla gestione delle risorse idriche, giusto per citare alcuni esempi) di pianificare le proprie attività. Almeno avendo un generale sguardo di insieme. Ma andiamo per gradi e scopriamo di più.
L’attesa per l’Estate è carica di aspettative
Veniamo infatti da un periodo primaverile che, a tratti, è stato estremamente perturbato. Dopo per giunta un inverno ricco di precipitazioni. Piogge eccezionalmente frequenti e temperature che, in un paio di occasioni, si sono posizionate ben al di sotto della norma climatologica stagionale. Insomma non possiamo certo dire che ci siamo annoiati in questa primavera. Anche se abbiamo vissuto una fase meteo marcatamente anomala, con temperature piuttosto elevate.
Queste configurazioni atmosferiche “bloccate”, caratterizzate da continue discese di aria fredda dal Nord Europa verso il bacino del Mediterraneo, hanno saturato i terreni realtà. Facendo anche danni, come è successo al ciclone Erminio. L’attenzione di molti addetti ai lavori si sposta inevitabilmente e con un certo stupore verso l’inizio dell’estate meteorologica, fissata convenzionalmente per il primo di giugno.
L’estate porterà un solido consolidamento di condizioni anticicloniche stabili e soleggiate, o se, almeno in una sua prima fase, proseguirà sulla scia dell’irregolarità, dell’incertezza e dei continui sbalzi termici che hanno dominato la primavera? Scopriamolo insieme.
Il punto di svolta
Secondo le indicazioni attuali fornite dai supercalcolatori del Centro Europeo, il mese di giugno potrebbe fungere da vero e proprio spartiacque. Come spesso è accaduto di recente, non è più un mese fresco e instabile come accadeva fino agli anni 90.
Ovviamente anche all’epoca c’erano ondate di caldo precoci e periodi ben soleggiati. Ma forse molti non sanno che In alcune zone delle Alpi è addirittura il mese più piovoso dell’anno. Ecco perché è fondamentale che sia piuttosto capriccioso, almeno a tratti.
Cosa emerge dai modelli
In primo luogo pressioni in quota maggiori rispetto a quello che ci dovremmo aspettare. La conseguenza? Alte pressioni spesso presenti e temperature a lungo superiori alla norma su gran parte del continente europeo, con un coinvolgimento diretto e marcato della nostra Penisola (spesso e volentieri presa in pieno!).
Le anomalie termiche previste per l’Italia si aggirano attorno un grado e mezzo sopra rispetto ai valori di riferimento della media climatologica recente (solitamente calcolata sul trentennio 1991-2020). Scommettiamo che molti di voi potrebbero dirci: ma scusate, un incremento di “solo” un grado o un grado e mezzo non è qualcosa di trascurabile?
In fondo risulta difficilmente percepibile sulla propria pelle. In realtà, in campo meteo climatico, uno scarto del genere su base mensile rappresenta un segnale molto forte, l’ennesima prova di un’estate che sta diventando sempre e costantemente più calda.
Facciamo un approfondimento doveroso
Quando i meteorologi parlano di anomalie termiche mensili, è fondamentale comprendere la complessa matematica statistica che vi sta dietro. Un ipotetica anomalia di 1,5 gradi non si traduce affatto in trenta giorni sopra media su 30.
In altre parole, non significa che ogni singolo giorno sarà un pelo più caldo di quello che ci dobbiamo aspettare. Questo perché la realtà climatica è molto più complessa. Quando vediamo un mese con un segno ‘+’ significa che sarà maggiore la probabilità di avere un date di caldo rispetto a quanto ci dovremmo aspettare.
È praticamente certo che ci saranno, ma addirittura potrebbero essere in numero che durata maggiori se paragonate al passato. Ciò non toglie però che ci siano dei brevi break freddi. Magari con massime appena sopra i 20 in pieno giorno. Nessuno ce lo vieta, ma saranno pochissimi questi giorni, in confronto magari a tante giornate superiori a 30-32 gradi.
Questo esempio, del tutto teorico, ci deve far comprendere una cosa di rilievo assoluto. Dietro apparentemente innocui e piccoli scostamenti delle medie statistiche (in questo caso parliamo mensili, ma vale a maggior ragione anche su tutto l’anno), si nascondono quasi sempre eventi meteo estremi, sia per quanto riguarda le ondate di caldo, sia per gli eventuali temporali. Quindi, ogniqualvolta che vediamo un segnetto ‘+’ ricordiamoci che stiamo “giocando” con la termodinamica. E contro di lei non si scherza affatto…
Un mare bollente
Un ulteriore elemento di profonda preoccupazione, che aggrava l’intero quadro, riguarda il preoccupante e costante riscaldamento della superficie marina. Il Mar Mediterraneo è un bacino praticamente chiuso che, per le sue caratteristiche fisiche, possiede una straordinaria inerzia termica.
Per dirla brevemente, tende ad assorbire e accumulare immense quantità del calore in eccesso generato dall’insolazione estiva e dalle masse d’aria calda, senza riuscire a disperderlo rapidamente nell’atmosfera. Questo vuol dire che continui anomalie marine calde possono sfornare temporali forti anche a distanza di mesi.
Se, come sembra suggerire l’inizio precoce del caldo a giugno, le temperature marine dovessero impennarsi già nelle primissime fasi dell’estate, si verrebbe a creare quella che i meteorologi definiscono un’ondata di calore marino.
L’aumento della temperatura dell’acqua accelera drasticamente i tassi di evaporazione, immettendo nei bassi strati dell’atmosfera tonnellate di vapore acqueo. Questo vapore rappresenta il carburante primario, l’energia potenziale latente (nota come CAPE: Convective Available Potential Energy) che alimenta la fenomenologia temporalesca. È maggiore ce n’è e più sono alte le probabilità di temporali di forte intensità. E non solo in estate, per giunta…
Il rischio degli eventi meteo estremi
Il pericolo maggiore, dopo gli effetti nefasti delle severe ondate di caldo, non è dettato solo dalla calura in sé, ma dai drammatici contrasti termici. La circolazione atmosferica non è statica; anche in piena estate, le correnti a getto possono subire ondulazioni. Non è raro che ci piombi addosso aria fresca Nord Atlantica. Magari addirittura groenlandese. Oppure artica. Poche volte, ma può capitare.
Quando accade che masse d’aria più fresca e instabile di origine atlantica o nord-europea riescono a insinuarsi alle nostre latitudini e a scalfire il dominio dell’alta pressione, entrano in contatto con condizioni ambientali davvero pericolose.
Una cupola di aria caldissima e pesante e un mare sottostante che pompa umidità a getto continuo. L’aria fredda atlantica, essendo più densa e pesante, si incunea sotto l’aria calda e umida mediterranea, costringendo quest’ultima a sollevarsi in modo esplosivo verso l’alta troposfera. Ed è qui che nasce il rischio di temporali di forte intensità. Vi invitiamo a leggere questo nostro interessante approfondimento.
I rischi che corriamo
È esattamente in questa dinamica di scontro frontale che l’energia accumulata esplode. Si generano così sistemi temporaleschi particolarmente complessi e intensi, tra cui le famigerate supercelle, dotate di un moto rotatorio interno (mesociclone), capaci di autoalimentarsi e di percorrere decine di chilometri mantenendo la loro forza distruttiva.
L’altro pericolo che ha fatto danni e procurato molte ansie sono le grandinate di grossa taglia. Le fortissime correnti ascensionali all’interno di queste nubi (i cumulonembi) riescono a mantenere in sospensione i chicchi di ghiaccio per molto tempo, permettendo loro di accrescersi fino a raggiungere diametri paragonabili a palle da tennis o da baseball, causando devastazioni, come è successo nel terribile luglio 2023, ma oramai capita almeno uno o due volte durante l’estate.
Concludiamo con i downburst. Si tratta di venti lineari discendenti di potenza estrema, talvolta anche superiore a 120-130 chilometri orari, spesso confusi con le trombe d’aria, capaci di abbattere alberi e scoperchiare tetti. Questi episodi oramai sono la quotidianità quando ci sono lunghe fasi perturbate in estate.
Va da sé che in un quadro così estremo bisogna capire che non c’è più nulla da fare. E l’unica cosa è quella di adattarsi. Le condizioni meteo estive sono diventate queste. Qualcosa di previsto già da diversi decenni. Ma come si sa, gli scienziati sono spesso rimasti inascoltati. E le conseguenze purtroppo le stiamo pagando tutti.
