Da Pasqua sembra essere improvvisamente e definitivamente esplosa la primavera, con le sue belle giornate di sole, i cieli azzurri e le temperature molto piacevoli, addirittura fin troppo calde per il periodo. È la prima volta, quest’anno, che si presentano giornate di questo tipo, a lungo cercate nei primi scorci della primavera, il cui inizio è stato fin troppo travagliato. Basti pensare alle due ondate di freddo fuori stagione arrivate tra fine marzo e inizio aprile, che avevano rispedito l’Italia in pieno inverno. Ora, però, qualcosa è cambiato e finalmente stiamo percependo i primi sussulti tiepidi primaverili. Ma siamo pur sempre nel mese di aprile, un mese di contrasti e sbalzi termici: una premessa doverosa da fare, visto che gelo e neve sono ancora a spasso per l’emisfero boreale.
Gelo e neve ancora a spasso
Il vortice polare, in effetti, non si è ancora acquietato del tutto. Le ultime ondate di freddo polari sono ancora in circolazione ed è solo un caso che per il momento non stiano interessando l’Italia. Mentre dalle nostre parti splende il sole, su altri territori dell’emisfero boreale sono in atto forti ondate di maltempo e anche ondate di freddo significative. Insomma è la classica variabilità primaverile, fatta di residue ondate di freddo e delle prime ondate di tepore sub-tropicale.
Gli scambi meridiani sono l’emblema della primavera. In questo periodo dell’anno le correnti non scorrono più in modo lineare da ovest verso est, ma iniziano a ondularsi in maniera più marcata lungo i meridiani. Questo significa che masse d’aria fredda possono scendere rapidamente dalle alte latitudini verso sud, mentre allo stesso tempo aria calda subtropicale può risalire verso nord. Questi movimenti creano forti contrasti termici e rendono il tempo estremamente variabile, con passaggi repentini da condizioni miti a scenari quasi invernali nel giro di pochi giorni. È proprio questo meccanismo che permette al freddo di rimanere ancora “in gioco” anche nel pieno della primavera.
Ci sono tutte le carte in regola affinché gelo e neve tornino in Italia, pur tenendo conto che la probabilità è chiaramente inferiore rispetto ai mesi di gennaio o febbraio. Ma il passato parla chiaro: sono già avvenute ondate di gelo nel mese di aprile, con neve a bassa quota e addirittura su pianure e litorali.
Neve e gelo sono già arrivati ad Aprile
Come non dimenticare la clamorosa ondata di gelo e neve dell’8 aprile 2003? Il sud Italia ed il medio-basso adriatico furono raggiunti da un’ondata di freddo dall’est Europa, capace di portare i fiocchi bianchi in pianura.
L’evento dell’aprile 2003 è rimasto negli annali meteorologici proprio per la sua eccezionalità. Tra il 7 e il 9 aprile una massa d’aria gelida proveniente dall’Europa orientale si riversò nel Mediterraneo, facendo crollare le temperature ben al di sotto delle medie stagionali. In molte zone del medio-basso adriatico e del sud Italia si registrarono valori prossimi allo zero anche in pianura, con nevicate diffuse fino a quote molto basse e localmente anche al livello del mare. In Puglia, Molise e Abruzzo si verificarono accumuli significativi persino in aree collinari e costiere, mentre le temperature minime fecero registrare valori da pieno inverno. L’impatto fu notevole soprattutto sull’agricoltura, già in fase avanzata vegetativa, e su molte colture si registrarono danni ingenti. Fu uno degli episodi più emblematici di freddo tardivo degli ultimi decenni, a dimostrazione di quanto aprile possa ancora sorprendere con eventi estremi.
Anche lo scorso decennio ci fu un’altra irruzione fredda al sud Italia, attorno al 10-11 aprile: in quel caso i fiocchi bianchi si fermarono in collina, ma più in basso non mancarono imbiancate dovute alla gragnola. Insomma aprile, qualora lo volesse, potrebbe tirar fuori gli artigli da un momento all’altro. La speranza, chiaramente, è che ciò non avvenga considerando che l’impatto sull’agricoltura sarebbe devastante.

Il freddo tardivo, un grosso problema per l’agricoltura
Il freddo tardivo rappresenta uno dei pericoli più seri per l’agricoltura proprio perché arriva in una fase molto delicata del ciclo vegetativo. In primavera molte piante hanno già iniziato la fioritura o la formazione dei frutti, e un improvviso calo delle temperature può danneggiare in modo irreversibile gemme e fiori. Anche una semplice gelata notturna può compromettere interi raccolti, soprattutto per colture come alberi da frutto, vigneti e ortaggi. Inoltre, le escursioni termiche marcate possono indebolire le piante rendendole più vulnerabili a malattie e stress idrici. È proprio per questo motivo che le ondate di freddo di aprile vengono temute molto più di quelle invernali, perché colpiscono un sistema agricolo già attivo e quindi molto più esposto.
Torna il gelo in Europa
Le recenti simulazioni dei principali centri di calcolo mostrano insidiosi movimenti del freddo polare nella seconda metà aprile, segno che il freddo, quello vero, non si è ancora esaurito del tutto. L’Europa nord-orientale sarà ancora teatro di insidiose ondate di freddo e neve in pianura, specie attorno al 20 aprile. Russia, Scandinavia, Norvegia, Polonia, Svezia, Bielorussia e Ucraina rischiano di ricevere la visita del freddo tardivo e della neve, ma su questi territori è abbastanza normale in questo periodo. Una parte di questo freddo, però, rischia di muoversi verso i Balcani e l’Italia, ma al momento la probabilità resta bassa, indicativamente sul 10%.
Il vero rischio per l’Italia non sarà il freddo
I rischi, per l’Italia, al momento non sono rappresentati certamente dal freddo tardivo. Il problema principale riguarda l’arrivo di nuovi cicloni, carichi di pioggia e temporali, che rischiano di affondare ancor di più zone già troppo martoriate dal maltempo. Dopo mesi e mesi di perturbazioni quasi senza sosta, è chiaro che occorrerebbe una pausa considerevole per permettere ai terreni e le montagne di smaltire tutta la pioggia in eccesso caduta.
A soffrire maggiormente sono Abruzzo e Molise, dove le piogge estreme del recente ciclone Erminio hanno avuto ripercussioni devastanti: crolli, allagamenti, alluvioni e il risveglio della frana di Petacciato che sta paralizzando la viabilità.
Si è passati, effettivamente, da un estremo all’altro: dalla siccità alle piogge torrenziali. Anche questo è frutto del cambiamento climatico in azione sul pianeta, che predilige gli estremi invece di un andamento un po’ più lineare.
Ora la pioggia è anche troppa: tutte le dighe del centro-sud hanno fatto il pieno dopo anni terribili, ed ora il rischio, paradossale, sarebbe quello di nuovi cicloni ricchi di pioggia che potrebbero mettere in difficoltà gli invasi, costringendo all’apertura forzata delle paratie per evitare disastri.

Il prossimo ciclone: piogge abbondanti in arrivo
E di pioggia, a quanto pare, ne cadrà ancora parecchia. Il prossimo ciclone atteso tra 12 e 16 aprile potrebbe coinvolgere gran parte d’Italia: si tratterà di un ciclone nord-africano, che per quasi 4 giorni rischia di restare intrappolato nel mar Tirreno. Insomma l’ennesimo ciclone stazionario, uno dei tanti arrivati negli ultimi mesi. Le piogge previste sono ragguardevoli: sul nord Italia e le regioni tirreniche rischiano di precipitare oltre 100 mm di pioggia, con picchi localmente superiori ai 150 mm. Tutto condito da temporali, venti forti di scirocco e locali grandinate.
Per una nuova pausa dal maltempo bisognerà aspettare il 16-17 aprile, ed anche in questo caso non dovremo farci troppe illusioni, poiché il maltempo rischia di puntare minacciosamente l’Italia ancora una volta nella terza decade del mese. Gelo e neve, invece? Al momento le probabilità restano molto basse, ma le sorprese, come ormai ben sappiamo, sono spesso dietro l’angolo.
Fonti e credits
Per realizzare questo approfondimento ho consultato i principali modelli previsionali internazionali, tra cui ECMWF (https://www.ecmwf.int), NOAA (https://www.noaa.gov) e GFS (https://www.ncei.noaa.gov/products/weather-climate-models/global-forecast), fondamentali per analizzare l’evoluzione del freddo e dei prossimi cicloni sul Mediterraneo.