
Enmedio, il vulcano sottomarino attivo tra Tenerife e Gran Canaria: la scoperta che cambia tutto
(METEOGIORNALE.IT) Pochi lo conoscono, eppure esiste e fa sentire la sua presenza. Il vulcano sottomarino Enmedio, adagiato sul fondale dell’Oceano Atlantico a metà strada tra Tenerife e Gran Canaria, è molto più di una semplice anomalia geologica. È un sistema vivo, attivo idrotermalmente, e oggi finalmente al centro di uno studio scientifico davvero completo che ne svela i segreti con una precisione mai raggiunta prima.
Morfologia del vulcano: una forma quasi perfetta
La struttura dell’Enmedio è quella di un cono quasi perfetto, con una base di 3,25-3,5 km di diametro. La cima si trova a 1.625 m sotto il livello del mare, mentre l’altezza relativa dal fondale varia da 560 m sul lato sud-ovest fino a 730 m sul lato nord-est. Un edificio imponente, per quanto invisibile agli occhi di chi naviga in superficie.
La caratteristica morfologica più rilevante è la frattura principale – lunga 2,4 km e larga 350-450 m, con orientamento NNW-SSE – che attraversa esattamente la cima del vulcano e rappresenta la via preferenziale per la circolazione dei fluidi idrotermali. Sul fianco sud-occidentale si nota inoltre una depressione a mezzaluna, lunga 1,6 km e profonda 20 m, interpretata dagli scienziati come il probabile esito di un antico collasso strutturale.
Intorno al cono principale si contano almeno 20 coni vulcanici minori, con diametri compresi tra 180 m e 1,25 km e altezze tra 18 e 325 m; cinque di essi presentano un cratere chiaramente visibile. L’età stimata del vulcano è di circa 240.000 anni – Pleistocene medio – il che lo rende assai più giovane rispetto alle isole principali dell’arcipelago.

Lo studio di febbraio 2026: la prima prova integrata di attività idrotermale
Proprio nel febbraio 2026 è uscito sul Bulletin of Volcanology uno studio multidisciplinare firmato dall’Istituto Spagnolo di Oceanografia (IEO-CSIC), dall’Istituto di Scienze del Mare di Barcellona e dalle Università di La Laguna e Salamanca. Per la prima volta, la ricerca dimostra con metodi integrati – geologici, petrologici, geochimici e oceanografici – che l’Enmedio è ancora attivo idrotermalmente: non si tratta soltanto di un vulcano geologicamente “vivo”, ma di un sistema che emette attivamente fluidi caldi.
Le prove sono di tre tipi distinti.
Rocce alterate. La superficie del vulcano è coperta da depositi arancioni e gialli di ferro-ossidrossidi. Al microscopio elettronico emergono strutture filamentose ed elicoidali di dimensioni comprese tra 10 e 30 μm, tipiche dei batteri ferro-ossidanti che colonizzano gli ambienti idrotermali a bassa temperatura.
Anomalie nella colonna d’acqua. Le misurazioni condotte direttamente sopra il vulcano hanno rivelato anomalie termiche significative: +0,42 °C nel febbraio 2022 e +0,53 °C nel novembre 2022, concentrate esattamente sopra la cima e la frattura principale. La torbidità ha raggiunto valori di 18,2 NTU contro un valore di fondo di circa 0,2 NTU. I nutrienti disciolti risultano fortemente arricchiti: l’ammonio è superiore del 437%, il silicato dell’8,3%, il fosfato del 3,1%, i nitrati e nitriti del 4,6%. Anche l’abbondanza di batteri – procarioti – è risultata maggiore e più variabile nelle acque sovrastanti il vulcano.
Petrologia. Le rocce campionate spaziano dalla basanite – più primitiva – fino alle tefriti-fonoliti più evolute, a testimonianza di una differenziazione magmatica in una serie alcalina di tipo OIB (Ocean Island Basalt), del tutto tipica dell’arcipelago delle Canarie.
Tutte le anomalie rilevate convergono spazialmente sulla frattura principale, sulla depressione a mezzaluna e sui due coni minori più prossimi alla cima.
Il terremoto del 26 febbraio 2026
Il giovedì 26 febbraio 2026, alle 12:26, un sisma di magnitudo 4,1 con profondità stimata di circa 10 km è stato localizzato dagli strumenti dell’IGN – Istituto Geografico Nazionale spagnolo – in corrispondenza o nelle immediate vicinanze dell’Enmedio, esattamente a metà strada tra Porís de Abona (Tenerife) e La Aldea (Gran Canaria). La scossa è stata avvertita con intensità III in decine di comuni di entrambe le isole, tra cui Santa Cruz de Tenerife, La Orotava e Las Palmas de Gran Canaria, senza provocare danni.
Gli scienziati dell’IGN associano l’evento all’attività del vulcano sottomarino, distinguendola esplicitamente dagli sciami sismici che interessano il Teide, che restano un fenomeno separato. La zona del canale tra Tenerife e Gran Canaria è storicamente una delle più sismicamente attive dell’intero arcipelago – si ricorda anche il sisma di magnitudo 5,2 del 1989 – ma gli esperti ribadiscono con chiarezza che non vi è alcun segnale di eruzione imminente, né per l’Enmedio né per il Teide. Il monitoraggio è attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
Le conclusioni degli scienziati
Nelle parole degli autori dello studio, – «questa prospettiva integrata evidenzia l’Enmedio come un punto focale di attività idrotermale e vulcanica, illuminando la relazione dinamica tra processi geologici e oceanografici nell’arcipelago delle Canarie» -. La ricerca non segnala alcun pericolo di eruzione imminente: l’attività idrotermale è del tutto tipica dei vulcani sottomarini in fase quiescente, e la sismicità recente è coerente con la tettonica della frattura e non con una risalita di magma nuovo.
Vale la pena ricordare che l’Enmedio è stato scoperto soltanto nel 1994: questo studio rappresenta quindi la prima analisi davvero completa di un edificio vulcanico rimasto nell’ombra per trent’anni, e fornisce una base scientifica solida per i monitoraggi futuri di un sistema che, silenzioso ma tutt’altro che inerte, continua a plasmare il fondale tra le due isole maggiori delle Canarie.
Credit: (METEOGIORNALE.IT)
