(METEOGIORNALE.IT) Il grande vulcano Teide non è solo la maestosa immagine da cartolina che accoglie i turisti in cerca di sole a Tenerife. In questo scorcio di Febbraio, la terra sotto l’area occidentale di Las Cañadas ha deciso di farsi sentire con una frequenza che, in effetti, non può lasciare del tutto indifferenti. Non c’è allarmismo da parte delle autorità, ma un monitoraggio continuo,
I segnali
Negli ultimi giorni i sismografi dell’IGN e di Involcan hanno rilevato oltre 1000 micro-terremoti, una cifra che fa riflettere, si sono concentrati in una manciata di chilometri. Parliamo di scosse piccole, con una magnitudo che raramente supera lo 0,7 di Magritudo
Insomma, nulla che la popolazione possa avvertire distintamente sotto i piedi. Quello che ha sorpreso davvero gli esperti non è stata tanto la quantità degli eventi, quanto la comparsa di un segnale sismico continuo, durato tra i 60 e i 90 minuti, qualcosa di mai osservato prima con tale costanza in questa zona della Spagna.
A lato di queste piccole scosse, alle Canarie è stata registrata una scossa decisamente intensa ieri, 26 febbraio 2026, avvenuta nettamente tra Tenerife e Gran Canaria ma senza danni con una Magnitudo di 4,1.
Il nodo dei piani di emergenza
Mentre la scienza analizza i dati, tra le strade di Tenerife serpeggia un sentimento diverso, fatto di dubbi e richieste di chiarezza. L’associazione Tierra Bonita ha sollevato critiche piuttosto aspre contro il Cabildo e la Direzione Generale delle Emergenze. Il punto non è tanto il rischio in sé, quanto la percezione che le istituzioni non dicano tutto, o che lo dicano in un linguaggio troppo tecnico per essere utile a chi vive alle pendici del vulcano.
Esiste un quadro normativo preciso, il cosiddetto PEVOLCA, che dovrebbe garantire la sicurezza a livello insulare, integrato dai piani municipali conosciuti come PEMU. Eppure, molti cittadini si chiedono se questi documenti non siano rimasti chiusi in qualche cassetto polveroso, lontani dagli occhi di chi dovrebbe metterli in pratica.
Non si tratta di scatenare il panico, ma di costruire una cultura del rischio consapevole. Dopotutto, vivere su un’isola vulcanica nel cuore dell’Oceano Atlantico richiede un patto di onestà tra chi governa e chi abita il territorio.
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