Gelo record negli Stati Uniti: quali scenari potrebbero aprirsi in Europa e in Italia
Ciò che sta succedendo, e che capiterà nella parte centro-orientale del Nord America – in particolare negli Stati Uniti d’America – è qualcosa di
Ciò che sta succedendo, e che capiterà nella parte centro-orientale del Nord America – in particolare negli Stati Uniti d’America – è qualcosa di estremamente preoccupante.
Sono ovviamente concorde con tutti voi nel dire che, da quelle parti, il clima è molto più estremo rispetto all’Europa: si verificano ondate di freddo che, per intensità, da noi sono rarissime. Parliamo di fenomeni meteorologici estremi che, in Europa, per ragioni anche geografiche, non si possono manifestare oppure si verificano solo come eventi eccezionali, al contrario di quanto accade nel Nord America.
In questo momento, nel settore settentrionale del Nord America, ossia in Canada, le temperature stanno scendendo sensibilmente, anche se non fino ai livelli della Siberia. Fa comunque molto freddo, si tratta infatti di un territorio continentale, che però si colloca a latitudini non eccessivamente settentrionali. Molte aree del Canada si trovano alla stessa latitudine di zone dove, in Europa, il clima è molto più mite.
Toronto, per esempio, si trova alla stessa latitudine di Firenze, eppure in quella città le temperature possono scendere a livelli abominevoli. Lo stesso vale per Montreal, che si trova poco più a nord, a una latitudine simile a quella di Bologna, e dove il termometro può crollare anche ben sotto i -30°C durante l’anno.
Poi possiamo parlare di Chicago, oppure di New York, che si trova alla stessa latitudine di Napoli e sta per essere colpita da una terribile nevicata, con temperature molti gradi sottozero. È prevista una nevicata superiore al metro, accompagnata da venti con intensità uraganica. In Maine, e in particolare a Boston, è attesa una quantità di neve quasi storica. Nella mattinata di sabato, la colonnina di mercurio a Boston segnava -14°C, mentre a New York si registravano -12°C.
Insomma, fa un freddo pazzesco, e nonostante ciò si verificano nevicate abbondantissime. Dunque, non è vero che “fa troppo freddo per nevicare”: questa è una convinzione diffusa, ma non ha alcun fondamento scientifico. Lo dimostra questo fenomeno meteorologico estremo, che ha portato tutti gli Stati del Sud (eccetto la Florida) sotto allerta meteo. La perturbazione gelida si sposterà infatti verso sud, interessando anche il Texas, con nevicate abbondanti e temperature sottozero.
In Europa, eventi di questo tipo non possono accadere se non in presenza della corrente da est, ovvero quando arriva il cosiddetto Burian – o, come è chiamato dai media europei, la “bestia dell’est” – ossia il vento siberiano. Solo in quel caso le temperature si abbassano sensibilmente, e se vi è una coincidenza favorevole di fattori, si possono avere anche nevicate abbondanti.
Da noi, però, questi eventi sono molto rari. Possiamo paragonarli, in parte, a quanto avvenuto nel 2018, ma più propriamente al gennaio del 1985, anno del famoso evento atmosferico che colpì gran parte d’Italia. Ebbene, l’evento che si sta abbattendo ora sulla parte centro-orientale del Nord America è paragonabile a quello del 1985 da noi. Solo che lì – e questa è la differenza sostanziale – accade quasi ogni anno, o comunque sempre più spesso negli ultimi tempi.
Questo probabilmente ha portato taluni negli Stati Uniti a pensare che i cambiamenti climatici non esistano. Eppure, ci stiamo pericolosamente avvicinando a quella soglia critica, attesa intorno al 2030, in cui la temperatura globale supererà il +1,5°C rispetto all’epoca preindustriale, valore individuato come limite di non ritorno.
In Europa, intanto, siamo in una fase caratterizzata da correnti oceaniche. Tuttavia, il Vortice Polare è presente, perché su tutto il Centro Europa fa piuttosto freddo. Sulle regioni mediterranee, in particolare in Italia, le temperature si sono mitigate per effetto di una corrente occidentale che ha persino scalzato il cuscinetto di aria fredda padano.
Anche questo è un fenomeno atmosferico significativo. Tuttavia, nei prossimi giorni qualcosa cambierà: è previsto infatti il transito di una perturbazione, accompagnata da aria fredda e numerose precipitazioni. La neve tornerà a cadere, anche in pianura padana, come già accaduto nella serata di venerdì su varie località del Nord-Ovest, eccezion fatta per Milano. La neve è caduta fino in pianura in Piemonte, e con il prossimo passaggio perturbato, potrebbe tornare anche in altre zone della Lombardia, probabilmente a quote ancora più basse.
Insomma, si prospetta un clima invernale che negli ultimi anni non avevamo più visto. Un fenomeno che si sta ripetendo più volte in questo inverno. Ma avremo anche noi in Europa un’ondata di freddo simile a quella che sta colpendo gli Stati Uniti? Succederà?
Ci sono state, in effetti, delle situazioni simili in Europa durante questo inverno, ma non hanno interessato l’Italia. Hanno toccato i Balcani, la parte germanica dell’Europa, l’Austria, ma non sono scese fino a noi. In Italia è arrivato un freddo moderato, che ha comunque portato a gelate che non si verificavano da tempo nelle regioni settentrionali, con picchi anche di -10°C. Valori tutto sommato nella norma per un inverno rigido, ma non eccezionali.
Ora siamo entrati in una fase perturbata, con più passaggi a catena che porteranno finalmente neve sulle Alpi. Una buona notizia, anche se non ci aspettiamo nevicate diffuse in pianura padana, se non in forma locale e isolata. Al momento non ci sono le condizioni per nevicate estese come nel passato. Tuttavia, tutto può cambiare anche nel breve termine, perché i modelli matematici sono molto suscettibili a variazioni, e il Vortice Polare, piuttosto instabile, potrebbe spingere la massa d’aria fredda di qualche centinaio di chilometri più a sud, scontrandosi con le correnti oceaniche e quindi favorendo la neve anche in Italia.
Mentre vi scrivo, ho notizia che sta nevicando in Francia, su alcune località del sud, nonostante le temperature in quota siano più elevate rispetto a quelle del Nord Italia. Questo perché, in caso di precipitazioni intense, lo zero termico si abbassa localmente: la colonna d’aria si raffredda per effetto della neve intensa, che trascina verso il basso aria fredda. Un processo locale, dovuto a una perturbazione robusta, che però non ha interessato il Nord Italia. Le precipitazioni di venerdì, infatti, sono state piuttosto scarse. Ma almeno è tornata la neve sulle Alpi, restituendo un po’ di bianco al paesaggio montano.
Una situazione che sembra voler tornare verso una certa normalità, anche se la neve caduta è completamente insufficiente rispetto al fabbisogno. Le previsioni sono comunque ottime: nei prossimi giorni cadrà molta neve sulle Alpi. Quello che però si osserva con attenzione è se e quando nevicherà in pianura o a bassa quota sull’Italia centrale, magari anche al Sud.
Si parla molto anche di un fortissimo riscaldamento della stratosfera, ma attenzione: questo non implica automaticamente un’ondata di gelo. Servono infatti condizioni favorevoli affinché le correnti da est riescano a deviare e portare il grande freddo verso di noi, come sta accadendo in Nord America. E poi servono le precipitazioni: è la combinazione di questi fattori a determinare un evento di gelo significativo.
Negli ultimi tempi, però, questi incastri perfetti sono diventati sempre più rari. In passato, eventi nevosi importanti si verificavano tutti gli anni. Non sempre intensi come quello del 1985, ma comunque nevicate abbondanti sulle regioni settentrionali, sulle colline del centro, persino nel Sud Italia, in Sardegna e sui rilievi della Sicilia.
Oggi, invece, questo non sta più succedendo. In particolare, nella pianura padana. Il clima è cambiato, ma ancor più è cambiata la configurazione atmosferica. Le correnti si sono rimodellate, la sinottica è diversa. L’aria fredda resta confinata a nord, e quando arriva il freddo, mancano le precipitazioni, oppure quando arrivano le perturbazioni, le temperature sono troppo alte.
Dicembre e gennaio, per esempio, nelle regioni settentrionali, sono stati caratterizzati da un fortissimo deficit pluviometrico. E se è vero che questi sono i mesi meno piovosi dell’anno, le precipitazioni registrate sono state comunque molto inferiori alla media. Dicembre non ha recuperato, ma gennaio 2025, con le perturbazioni attese nei prossimi giorni, potrebbe chiudere in surplus pluviometrico: più neve, più piogge rispetto alla media climatica.
Insomma, tutto può succedere in un’epoca in cui il meteo è diventato estremo, e noi ci siamo dentro, immersi fino al collo.
Fonti e approfondimenti:
