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      Home » Perché in un Mondo che si riscalda aumentano le ondate di gelo estreme
      A La notizia del giornoA Scelta dalla RedazioneWiki Meteo

      Perché in un Mondo che si riscalda aumentano le ondate di gelo estreme

      Federico De Michelis
      Federico De Michelis
      Pubblicato: 06/12/2025
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      7 Min Lettura
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      Contents
        • Osservazioni e modelli: la prova del nove
        • Il caso del Texas: una lezione gelida
        • Oltre le previsioni: capire per sopravvivere
      • Il futuro non è solo caldo

      Vi propongo un riassunto estremamente semplificato, di uno studio che illustra come in un Mondo che si riscalda, che spazio per ondate di gelo che sono peggiori rispetto a quelle del passato, non in durata, bensì in intensità. Questa è solo una fase del nostro clima, il rapido cambiamento climatico ci proporrà nuove sfide.

       

      È affascinante, in modo quasi inquietante, notare come tutto sia collegato. Un pezzo di ghiaccio che si scioglie a nord della Norvegia in ottobre può essere il battito d’ali di farfalla che scatena una tempesta di neve in Oklahoma a febbraio.

       

      Osservazioni e modelli: la prova del nove

      Certo, nel mondo scientifico c’è sempre un acceso dibattito. Alcuni sostengono che il legame tra Riscaldamento Globale e inverni rigidi sia debole o casuale. Ma Cohen e il suo team non si sono limitati a guardare le mappe del passato. Hanno fatto di più: hanno utilizzato modelli numerici complessi per simulare queste condizioni.

      Hanno “forzato” i computer inserendo i dati reali: meno ghiaccio nei mari di Barents-Kara, più neve in Siberia. E cosa è successo? Il modello ha risposto esattamente come previsto. Circa due mesi dopo l’immissione di questi dati, il sistema simulato ha prodotto uno stiramento del Vortice Polare e, successivamente, ondate di freddo in Nord America e Asia.

      Questo è un punto cruciale. Non stiamo parlando di coincidenze statistiche. C’è un legame fisico, causale. L’energia che sale dalla superficie terrestre modifica la circolazione a 30 chilometri di altezza, e quella modifica torna giù a influenzare il meteo nelle nostre città.

      Le analisi mostrano che gli eventi di “stretching” del vortice sono in aumento statistico significativo, specialmente nei mesi autunnali e invernali. E, dettaglio non trascurabile, quando il vortice si allunga invece di rompersi, il freddo che ne consegue in Nord America tende a essere più diffuso e a spostarsi verso est. È un freddo più “cattivo”, se mi passate il termine.

       

      Il caso del Texas: una lezione gelida

      Torniamo a quel febbraio 2021. L’analisi retrospettiva mostra chiaramente i segni premonitori. Già a fine gennaio, il Vortice Polare mostrava segni di sofferenza. Non si stava rompendo in un classico evento di SSW (che pure c’era stato a inizio gennaio), ma si stava stirando.

      Le temperature in superficie nell’Artico erano anomale: caldo eccezionale sul lato dell’Atlantico settentrionale e sui mari di Chukchi-Bering, mentre la Siberia iniziava a raffreddarsi. Era la configurazione perfetta. L’aria calda artica spingeva, il vortice si deformava e l’aria gelida scivolava verso sud, dritta nel cuore degli Stati Uniti.

      Le infrastrutture energetiche del Texas, progettate per resistere agli uragani estivi ma non al gelo artico, collassarono. Fu un disastro naturale più costoso dell’intera stagione degli uragani del 2020. E questo ci porta a una riflessione amara ma necessaria: non siamo pronti.

       

      Oltre le previsioni: capire per sopravvivere

      Perché tutto questo è importante? Non è solo accademia. Capire la differenza tra una rottura del vortice e un suo allungamento può cambiare il modo in cui facciamo le previsioni stagionali. Identificare i “precursori” – come quella specifica configurazione di pressione e temperatura in autunno – potrebbe darci settimane di preavviso in più.

      Immaginate di poter dire con un mese di anticipo: “Attenzione, c’è un’alta probabilità di un evento di gelo estremo in Canada o nel nord Europa“. Significa salvare raccolti, preparare le reti energetiche, salvare vite umane.

      C’è poi un aspetto politico e sociale. Spesso, quando arriva il gelo, sentiamo i soliti scettici dire: “Visto? Fa freddo, il riscaldamento globale è una bufala”. Studi come questo dimostrano esattamente il contrario. Il freddo estremo in un mondo che si scalda non è una contraddizione; è una conseguenza. È il sintomo di un sistema climatico che ha perso il suo equilibrio e oscilla violentemente tra gli estremi.

       

      Il futuro non è solo caldo

      Dobbiamo smetterla di pensare al cambiamento climatico solo in termini di ondate di calore, anche se quelle ci sono e saranno terribili. Dobbiamo prepararci alla volatilità. L’aumento della neve in autunno in Eurasia e la perdita di ghiaccio marino sono tasselli di un puzzle che sta ridisegnando i nostri inverni.

      L’analisi condotta suggerisce che l’amplificazione artica continuerà a favorire questi eventi di stiramento del SPV. Non è una buona notizia per le regioni temperate. Significa che potremmo vedere altri casi come quello del Texas, o ondate di gelo improvviso in Europa, proprio mentre le temperature medie globali continuano a salire.

      È un paradosso crudele: scaldiamo il pianeta, sciogliamo i ghiacci polari, e come risultato ci ritroviamo a battere i denti per il freddo in pieno febbraio, magari al buio perché la rete elettrica è saltata.

      In conclusione, la scienza ci sta dicendo che dobbiamo guardare il cielo con occhi nuovi. Non basta guardare il termometro fuori dalla finestra. Dobbiamo guardare a quello che succede migliaia di chilometri a nord e decine di chilometri sopra le nostre teste. Le connessioni sono invisibili, ma i loro effetti sono tangibili, costosi e, a volte, tragici. Il Vortice Polare non è un concetto astratto; è un ingranaggio delicato del nostro sistema di supporto vitale, e lo stiamo manomettendo senza capirne appieno le conseguenze fino a quando il gelo non bussa alla porta. E diciamolo, a quel punto è spesso troppo tardi per comprare una stufa in più.

       

      Fonte originale: Science: analisi basata sullo studio di Cohen.

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      TAG:amplificazione articaghiaccio marinometeo estremoneve eurasiariscaldamento globaletexas cold wavevortice polare
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