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Meteo Natale: Alta Pressione africana o neve. Facciamo chiarezza

Meteo di Natale tra autunno e inverno Che tempo farà a Natale? Domanda semplice, risposta tutt’altro che banale. Dal punto di vista tecnico, ci sono

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Meteo di Natale tra autunno e inverno

Che tempo farà a Natale? Domanda semplice, risposta tutt’altro che banale.
Dal punto di vista tecnico, ci sono almeno due piani da considerare: la statistica del clima natalizio e la situazione atmosferica concreta di quest’anno.

Dicembre è un mese di confine. A volte ancora autunnale, altre già pienamente invernale. Di solito, man mano che ci avviciniamo alle feste, il clima cambia “pelliccia”: l’aria tende a raffreddarsi e l’atmosfera assume tratti più invernali, anche se il vero salto di stagione spesso si consolida verso Capodanno.

E allora la domanda viene spontanea: è davvero così raro un Bianco Natale in Italia? Non proprio. Basta guardare agli ultimi quarant’anni. La memoria tende a dimenticare presto il meteo che ha fatto.

Bianco Natale

Si parte da lontano, dall’inverno 1984-1985. Proprio attorno a Natale affluirono correnti fredde dai Balcani che portarono il primo vero gelo in Italia, con nevicate fino a bassa quota. Fu, in pratica, l’anticamera della storica ondata di gelo del 1985, considerata da molti la più intensa del secolo. In realtà, gli episodi del 1929 e del 1956 furono persino più severi, ma questa è un’altra storia.

A Natale 1986 toccò al Sud: su diverse città del Sud Italia, Sardegna compresa, cadde la neve, in particolare il 26 dicembre. Un quadro quasi surreale per chi associa quelle zone solo a mare e sole.

Negli anni 1991 e 1993 si registrarono fiocchi natalizi sulle regioni del medio-basso versante adriatico proprio a Natale, con nevicate più sporadiche al Nord Italia. Episodi locali, sì, ma che nella memoria di chi li ha vissuti restano impressi.

Poi arriva il famoso Natale 2000. Il 25 dicembre la neve imbiancò gran parte della Val Padana, soprattutto tra Piemonte, Lombardia, settore occidentale dell’Emilia e perfino alcune zone interne della Liguria. A Milano caddero circa 20 centimetri di neve; anche Torino, Novara e Alessandria si svegliarono in bianco. Fu una tipica nevicata da cuscinetto freddo, con aria mite che scorreva sopra uno strato di aria fredda intrappolato nei bassi strati.

Gli anni 2008 e 2010 portarono altre parentesi fredde a Natale. Nel Natale 2008 si verificarono nevicate proprio la sera del 25 dicembre in alcune regioni italiane. Nel dicembre 2010 la neve tornò a farsi vedere a cavallo di Natale e Santo Stefano, seppure in modo irregolare e a macchia di leopardo.

Da non dimenticare il 2009: una vera e propria tormenta di neve colpì buona parte del Nord Italia poco prima di Natale, preceduta da una fase di gelo. Molti italiani rimasero bloccati in aeroporti e stazioni ferroviarie: fu il caos. Paradossalmente, però, il giorno di Natale non vide ulteriori nevicate significative. Sarebbe quasi da catalogare come “Natale bianco… per un soffio”.

Gli episodi locali spesso dimenticati

La climatologia natalizia è fatta anche di eventi locali, meno eclatanti ma significativi.

Nel 1991 il medio-basso Adriatico e l’Appennino meridionale furono interessati da nevicate che, a scala regionale, furono di tutto rispetto. Nel 1993 toccò ad alcune aree del Nord Italia, soprattutto il Nord-Est.

Nel 2008, la sera del 25 dicembre, tra Veneto e Friuli cadde neve in pianura sul Vicentino, Trevigiano, Padovano e sulle pianure venete e friulane. Situazioni che per chi le ha vissute hanno il sapore del “Natale da cartolina”.

E più di recente, nel 2024, si è verificata un’ondata di freddo moderata, con nevicate fino a quote collinari. Subito dopo, però, a Capodanno è arrivata una fase decisamente più mite, quasi calda per il periodo.

Insomma, il quadro è chiaro: di Natali freddi e talvolta bianchi, tra anni ’80 e 2000, ne abbiamo avuti. Anche se non sempre coincidenti esattamente con il 25 dicembre, il periodo è quello.

Natale e l’anticiclone africano

E quest’anno? Avremo l’anticiclone a Natale?
La risposta onesta è: può succedere di tutto.

Al momento, gli scenari mostrano il transito di correnti oceaniche verso il Mediterraneo. Queste correnti, però, appaiono in parte frenate in prossimità dell’Italia da un’area di alta pressione, con i sistemi perturbati che tendono a scorrere più facilmente verso sud, coinvolgendo soprattutto Sardegna, Sicilia e regioni meridionali.

Nel Sud Italia, infatti, nelle prossime 36/48 ore sono attese precipitazioni anche intense, specie sul settore ionico e in Puglia. Poi, con l’avvicinarsi del periodo natalizio, è plausibile un certo miglioramento, con l’espansione di un anticiclone sull’area mediterranea.

Ma qui arriva il punto cruciale: l’origine e la struttura di questo eventuale anticiclone sono ancora del tutto incerte. Sarà un’alta pressione mite di matrice subtropicale? Oppure un campo di pressione più neutro, non particolarmente caldo, magari disturbato da infiltrazioni fredde? A oggi, prevederlo nel dettaglio è, diciamolo, praticamente impossibile.

Indici climatici e freddo: cosa ci suggeriscono

Esistono alcuni indici che descrivono il comportamento generale del clima – quelli che i tecnici usano per capire se una stagione tenderà al freddo o al mite. Quest’anno questi indicatori suggeriscono un contesto potenzialmente più freddo rispetto ad altri inverni recenti. È un dato che viene spesso ripetuto, e non a caso.

In un quadro stagionale che tende un po’ di più al freddo, un Natale con tratti invernali, magari con qualche episodio di neve, non è affatto da escludere. Potrebbe addirittura replicare, in miniatura, alcuni dei Natali bianchi del passato. Ma attenzione: “potrebbe” non significa “succederà”.

Allo stesso modo, resta sul tavolo anche l’ipotesi opposta: un periodo di alta pressione piuttosto mite, magari non estrema come certe fasi recenti di fine autunno, ma sufficiente a regalare un Natale più grigio che bianco.

Un clima che cambia e rende tutto più estremo

Viviamo un’epoca di cambiamento climatico e, più in generale, di forte variabilità atmosferica. Si verificano fenomeni nuovi o, almeno, più estremi rispetto alla media del passato. Questo rende le proiezioni a così lunga distanza – come il meteo di Natale visto da inizio dicembre – ancora più delicate.

Un’altra nota importante: negli ultimi anni non abbiamo visto con grande frequenza vere e proprie alte pressioni caldissime a fine autunno. Più spesso si sono manifestati brevi “sbuffi” di aria calda da sud, ma non così incisivi. Questo fine autunno è stato diverso rispetto a molti altri, e anche l’avvio dell’inverno meteorologico non è paragonabile agli ultimi anni più miti.

Certo, tra i primi anni dopo il 2020 ci sono stati periodi di nevosità al Nord Italia in dicembre, ben due volte attorno all’Immacolata. Eventi che dimostrano quanto il freddo e la neve possano ancora presentarsi in modo deciso.
Qui, però, stiamo ragionando sul Natale in senso stretto.

Dal 2000 a oggi, in Pianura Padana, un grande evento nevoso esteso proprio il 25 dicembre non si è più ripetuto con l’intensità di quell’anno. È stato, di fatto, l’ultimo vero “Natale da fiaba” per molte città della valle.

Quanto all’alta pressione “estiva” il giorno di Natale – quella che porta sole, temperature molto miti e zero atmosfera invernale – non è stata la regola assoluta, ma certo non sono mancati Natali dal sapore più autunnale che invernale.

Ad oggi fare una previsione meteo per Natale è ancora fantameteo

A oggi, quindi, la domanda resta aperta: a Natale avremo alta pressione mite, neve in pianura come nel 2000, piogge atlantiche, o un mix di tutto questo?

La verità è che, a questa distanza temporale, qualunque previsione dettagliata sarebbe pura fantasia. Possiamo delineare scenari possibili, riconoscere una leggera tendenza stagionale a un inverno potenzialmente un po’ più freddo, ma non possiamo ancora dire con rigore scientifico se il 25 dicembre sarà bianco, grigio o insolitamente mite.

Insomma, possiamo immaginare tutto il ventaglio dei fenomeni atmosferici tipici della stagione, ma una previsione certa per Natale – oggi – resterebbe solo un racconto, non una diagnosi meteo.

Fonti climatologiche di riferimento: ECMWF, NOAA, Copernicus Climate Change Service

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