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Maltempo in Marocco: neve record sull’Alto Atlante e alluvioni a Safi

Dimenticate per un attimo le cartoline assolate del deserto o i tramonti caldi sulle dune. In questi giorni, il Marocco sta vivendo un vero e

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Dimenticate per un attimo le cartoline assolate del deserto o i tramonti caldi sulle dune. In questi giorni, il Marocco sta vivendo un vero e proprio assedio invernale che, diciamolo pure, ha poco da invidiare ai climi rigidi del Nord Europa. Dal 14 dicembre scorso, infatti, una massiccia ondata di maltempo si è abbattuta sul Paese, portando con sé un mix micidiale di neve, gelo e piogge torrenziali.

Non è la classica nevicata coreografica, insomma. Qui si parla di un evento “eccezionale” – termine usato non a caso dai media locali – che sta mettendo a dura prova infrastrutture e popolazioni, specialmente nelle zone montane e lungo la costa atlantica.

L’Alto Atlante sotto una coltre bianca

La situazione più critica, inutile girarci intorno, si registra in montagna. Sull’Alto Atlante la neve è scesa copiosa, accumulandosi fino a raggiungere, e in certi casi superare, gli 80 centimetri. Immaginate interi villaggi isolati dal mondo, strade che spariscono sotto il bianco e temperature che picchiano duro sotto lo zero.

Le province di Ifrane, Khenifra, Azilal e Midelt – solo per citare le più colpite – sono nel pieno dell’emergenza. Ma anche zone solitamente meno abitate o battute come Beni Mellal e l’area di Tinghir stanno facendo i conti con disagi pesanti. La neve, quando cade così fitta e veloce, non perdona: blocca i passi, interrompe le comunicazioni e rende la vita quotidiana una vera impresa.

Le autorità marocchine hanno dovuto attivare un piano d’emergenza su vasta scala, coinvolgendo ben 28 province. Si parla di aiuti concreti – viveri, coperte, assistenza medica – distribuiti a decine di migliaia di famiglie che rischiavano di rimanere tagliate fuori da tutto. E, in effetti, la priorità ora è proprio quella: tenere aperti i collegamenti vitali, spazzaneve permettendo.

Il dramma di Safi e la furia dell’acqua

Se in alto si combatte con il ghiaccio, a valle il nemico è l’acqua. Mentre le cime si imbiancavano, le coste atlantiche venivano flagellate da piogge di una violenza rara. Quello che è successo a Safi il 15 dicembre lascia senza parole: alluvioni-lampo che hanno trasformato le strade della città storica in fiumi di fango.

Il bilancio è tragico e pesa come un macigno: si contano almeno 37 vittime. Un disastro che ci ricorda quanto questi fenomeni estremi possano essere rapidi e devastanti. L’episodio di Safi non è un caso isolato, ma fa parte dello stesso sistema perturbato che sta scaricando enormi quantità di pioggia lungo tutto il litorale, accompagnate da venti che soffiano rabbiosi fino a 85 km/h e mareggiate che sconsigliano qualsiasi attività costiera.

Le previsioni meteo

Ma quando finirà? Beh, bisogna avere ancora un po’ di pazienza. I bollettini meteo – quelli ufficiali della Direzione generale della meteorologia – non lasciano molto spazio all’ottimismo immediato. Il freddo e le precipitazioni insisteranno almeno fino a domenica.

Ci si attende altra neve fresca – tra i 10 e i 30 centimetri supplementari – che andrà a sommarsi a quella già presente sui rilievi oltre i 1400-1600 metri. Anche le piogge continueranno a battere, con accumuli previsti tra i 40 e i 60 millimetri in meno di 24 ore su diverse province. È scattata l’allerta rossa e arancione in diverse aree: da Ouarzazate a Taza, la parola d’ordine è prudenza.

Il messaggio delle istituzioni è chiaro, quasi perentorio: limitare gli spostamenti al minimo indispensabile. Mettersi in viaggio ora, specie verso i passi montani dell’Alto Atlante, significa rischiare di rimanere bloccati o peggio. Insomma, se non è strettamente necessario, meglio restare al riparo e aspettare che la furia degli elementi si plachi.

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