Pianura Padana piena di NEVE: ecco le condizioni meteo ottimali
L’Italia, grazie alla sua conformazione geografica e alla vicinanza al mare, tra metà novembre e fine febbraio viene (o forse veniva...)
L’Italia, grazie alla sua conformazione geografica e alla vicinanza al mare, tra metà novembre e fine febbraio viene (o forse veniva…) interessata da fenomeni meteo di stampo invernale, con nevicate a bassa quota. Com’è logico capire, mentre le nevicate sulle montagne e sulle colline sono relativamente frequenti (in tutta Italia), quelle sulle pianure e sulle coste sono decisamente più rare.
Oltretutto, ci siamo accorti un po’ tutti che negli ultimi decenni la Valle Padana hanno visto diminuire le nevicate, sia come numero, sia come estensione. In altre parole. Nevica di meno, con minore frequenza e soprattutto gira sempre più precocemente in acqua. Fondendo tutto il manto bianco che rende l’atmosfera così bella.
Il cuscino freddo padano
Nella zona padana occidentale il cuscino freddo è una condizione atmosferica molto particolare. È ovviamente reso possibile dalla presenza di rilievi alpini e appenninici che creano una sorta di barriera naturale. Ne consegue un ristagno del gelo nei bassi strati.
Questo accumulo di aria fredda può verificarsi in due modi principali: il primo è durante notti serene invernali con alta pressione (non particolarmente calda), in cui l’irraggiamento notturno provoca un raffreddamento intenso al suolo. Il secondo è a seguito di irruzioni di aria fredda di origine continentale, che invadono la pianura e rimangono intrappolate a causa della scarsa ventilazione. Nei giorni successivi alle famose ondate di gelo.
Come può arrivare una nevicata?
Affinché si verifichi una bella imbiancata non basta che ci sia il cuscino freddo: è necessario che l’atmosfera diventi instabile, con l’ingresso di correnti più umide. Solitamente, la neve arriva con l’instaurarsi di correnti da sud o in condizioni di bassa pressione sul medio-alto Tirreno. Questo porta masse d’aria umida meridionali, che sopra scorrono sull’aria fredda stagnante nei bassi strati.
Le correnti da sud, per definizione geografica instabili, non riescono a scalzare completamente l’aria fredda presente al suolo, a causa della barriera naturale creata dai rilievi montuosi. Questo fenomeno porta alla formazione di una serie di strati gelidi dove il fiocco di neve riesce a cadere dalla nube e a mantenersi tale senza fondere finché non tocca terra.
Un caso molto specifico
La neve si verifica quando si raggiunge una condizione definita “omotermia“, cioè l’assenza di variazioni significative di temperatura tra il suolo e un’altitudine di circa 1000-1500 metri. Se l’aria fredda al suolo si mantiene intorno a 0 gradi e quella in quota non supera di molto questo valore, al massimo 2-4 gradi, si creano le condizioni perfette per abbondanti nevicate, a patto che la temperatura di bulbo umida sia negativa. Questo vuol dire che è ottimale se prima della nevicata c’è un’ondata di favonio oppure masse d’aria particolarmente secche, che permettono di mantenere il fiocco intatto.
Le nevicate più intense si verificano quando l’arrivo dell’aria umida coincide con una colonna d’aria stabile e sufficientemente fredda. La combinazione di questi fattori rende la Pianura Padana occidentale una delle poche zone pianeggianti italiane dove è possibile assistere a nevicate significative, nonostante il clima mite mediterraneo. Purtroppo, questo equilibrio meteo climatico è stato spesso spezzato dai cambiamenti climatici, che rendono sempre più miti i nostri inverni.
aria freddacambiamenti climaticiclima mediterraneocorrenti da sudcorrenti umidecuscino freddofenomeni invernalifreddo padanoinvernometeo Italianeveneve in pianuranevicatenevicate rareomotermiapianura padanariscaldamento globaleValle Padana