METEO GIORNALE
    Facebook X-twitter Instagram Rss
    • Home
    • Previsioni Meteo
    • Cronaca Meteo
    • Mappe
    • Diretta Meteo
    • Magazine
    • Viaggi
    • Old news
    • Chi siamo
    • Contatti
    Font ResizerAa
    METEO GIORNALE METEO GIORNALE
      Search
      • Home
      • Previsioni Meteo
      • Cronaca Meteo
      • Mappe
      • Diretta Meteo
      • Magazine
      • Viaggi
      • Old news
      • Chi siamo
      • Contatti
      Follow US
      Home » Perché si parla di rischio di neve e freddo peggiore da 50 anni? Analisi meteo
      A La notizia del giornoA Scelta dalla RedazioneAd PremiereMeteo News

      Perché si parla di rischio di neve e freddo peggiore da 50 anni? Analisi meteo

      Federico De Michelis
      Federico De Michelis
      Pubblicato: 16/11/2025
      Condividi
      10 Min Lettura
      Condividi
      Seguici su Google

       

      Grafico e contesto
      Il grafico allegato mostra l’andamento delle venti zonali medie al livello di 10 hPa (cioè nella parte alta della stratosfera) dal 14 novembre fino a inizio gennaio, con ensemble (linee blu) che indicano la dispersione delle possibili evoluzioni. Si nota un repentino indebolimento dei venti zonali (verso valori prossimi a zero o anche negativi) nella finestra di fine novembre – inizio dicembre, seguito da un riavvio più ordinato del flusso zonale. Ciò suggerisce un evento di riscaldamento della stratosfera (un “­stratwarming”) che potrebbe compromettere temporaneamente la forza del Vortice Polare Stratosferico (VP) e quindi aprire scenari meno ormai diventati molto meno convenzionali per la stagione fredda visto il riscadamento globale e la variazione che si osserva negli inverni del nostro emisfero.

       

      Cosa sta accadendo
      In genere, durante l’ingresso del semestre freddo, il vortice polare stratosferico tende a rinforzarsi, con venti zonali robusti che “sigillano” l’aria fredda all’interno delle regioni polari. Qui invece si prevede un riscaldamento stratosferico anticipato che provocherà un crollo dei venti zonali nella stratosfera. Un tale evento così precoce è avvenuto solo una volta negli oltre 50 anni di rilevazioni. L’azione preponderante sono le onde planetarie (Rossby) che dalla troposfera risalgono verso la stratosfera, alterando la circolazione e inducendo il riscaldamento della colonna d’aria. In conseguenza, la troposfera potrebbe vedere un aumento della variabilità meridiana, con discese fredde verso latitudini medie grazie a un flusso zonale indebolito.

      Le potenziali conseguenze per l’Europa occidentale
      Se tale riscaldamento stratosferico si realizzerà come indicato, per la prima parte della stagione (fine novembre / prima metà di dicembre) si potrebbe osservare:

      • periodi in cui il flusso zonale classico atlantico è più debole, favorendo per esempio blocchi di alta pressione più occidentali o discese fredde da nord‑est o nord‑ovest; Insomma, rischiamo in Italia, il vento freddo dalla Siberia.
      • possibilità di episodi invernali più “importanti” alla latitudine dell’Europa occidentale e meridionale, Italia compresa, rispetto a una stagione già avviata con vortice molto compatto; Il riferimento è a normali inverni, nemmeno ai “non inverni” che abbiamo vissuto questi anni.
      • successivamente, il vortice potrebbe “rimettersi in marcia” dopo l’evento di riscaldamento, con un ritorno a una fase più stabile e zonale, probabilmente intorno al 10 dicembre. In tal caso, la troposfera vedrebbe un ritorno del flusso atlantico classico e quindi condizioni più “normali”. Quindi, ne seguirebbe un Natale come tanti altri, forse. Ma attenzione, il Nord Italia presenterebbe un cuscinetto d’aria fredda “micidiale” rispetto agli altri inverni. Insomma, servono informazioni, tutto questo non è fantasioso, ma supportato da dati scientifici.

      Le incertezze fondamentali
      Molte condizioni rendono però l’evoluzione incerta e per nulla scontata:

      • Il fatto che l’evento sia così precoce è già di per sé un’anomalia: le statistiche indicano che un riscaldamento stratosferico di notevole entità in fase iniziale della stagione è molto raro. Ciò significa che non abbiamo tante analogie storiche per capire tutti i dettagli.
      • Anche in presenza di riscaldamento stratosferico, non sempre il suo effetto si propaga in modo netto verso la troposfera e in modo “pulito”. Alcuni studi mostrano che l’accoppiamento stratosfera‑troposfera dipende da molti fattori, fra cui la modalità in cui le onde planetarie risalgono, la forma del vortice, la presenza di blocchi nella troposfera, e così via.
      • L’ampiezza e la tipologia dell’evento stratosferico (se si tratta di un vero “major” stratwarming con inversione del flusso zonale o solo di una debole perturbazione) fanno la differenza. Un evento minore può mostrarsi rilevante in stratosfera ma avere scarsi effetti in troposfera.
      • I modelli mostrano grande dispersone (come evidenziato dal grafico), quindi la tempistica precisa dell’effetto in troposfera è incerta. Potrebbe verificarsi prima o dopo il previsto periodo, oppure in forma attenuata.
      • Anche se l’effetto raggiunge la troposfera, esso potrebbe manifestarsi in molte modalità differenti: forte blocco, lobi di alta pressione, discese fredde, oppure un ritorno rapido alla normalità senza grossi segnali invernali marcati. La variabilità intrinseca della circolazione lascia ampi margini.
      • Infine, pur se le condizioni sembrano favorevoli a una fase più dinamica, non vi è garanzia che ciò si traduca in una stagione fredda “importante” alla nostra latitudine: possono esserci condizioni favorevoli ma che vengano modulate da altri fattori (come la temperatura del mare, configurazioni atlantiche, variabilità interannuale come ENSO o la NAO) che possono attenuare o amplificare l’effetto.

       

      Perché “caotica” fin dall’inizio della stagione fredda
      Il termine “caotica” nel contesto è ben scelto: stiamo vedendo un’avvio di stagione con segnali poco usuali, che indicano un vortice polare stratosferico in potenziale crisi o quanto meno significativamente indebolito molto precocemente. Questo implica che il pattern atmosferico in troposfera potrebbe non seguire la classica impostazione “zonal‑atlantica stabile” ma piuttosto presentare maggiore numero di variazioni, scambi meridiani, blocchi e anomalie. La dispersone delle linee degli ensemble nel grafico lo testimonia: non c’è un’unica traiettoria netta ma un ventaglio ampio di possibili scenari. Ciò significa che le previsioni stagionali per l’Europa possono essere più difficili da gestire, e gli operatori devono prepararsi a scenari alternativi, non solo a quello “normale”.

       

      Quali sono gli scenari alternativi e cosa monitorare
      Fra gli scenari possibili:

      • Scenario A: il riscaldamento stratosferico “funziona” bene, il vortice si indebolisce significativamente e in modo persistente, e la troposfera risponde con un pattern più meridiano, dunque possibili discese fredde verso l’Europa occidentale, con potenziale per qualche episodio invernale più significativo in dicembre.
      • Scenario B: il riscaldamento si verifica, ma è modesto e/o il vortice si ripristina rapidamente. Allora la stagione torna presto a un regime più zonale: correnti atlantiche dominate, clima più mite alla nostra latitudine, e pochi spunti di freddo importante.
      • Scenario C:  un ibrido: iniziale fase di maggiore variabilità, qualche episodio freddo/climatico, ma poi rapido ritorno a stabilità zonale, rendendo la stagione “normale” o solo lievemente più dinamica.

       

      Occorre monitorare alcuni indicatori chiave:

      • Lo stato dei venti zonali alla quota di 10 hPa: se scendono molto rapidamente e si avviano verso valori vicini a zero o negativi, è forte segnale di indebolimento del vortice.
      • L’attività delle onde planetarie troposferiche: se aumentano e riescono a propagarsi verso la stratosfera, allora il coupling è più probabile.
      • Le anomalie di pressione in troposfera e la comparsa di blocchi o pattern di alta pressione anomali alle latitudini medio‑alte.
      • Il comportamento della fase successiva: se il vortice “rilancia” o meno; se si ripristina un regime zonale stabile oppure no.

       

      Rischi
      Fra i principali rischi per l’Europa occidentale vi sono: una maggiore probabilità di episodi freddi o nevosi tra fine novembre e prima metà dicembre, ma anche il rischio che tali episodi rimangano localizzati o di breve durata, senza tradursi in una stagione fredda generalizzata. Allo stesso tempo, l’opportunità è che se davvero la fase di maggiore variabilità si realizza, potremmo assistere a condizioni invernali più “attive” del solito, con maggiore dinamicità atmosferica e spunti climatici estremi, anche quindi con il rischio successivo di onde di calore anche di rilevanza record.

       

      In conclusione
      Siamo dunque in una fase di grande attenzione: il semestre freddo è appena cominciato e già troviamo segnali di crisi del vortice polare stratosferico, almeno potenzialmente. L’imminente riscaldamento stratosferico e il conseguente rallentamento dei venti zonali rappresentano un’anomalia rispetto al fare “normale” del vortice in questa stagione. Tuttavia, la propagazione dell’effetto verso la troposfera, la sua intensità, la durata e la traduzione in condizioni invernali rilevanti restano soggette a ampie incertezze, legate sia alle limitate analogie storiche sia alla complessa interazione fra stratosfera, troposfera e oceani. Sarà dunque fondamentale seguire nei prossimi giorni i segnali operativi e tener conto che la variabilità potrebbe davvero essere superiore alla norma.

       

      Credit

      • Impacts of stratospheric polar vortex changes on wintertime… (Springer) (SpringerLink)
      • Northern winter stratospheric polar vortex regimes and their possible… (Springer) (SpringerLink)
      • Sudden stratospheric warming (Wikipedia) (Wikipedia)

       

       

      Seguici su Google
      TAG:circolazione zonale indebolitaeventi stratosfericiinverni europariscaldamento stratosfericovortice polare
      Condividi questo articolo
      Facebook Whatsapp Whatsapp LinkedIn Reddit Telegram Threads Copy Link

      MeteoGiornale.it è un portale di divulgazione meteorologica attivo dal 2000, fondato sull’esperienza maturata online fin dal 1996 nel settore dell’informazione meteo.

      Link veloci
      • Chi siamo
      • Contatti
      • Privacy Cookie
      • Chi siamo
      • Contatti
      • Privacy Cookie
      Seguici
      Facebook X-twitter Instagram Rss

      Credit immagini: le immagini utilizzate su questo sito sono con licenza e copyright di Adobe Stock, Canva, Shutterstock, Dreamstime e Freepik.

      © 2026 - Innovazione Scienza S.r.l. unipersonale P.IVA/C.F. 10463560960- Milano (MI)

      Welcome Back!

      Sign in to your account

      Username or Email Address
      Password

      Lost your password?