Neve in tutta Italia, le possibilità invernali di vederla città per città
Italia, inverno 2025–26: il rischio neve città per città con l'ausilio del modello matematico stagionale ECMWF, indici atmosferici e la valutazione di un clima che cambia
L’inverno italiano non è mai uguale a quello precedente, ma sono aspetti che conoscete. Anche se il clima è cambiato, sono sufficienti poche ore di aria continentale (Balcani, ma anche Sandinavia) per favorre la neve, per imbiancare la Pianura Padana, un’rea italiana notoriamente con una buona nevosità, che in questi anni si è azzerata.
Contents- Cosa suggeriscono le previsioni stagionali ECMWF
- Dicembre: rischio neve città per città
- Gennaio: finestra più favorevole
- Febbraio: mese con sorprese
- Come leggere queste percentuali
- Il caso Sardegna
- Riassumendo
Le previsioni stagionali aiutano a leggere la tendenza generale, ma non sostituiscono l’osservazione giorno per giorno dei modelli matematici. Per intenderci, non otteniamo previsioni meteo puntuali, ma solo ed esclusivamente tracce previsionali, per altro da confermare.
Il Centro Meuropeo, ovvero ECMWF, fornisce indicazioni preziose informazioni sulla prossima stagione, indicando anomalie di temperatura, pressione e precipitazioni, utili per stimare linee di tendenza. Ebbene, abbiamo voluto sfidare la scienza, utilizzando un nostro software, abbiamo mappato le carte e poi con una serie di interpolazioni, ottenuto il rischio di neve, fioccate e gragnola nelle principali città italiane tra Dicembre, Gennaio e Febbraio.
Ora, considerate il tutto come probabilità, e suggeriamo solo di tenerlo come lettura, perché non si possono fare previsioni meteo a così lungo termine.
Il lavoro che segue utilizza l’ultima generazione di stagionali ECMWF SEAS5, integrata, come dicevo, con dei nostri software che confrontano i segnali previsionali con la climatologia 1990–2020 e tengono conto dei repentini cambiamenti climatici degli ultimi anni. Insomma, volevamo capire come è la situazione in Italia in ambito del rischio neve usando strumenti come le previsioni stagionali. Ma attenzione, questi non considerando fattori che amplificano o riducono il rischio di neve. E allora, direte, che senso ha fare un articolo su questo argomento? Ebbene, osservando i modelli stagionali si ottiene un’idea che abbiamo voluto rappresentare in ambito locale, consapevoli dell’altissmo margine di errore.
Le previsioni stagionali tracciano una linea di tendenza, non il dettaglio del singolo episodio: durante l’inverno l’evoluzione dipenderà anche dallo stato degli indici AO e NAO, dalla possibile comparsa di uno Stratwarming tra fine Dicembre e inizio Gennaio e dall’influenza del fenomeno La Niña nello schema delle onde planetarie. In passato, irruzioni fredde dal Rodano hanno portato i fiocchi fino a Roma o a Viterbo; oggi un simile quadro sinottico è più raro perché la temperatura media è più alta, ma episodi come quello del 29 Novembre 2021 in Sardegna, con neve fino a 200 metri a nord di Cagliari, ricordano che gli eventi puntuali possono sorprendere anche fuori dal culmine invernale.
Cosa suggeriscono le previsioni stagionali ECMWF
Per Dicembre ECMWF indica, rispetto alla media 1990–2020, una anomalia termica positiva su gran parte d’Italia, pressione mediamente più bassa sul Mediterraneo centrale e segnali di precipitazioni localmente sopra norma tra Tirreno e Sud.
In Gennaio le anomalie termiche sono prospettate debolmente positive (mica poco, se si realizzasse, considerando il cambiamento climatico avvenuto questi anni di questo mese), con pressione in lieve rialzo al Nord Ovest italiano e un gradiente più variabile verso l’Adriatico; i segnali precipitativi tendono a essere più scarsi al Nord Est e più presenti tra Ionio e basso Tirreno.
Febbraio mostra anomalie termiche prossime alla norma con lieve tendenza positiva, quadro barico con minori anomalie e precipitazioni nel complesso vicine alla media, con possibili episodi di maltempo più attivi sui settori centrali italiani.
Per megllio intenderci, la linea di fondo tracciata dal modello matematico non è quella di un inverno rigidissimo ma di un trimestre capace di fasi dinamiche: basteranno brevi irruzioni fredde, specie se con AO/NAO negative e un’eventuale perturbazione al momento giusto, per spingere la neve a bassa quota al Nord Italia e localmente sulle pianure interne del Centro.
Un qualcosa che appare irrealizzabile, lo so bene, ma che se andassimo a osservare che succede nel nostro Emifsero, in un Mondo che si riscalda, vediamo comunque ondate di gelo e nevicate. Un caso tra tanto è stato il Giappone. Vi voglio evitare gli Stati Uniti d’America. Oppure, nell’altro emisfero, l’Argentina con la neve dopo decenni a Buenos Aires. Le grandi, insolite nevicate nel Sud Africa,e non solo per quantità, ma anche per quota neve, come anche in Australia. Ora, ragioniamoci, se questi eventi succedono, se la scienza si è occupata di questi eventi e altri in un contesto di calura, perché escluderli per l’Italia. La Penisola Iberica, qualche anno fa, ebbe una tempesta di neve storica, seguita da gelate. Potrei proseguire, ma mi fermo qui.
Come interpretare le percentuali che troverete nel seguito di questo articolo
Un valore di 10% equivale ad una stima, con le condizioni prospettate dai modelli matematici e gli indici del clima, di un evento di neve – in teoria – ogni 10 anni. Un 50%, uno ogni 2 anni. Ovviamente, sempre e solo in linea teorica.
Dicembre: rischio neve città per città
Il primo mese invernale partirebbe con una base termica più mite del normale secondo le previsioni stagionali di ECMWF, questo è quindi un aspetto negativo.
Nella Pianura Padana il rischio si realizza mediamente dopo una fase con alta pressione fredda e con successivo scorrimento umido da sudovest. La stima percentuale per Dicembre, considerando neve, fioccate o gragnola, è la seguente. Torino 30%, Milano 35%, Monza 40%, Bergamo 40%, Brescia 40%, Novara 40%, Verona 25%, Padova 30%, Venezia 20%.
Lungo la via Emilia il cuscinetto freddo è più fragile, salvo eccezioni: Piacenza 45%, Parma 45%, Reggio Emilia 25%, Modena 25%, Bologna 25%, Ferrara 20%, Ravenna 20%, Rimini 20%.
Sull’arco alpino e nelle valli prealpine il rischio neve è più alto: Trento 65% e Bolzano 70%, con frequenti episodi a quote basse nelle valli chiuse.
Sulla Liguria lo sbarramento marittimo limita l’isotermia: Genova 10%. Tuttavia, il dato di Genova, osservando l’ultimo decennio potrebbe essere lievemente più alto, in specie se dovesse soffiare la tramontana scura.
Nel Centro Italia la neve in città richiede irruzioni decise. Firenze 10%, Prato 10%, Livorno 5%, Perugia 25%, Terni 15%, Ancona 15%, Pescara 15%. Nel Lazio l’effetto Rodano oggi è meno efficace che in passato: Roma 5% e Latina 5%.
Al Sud e Isole fa la differenza rispetto altre regioni la mitezza del mare, ma anche la vicinanza dell’Africa, anche se le irruzioni da nord possono portare fioccate a tratti: Bari 10%, Foggia 15%, Taranto 5%, Napoli 5%, Salerno 5%, Giugliano in Campania 5%, Reggio Calabria 1%. In Sardegna e Sicilia il segnale resta basso ma non nullo (sui rilievi), anche alla luce dell’episodio del 2021: Cagliari 1% e Sassari 1%; Palermo 1%, Messina 1%, Catania 1%, Siracusa 1%.
Orbene, in caso di irruzioni di aria fredda dai Balcani, le regioni dell’Adriatico possono avere un rischio molto superiore. Ma la neve sulle città costiere è derivante da aria decisamente fredda, altrimenti cadrebbe neve solo in collina.
Gennaio: finestra più favorevole
Storicamente è il mese con maggior probabilità di neve in pianura, e i dati delle previsioni stagionali ECMWF, pur senza previsioni di freddo, in teoria non escluderebbero passaggi d’aria fredda. Se tra fine Dicembre e inizio Gennaio si innescasse un riscaldamento stratosferico capace di disturbare il Vortice Polare, o ci fossero acute fasi con AO/NAO negative potrebbero favorire irruzioni fredde sull’Europa centro-meridionale. In tale contesto le probabilità di neve salgirebbero. Ma poco per il Nord Italia dove sappiamo che deve transitare un fronte, perturbato, altrimenti ci sarebbe quello che viene detto freddo secco (freddo sterile).
Per le città del Nord Ovest e della pianura occidentale le stime quindi diventano: Torino 50%, Milano 55%, Monza 55%, Novara 55%, Bergamo 55%, Brescia 55%. Tra Veneto ed Emilia settentrionale: Verona 50%, Padova 45%, Venezia 45%, Piacenza 45%, Parma 40%, Reggio Emilia 40%, Modena 40%, Bologna 40%, Ferrara 40%, Ravenna 30%, Rimini 30%. Nei settori alpini interni il segnale resta alto: Trento 75% e Bolzano 80%, con episodi di neve in fondovalle più probabili dopo le fasi di inversione termica.
In Liguria il rischio sale ma resta moderato in costa: Genova 25%, con chance maggiori nei quartieri collinari. Ma qui, lo ripeto, gioca un ruolo determnante la tramontana scura.
Nel Centro le probabilità crescono: Firenze 20%, Prato 20%, Livorno 10%, Perugia 35%, Terni 25%, Ancona 25%, Pescara 25%. Nel Lazio il segnale resta contenuto: Roma 10% e Latina 10%, con chance legate a irruzioni da nordest e rovesci a carattere di gragnola lungo linee di convergenza.
Al Sud la finestra utile per fiocchi di neve si concentra nei passaggi artici con correnti in rotazione da nord. La stima è: Bari 15%, Foggia 25%, Taranto 10%, Napoli 10%, Salerno 10%, Giugliano in Campania 10%, Reggio Calabria 5%. In Sardegna e Sicilia le probabilità rimangono basse ma non nulle: Cagliari 5% e Sassari 10%; Palermo 2%, Messina 1,5%, Catania 1%, Siracusa 1%.
Febbraio: mese con sorprese
ECMWF propone un quadro termico vicino alla norma con leggere anomalie positive e precipitazioni mediamente in linea. Però, tenendo conto che questo inverno ci sarebbero maggiori occasioni di freddo, ne abbiamo tratto conseguenza, considerando la variabilità maggiore di questo mese. Poi va anche detto che essendo molto distanti da Febbraio, la previsione stagionale ha la minore affidabilità rispetto ai due mesi precedenti.
Il Mediterraneo, meno caldo che a inizio inverno, riduce l’effetto mitigatore del mare e consente, in caso di afflusso continentale, episodi in pianura soprattutto al Nord e sulle vallate interne del Centro.
Le stime per il Nord sono: Torino 45%, Milano 45%, Monza 50%, Novara 50%, Bergamo 50%, Brescia 50%, Verona 45%, Padova 40%, Venezia 40%, Piacenza 40%, Parma 35%, Reggio Emilia 35%, Modena 35%, Bologna 35%, Ferrara 35%, Ravenna 25%, Rimini 25%, Trieste 35% grazie agli episodi di bora fredda, Trento 70% e Bolzano 75%. In Liguria il rischio in città resta contenuto: Genova 20%.
Nel Centro i valori si mantengono inferiori ma non trascurabili nelle conche interne. Firenze 15%, Prato 15%, Livorno 10%, Perugia 30%, Terni 20%, Ancona 20%, Pescara 20%, Roma 10% e Latina 10%, con maggiore probabilità di fioccate o gragnola lungo rovesci convettivi in ingresso da nordest.
Al Sud e Isole contano la traiettoria dell’aria fredda e la posizione dei minimi al suolo. Bari 15%, Foggia 20%, Taranto 10%, Napoli 10%, Salerno 10%, Giugliano in Campania 10%, Reggio Calabria 5%. In Sardegna valutiamo Cagliari 8% e Sassari 15%; in Sicilia Palermo 5%, Messina 5%, Catania 5%, Siracusa 5%.
Come leggere queste percentuali
Le percentuali esprimono il rischio climatologico-previsionale di osservare almeno un episodio con neve, fioccate o gragnola all’interno dell’area urbana nel singolo mese, alla luce delle anomalie stagionali ECMWF, della media 1990–2020 e dei possibili assetti degli indici emisferici. Non sono previsioni deterministiche. Un singolo passaggio freddo, se ben sincronizzato con una perturbazione, può cambiare il bilancio mensile di una città, così come una fase prolungata con NAO positiva e correnti miti da ovest può annullare del tutto le possibilità.
Il caso Sardegna
Essendo un evento meteo recente, lo segnalo. L’innalzamento della temperatura media in Italia riduce la frequenza con cui un’irruzione dal Rodano riesce a portare isoterme sufficienti a nevicare fin dentro Roma. Ebbene, perché Roma, perché dal 2014 in poi, ha visto eventi nevosi, o meglio giorni di neve che attecchisce al suolo, quando la più fredda Milano.
L’evento del 29 Novembre 2021 in Sardegna ne con neve sino a quote basse, è utile a ricordare i limiti dell’approccio puramente statistico. In quell’occasione cadde la neve sino quasi i 200 nelle zone interne, anche se poi con irregolarità. Ma in un conteso di mare caldo, clima mondiale che si riscalda, si ebbe una ingente nevicata novembrina. Fatto non frequente anche in passato.
Riassumendo
Le proiezioni meteo stagionali ECMWF per l’inverno 2025–26 non mostrano segnali di freddo persistente, ma lasciano spazio a potenzialmente probabili fasi nevose episodiche, soprattutto in Gennaio e tra fine Febbraio e primissimi di Marzo se si creassero finestre con AO/NAO negative o un indebolimento del Vortice Polare innescato da uno Stratwarming.
La neve resta più probabile su Alpi, Appennino e marginalmente, come abbiamo visto, anche in Pianura Padana; su coste tirreniche e Isole Maggiori il rischio scende ma non si azzera.
Le percentuali indicate aiutano a contestualizzare le attese mese per mese, sapendo che l’ultima parola spetta sempre alla sinottica reale che si presenterà nei giorni e ai singoli eventi meteo che non possiamo prevedere. Qui abbiamo contestualizzato delle proiezioni al clima locale e alle probabilità che eventi di neve si realizzino. Quello che si evince è che la neve in pianura, ma anche a quotre basse, in Italia sta sparendo, ma per definire ciò, non è sufficiente un decennio.
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