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Neve forte verso le Alpi: Olimpiadi per Milano Cortina innevate

Nei primi giorni di Novembre lo scenario atmosferico sull’Italia appare sbilanciato. Le correnti che risalgono dal Mediterraneo risultano spesso miti e

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Nei primi giorni di Novembre lo scenario atmosferico sull’Italia appare sbilanciato. Le correnti che risalgono dal Mediterraneo risultano spesso miti e umide, pronte a innescare fasi di maltempo a tratti intenso, mentre l’aria più fredda rimane confinata a ridosso dell’arco alpino. Ne deriva una distribuzione disomogenea della neve: protagoniste le cime di confine, quasi assenti i fiocchi lungo la dorsale appenninica.

La previsione, coerente con le ultime uscite del centro di calcolo europeo, indica accumuli nevosi rilevanti sulle montagne di Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino-Alto Adige/Südtirol, Veneto e Friuli Venezia Giulia, specie sui settori esposti ai flussi da ovest e nordovest. In basso, sulle pianure e sulle regioni del Centro-Sud, le temperature rimangono spesso troppo alte per sostenere nevicate, e le precipitazioni arrivano sotto forma di pioggia, talora abbondante.

Temperature e quota neve

Il quadro termico a duemila metri circa evidenzia valori moderatamente positivi su gran parte della Penisola. Ciò significa che lo zero termico oscilla su quote elevate, spesso oltre i duemila e fino ai duemilatrecento metri nei momenti più miti, soprattutto tra Sardegna, Tirreno e regioni meridionali. Sulle Alpi centro-occidentali afflussi più freschi riescono a comprimere la quota neve, ma senza generalizzare un raffreddamento sufficiente per l’Appennino.

Vicino al suolo, nelle ore centrali del giorno, si osservano punte tardo-ottobrine su Sicilia, Calabria e Puglia, con valori superiori ai 18–20 °C lungo le coste esposte ai venti meridionali. Al Nord le massime restano più contenute, ma raramente tali da portare la neve sotto i milleduecento o millequattrocento metri; solo i fondovalle più chiusi delle Alpi nordoccidentali possono vedere fioccate transitorie appena sotto i millecinquecento metri durante i rovesci più intensi e in ore notturne.

Il ruolo delle depressioni mediterranee

Il campo di pressione al livello del mare non mostra un dominio anticiclonico stabile. Tra Mar di Alborán, Golfo del Leone e Mar Ligure transitano minimi relativamente deboli, sufficienti però a convogliare umidità verso l’arco alpino e a generare precipitazioni orografiche. La curvatura delle correnti favorisce l’addossamento delle nubi sul lato esteroalpino e sui settori di confine, con parziale ombra pluviometrica sottovento in Val Padana orientale. Quando l’alimentazione umida si sovrappone a intrusione di aria più fresca in quota, il mix diventa ideale per nevicate durature sopra i millenovecentoduemila metri, localmente anche più in basso sui versanti settentrionali.

Sull’Appennino, al contrario, la medesima circolazione trasporta aria relativamente calda dal Canale di Sicilia e dal Mar Ionio. L’effetto combinato di scirocco e libeccio alza la quota neve ben oltre i duemila metri, limite che la dorsale raggiunge solo nei massicci più alti di Abruzzo e Calabria. Il risultato pratico è l’assenza di nevicate significative lungo gran parte della catena, a fronte di piogge localmente intense sui versanti tirrenici e nelle zone esposte ai richiami meridionali.

Quanto e dove nevicherà sulle Alpi

Sulle Alpi occidentali i segnali indicano accumuli sostanziosi a partire dalle valli di confine con Francia e Svizzera. Oltre i duemila metri la neve fresca può superare agevolmente i cinquanta centimetri nelle aree più colpite, con punte localmente superiori a un metro laddove i rovesci si rigenerano per più ore. Le Alpi centrali mostrano una distribuzione più irregolare, ma con tendenza all’estensione dei fenomeni nel corso degli episodi perturbati. Sulle Alpi orientali, tra Alto Adige, Trentino e Veneto, la componente orografica e la rotazione dei venti determinano nevicate più frequenti sui crinali di Val Pusteria, Ampezzano e Carnia, ancora una volta con quota prevalente attestata tra millenovecento e duemilatrecento metri. Dove le precipitazioni si presentano intense, e la colonna d’aria si raffredda per raffreddamento evaporativo, la linea dei fiocchi può scendere temporaneamente di alcune centinaia di metri, ma si tratterà di finestre brevi.

Questi apporti, a inizio Novembre, sono preziosi per costruire il primo zoccolo di innevamento sul substrato glacionevato dell’estate. La qualità della neve, inizialmente umida e pesante, tenderà a migliorare con il successivo consolidamento e con eventuali fasi più fredde. Tuttavia, senza un raffreddamento progressivo e qualche ulteriore passaggio perturbato nelle prossime settimane, l’innevamento resterà confinato sopra i duemila metri e vulnerabile alle rimonte miti.

Olimpiadi Milano Cortina: la fascia piste tra Lombardia, Trentino e Veneto

La pista di osservazione più attesa riguarda l’area che da Lombardia porta al Trentino-Alto Adige/Südtirol e al Veneto, cuore delle sedi di Milano Cortina. In Valtellina e nell’Alta Val Camonica, con sbocco verso Bormio e i comprensori limitrofi, gli episodi più generosi promettono accumuli abbondanti sopra i duemila metri, con potenziali cumulate importanti sui versanti di confine. Tra Val di Sole, Val di Fassa e Alta Badia, la neve appare altrettanto probabile in quota, con possibilità di superare i sessanta–ottanta centimetri sulle creste esposte alle correnti. Nel Bellunese e nell’area di Cortina d’Ampezzo, dove le piste si sviluppano spesso oltre i duemila metri, gli apporti previsti sono in linea con l’obiettivo di costruire una base utile già in questo periodo, pur con la consapevolezza che serviranno altri passaggi e, soprattutto, un calo termico deciso per garantire la tenuta del manto durante l’inverno.

Questo aspetto è centrale in chiave organizzativa: gli impianti e le piste delle aree olimpiche si trovano per lo più oltre i duemila metri, quota che in condizioni di Inverno normale consente un innevamento naturale affidabile. Se nelle prossime settimane le precipitazioni continueranno, e se la temperatura si porterà stabilmente sotto lo zero in quota, il manto potrà compattarsi e resistere anche a fasi anticicloniche brevi. Viceversa, lunghi periodi di alta pressione con zero termico molto alto, come sperimentato tra Natale e Capodanno degli ultimi due anni, ridurrebbero lo spessore della neve soprattutto alle quote intermedie, mettendo pressione sulla programmazione degli eventi.

La variabile climatica invernale

Gli ultimi Inverni hanno mostrato fasi anticicloniche estese sull’Europa occidentale, con aria molto secca in quota. In quelle circostanze la neve già caduta ha tenuto discretamente sulle creste più alte, ma gli spessori totali sono rimasti modesti, specie sotto i duemila metri. Il rischio, ben noto ai tecnici della montagna, è che un successivo episodio di pioggia in quota eroda rapidamente la base. Per le competizioni olimpiche questo significa che la tempistica degli apporti e il raffreddamento stagionale diventano determinanti tanto quanto la quantità.

A questo si aggiunge la tendenza di lungo periodo. Le analisi di enti internazionali mostrano un aumento delle temperature medie sull’arco alpino superiore alla media globale e una progressiva risalita della linea dello zero termico. Gli studi dedicati alla cryosfera europea documentano, in particolare, un calo della durata dell’innevamento alle quote medio-basse e un aumento della frequenza di episodi piovosi anche in pieno Inverno. In prospettiva, diversi gruppi di ricerca discutono l’affidabilità della neve naturale per gli sport invernali sotto determinate quote, ipotizzando che entro un decennio molte stazioni possano contare su stagioni complete solo oltre i duemilacinquecento metri. È uno scenario che alimenta il dibattito, e che rende ancora più preziose le fasi come quella attuale, quando la neve può accumularsi copiosa sulle aree destinate alle gare.

Cosa aspettarsi nelle prossime settimane

Il mosaico che emerge è chiaro: nei prossimi giorni le Alpi continueranno a essere il bersaglio preferenziale delle nevicate, con quota spesso alta ma con potenziali episodi anche generosi sui crinali tra Lombardia, Trentino-Alto Adige/Südtirol e Veneto. L’Appennino resterà ai margini, penalizzato da ripetute rimonte miti di matrice mediterranea e da precipitazioni prevalentemente piovose. Per consolidare un innevamento utile agli eventi sportivi serviranno nuovi apporti e, con l’avanzare di Novembre, un raffreddamento più deciso capace di far scendere la neve fino ai fondovalle principali e ai paesi che ospiteranno le attività. È l’auspicio degli addetti ai lavori e degli appassionati, in un contesto in cui l’evoluzione del clima impone programmazione, monitoraggio continuo e grande flessibilità.

Riassumendo, la neve tornerà protagonista sulle Alpi con accumuli localmente consistenti oltre i duemila metri, mentre l’Appennino rimarrà privo di fiocchi per via delle correnti miti e umide. L’area da Lombardia a Veneto passando per il Trentino-Alto Adige/Südtirol potrà vedere apporti importanti sulle quote tipiche delle piste di Milano Cortina, ma la piena riuscita della stagione dipenderà da nuovi passaggi perturbati e da un calo termico più netto nelle prossime settimane.

Credit: ECMWF, WMO – World Meteorological Organization, Copernicus Climate Change Service, IPCC AR6 – Working Group I, Nature Climate Change

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