Meteo: FREDDO e temperature sotto zero, ecco quando
Estrema dinamicità nell'emisfero boreale, tra perturbazioni atlantiche e rimonte tiepide africane, possibile fase fredda da est!
Il freddo e le temperature sotto zero faticano e non poco a palesarsi, nonostante siamo già nel “periodo giusto”, soprattutto nelle ore notturne grazie al cielo sereno. Solo in alcune valli e zone di campagna la temperatura si è spinta, di notte, fin sullo zero. Siamo ormai in pieno autunno, ma le vere ondate di freddo ancora latitano in Italia, ma quantomeno per la prima volta dopo svariati anni l’autunno sta facendo l’autunno, o quasi. Spieghiamoci meglio: sono certamente tornate le perturbazioni atlantiche e anche importanti dosi di pioggia per le nostre montagne e le nostre dighe, ma c’è ancora qualcosina che non quadra dal punto di vista termico. Non a caso le nebbie faticano ad appalesarsi sulle regioni settentrionali e nelle valli, nonostante la presenza dell’alta pressione da qualche giorno.
La nebbia d’Autunno che non si forma più
La nebbia, che è sempre stato il simbolo dell’autunno in Italia e soprattutto in Val Padana, quest’anno fa davvero molta fatica, esattamente come negli ultimi autunni, complice una temperatura nel complesso un po’ più alta del normale e che inevitabilmente va a impedire la condensazione dell’umidità fino al 100%.
Negli anni ’70 e ’80 le nebbie padane erano una costante: tra novembre e gennaio si potevano contare anche 40–50 giorni di nebbia fitta ogni stagione, con visibilità inferiore ai 200 metri e temperature prossime allo zero per intere giornate. Oggi, secondo i dati del CNR e dell’ISAC di Bologna, la frequenza media delle nebbie persistenti in Pianura Padana si è ridotta di oltre il 40%, un calo impressionante dovuto al progressivo aumento delle temperature minime notturne e alla riduzione dell’umidità relativa media, che negli ultimi trent’anni si è abbassata di circa 5 punti percentuali.
L’effetto dell’isola di calore
Un altro fattore è la cosiddetta isola di calore urbana, tipica delle aree metropolitane come Milano, Bologna o Torino, dove il calore rilasciato dalle infrastrutture, dagli edifici e dal traffico impedisce il raffreddamento notturno necessario alla formazione della nebbia. In pratica, l’energia termica accumulata durante il giorno viene rilasciata lentamente nel corso della notte, mantenendo la temperatura dell’aria troppo elevata per raggiungere il punto di rugiada. Così, anche con alta pressione e umidità abbondante, la nebbia rimane confinata alle campagne o alle zone più lontane dai centri abitati.
Freddo e temperature sotto zero grandi assenti
Nelle ultime notti sono arrivate locali nebbie sulla Val Padana, specie tra Lombardia, Emilia e Veneto, ma si tratta di banchi isolati presenti principalmente nelle ore notturne e nelle prime ore del mattino. Per il resto governa ovunque il Sole grazie all’alta pressione che ci farà compagnia ancora per qualche ora. Questo tipo di nebbia si forma attraverso il classico irraggiamento notturno, ovvero la dispersione del calore accumulato dal suolo durante il giorno. Quando il cielo è sereno, l’aria calma e l’umidità abbondante, la superficie terrestre si raffredda rapidamente, fino a far condensare il vapore acqueo in microscopiche goccioline sospese. Bastano 1 o 2 °C in più, come avviene spesso negli autunni recenti, per impedire del tutto la formazione della nebbia.
Il fenomeno è strettamente legato anche alla stabilità. In presenza di alta pressione, le masse d’aria restano intrappolate nei bassi strati, e questo favorisce l’accumulo di umidità e inquinanti. Tuttavia, se le correnti in quota sono più miti o se il suolo non si raffredda abbastanza, il processo si inibisce. È per questo che da diversi anni la Val Padana, pur avvolta da anticicloni persistenti, risulta spesso tersa o velata da foschie, senza le classiche coltri nebbiose di un tempo.
Le piogge del weekend
Nel weekend arriveranno almeno due perturbazioni, entrambe destinate al Centro-Sud e alle isole maggiori, dove giungerà una discreta dose di pioggia, anche in questo caso molto preziosa per i bacini idrici del Meridione. Le temperature scenderanno di qualche grado ma si manterranno su valori autunnali. Queste piogge, pur non eccezionali, sono importanti anche perché gli autunni italiani, negli ultimi dieci anni, hanno registrato una riduzione media delle precipitazioni di circa il 15% rispetto al trentennio di riferimento 1981–2010. È un segnale di una stagione più variabile, caratterizzata da lunghi periodi secchi alternati a piogge intense e concentrate, che rendono più difficile la ricarica uniforme delle falde e dei bacini.
Ma il freddo vero quando arriva?
Ed ora veniamo al succo del discorso: ma il freddo quando arriva? Rispondiamo subito: per il momento non si intravedono ondate di freddo degne di nota all’interno del Mediterraneo nei prossimi 10 giorni. Dopo il passaggio di queste due perturbazioni sul nostro Stivale si prevede l’arrivo di aria più fredda dai Balcani, ma in un contesto avaro di precipitazioni. Nel frattempo l’alta pressione tornerà a inglobare Francia, Spagna, Germania, Svizzera, Nord Italia e Sardegna entro metà novembre, in particolar modo attorno al 14 del mese.
Il ritorno dell’alta pressione porterà un aumento delle temperature massime, con picchi addirittura di oltre 20 °C al Centro-Sud e sulle isole, mentre al Nord le minime notturne potrebbero scivolare anche sotto lo zero. Certamente non nevicherà, poiché il cielo risulterà sereno o poco nuvoloso, favorendo il fenomeno dell’irraggiamento notturno tipico di questo periodo. In presenza di alta pressione e calma di vento, infatti, l’aria a contatto con il suolo si raffredda più velocemente rispetto agli strati superiori, determinando la classica inversione termica: un capovolgimento della temperatura con l’altezza, che intrappola l’aria fredda e umida nei bassi strati, favorendo brinate e gelate nelle valli e nelle pianure interne.
Smog e freddo apparente
Questo fenomeno, molto comune in autunno e inverno, non solo contribuisce al raffreddamento delle pianure, ma favorisce anche l’accumulo di smog e polveri sottili. Nelle giornate anticicloniche, soprattutto in Pianura Padana, lo strato d’inversione può formarsi tra 200 e 400 metri d’altezza e restare stabile per giorni, limitando la dispersione degli inquinanti. Allo stesso tempo, determina notti più fredde e la comparsa di gelate mattutine, tipiche delle campagne e dei fondovalle.
insomma per certi versi potremmo definirlo un freddo apparente, poiché frutto semplicemente della dispersione del calore durante le ore notturne. sia chiaro pur sempre freddo poiché con temperature di zero gradi o anche meno occorrerà un abbigliamento da pieno inverno su pianure e Valli non solo a nord ma anche nelle zone interne del centro Italia.
Quindi notti più fredde in vista a metà novembre a tratti anche gelide e col rischio di qualche brinata o gelata. ma per il resto non si intravedono vere ondate di freddo capaci di portare la neve a bassa quota o in montagna. per questo occorrerà attendere quantomeno la terza decade di novembre su cui ci torneremo nei prossimi aggiornamenti.
Credit – Le previsioni meteo sono realizzate sui dati emessi dai centri di calcolo ECMWF (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts) ed il Global Forecast System (GFS), e NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) opportunamente revisionati e analizzati dal nostro team di esperti.
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