
Ma veniamo al significato di questa definizione: l’indebolimento del Vortice Polare favorisce ampie ondulazioni nella circolazione atmosferica. Queste generano le classiche onde che si vedono nelle carte meteorologiche, con discese di aria fredda e richiami di aria calda. I territori che si trovano nella discesa di aria fredda hanno un’irruzione di aria fredda e, di conseguenza, una diminuzione della temperatura, quindi clima rigido; le zone invece dove c’è il richiamo caldo hanno un’ondata di calore, con aumento delle temperature anche nei mesi invernali. Perciò l’indice polare negativo non equivale a un’ondata di freddo sicura, soprattutto in un contesto geografico limitato: in questo caso intendiamo l’Italia.

Può succedere, ad esempio, che con un indice del Vortice Polare (AO) negativo l’irruzione di aria fredda si diriga sulla Penisola Iberica e sull’Italia vi sia un fortissimo richiamo di aria mite dal Nord Africa. Così nella Penisola Iberica, magari in pieno inverno, si possono verificare addirittura bufere di neve e gelate per diversi giorni, mentre in Italia le temperature risultano estremamente miti, eppure abbiamo un Vortice Polare debole e un indice negativo. Dunque abbiamo estrema necessità di osservare le proiezioni dei modelli matematici nell’attuale contesto.

Abbiamo anche un altro indice negativo, quello dell’Atlantico Settentrionale (NAO), il quale sarebbe favorevole al traghettare dal Medio Atlantico verso il Mediterraneo perturbazioni oceaniche associate a basse pressioni. Anche in questo caso, comunque, ci sono varianti: può prevalere il Vortice Polare freddo con irruzioni da nord e ostacolare l’avanzata delle perturbazioni, oppure in alcune circostanze si può espandere oltre misura un regime di alta pressione. Sostanzialmente questi indici di comportamento del clima sono estremamente utili e importanti, ma da soli non fanno una previsione meteo.
Osservando le ultime elaborazioni del modello matematico americano, essendo già disponibili – mentre quelle europee saranno proposte tra qualche ora – vediamo un repentino cambiamento rispetto alle previsioni prospettate nelle ore precedenti, in particolare per la prossima settimana, che sembra essere un periodo estremamente cruciale del cambiamento: da un meteo autunnale mite, se non mitissimo, addirittura verso sembianze invernali. Sul fatto che ci possano essere sembianze invernali con i cambiamenti climatici incalzanti, abbiamo sempre notevoli difficoltà ad accettare questo tipo di previsione, e quindi abbiamo necessità di avere delle conferme, forse ancor più che per le ondate di caldo, visto e considerato che il globo si sta riscaldando e che a livello planetario vanno a prevalere le ondate di calore.

Quindi, in definitiva, il modello matematico americano ci prospetta una serie di espansioni verso sud delle masse d’aria artiche, con alcune aree di Europa che avrebbero una matrice di aria fredda proveniente dalla Scandinavia e dall’Artico Russo: aria piuttosto rigida, associata peraltro a profonde aree di bassa pressione, dunque anche a maltempo. Ciò vorrebbe dire anche nevicate a bassa quota che, oltre Alpe, sarebbero in pianura. Queste basse pressioni vengono indicate anche sul Mediterraneo, addirittura dalle Baleari in rotta verso l’Italia. La linea di tendenza per la seconda decade di novembre è estremamente invernale a questo punto, e salta il tipico meteo autunnale che vedrebbe invece il transito frequente di perturbazioni oceaniche e precipitazioni copiose.
Cosa potrebbe succedere alla fine di novembre con un’irruzione di aria fredda? Le variabili sono parecchie, dipende dall’entità dell’irruzione. Ricordo, ad esempio, alla data ben precisa del 29 novembre 2021, aria fredda proveniente dalla Valle del Rodano colpisce direttamente la Sardegna. Si veda foto in alto.
Nell’Isola, soprattutto nell’entroterra, si ebbero precipitazioni a carattere nevoso sino a quote collinari e, addirittura, in piena notte la neve riesce ad attecchire fin verso 200 metri di quota tra il Nuorese e il Cagliaritano.
Il 2021 è un periodo estremamente vicino ai giorni d’oggi e va preso in considerazione molto seriamente come precedente, innanzitutto, un evento nevoso colpisce una regione dal clima decisamente mite e a quote molto basse. Quindi abbiamo un evento meteo piuttosto rilevante in quel periodo che è solo fine novembre, ormai al termine dell’autunno meteorologico. Faccio anche un altro esempio, come nel 2024, fine novembre, quando un’irruzione di aria fredda molto intensa, proveniente dal Nord Europa, va a colpire l’Europa Centrale e le Isole Britanniche: si hanno nevicate a Londra, a Parigi e in tutta la Svizzera. In Svizzera si registrano nevicate fortissime perché il vento proveniente da nord genera una situazione definita di stau, cioè di sbarramento delle nubi, con nevicate da stau abbondantissime anche in centri urbani, tanto che alcuni registrano dei record di neve caduta in un solo giorno.
Sostanzialmente si mette per fine novembre in gioco un’opzione di ondata di freddo con fenomenologia anche importante, dato che ci sono in prospettiva anche delle aree di bassa pressione. Però attualmente siamo al 10 novembre: mancano circa una decina di giorni, anche più, a questo tipo di eventi meteo, ed è un periodo molto ampio. Sono necessarie delle conferme. Tuttavia, è molto interessante questa linea di tendenza prospettata dal modello matematico americano, di cui ci facciamo in questa fase portavoce, essendo una previsione appena diffusa.
La nostra è un’analisi di un modello matematico e ci possono essere errori previsionali anche ampi. Ho preferito parlare di questa tendenza anche perché l’irruzione di aria fredda sembra corposa soprattutto su alcune aree d’Europa, tra cui anche la regione alpina, e porterebbe temperature alla quota di 850 hPa su tutto il Nord Italia. Qui però entrano in gioco correnti che possono diventare di favonio e sfociare quindi in una situazione più mite successivamente all’irruzione di aria fredda.
La struttura prospettata dal modello vede un meteo da burrasca seguito poi da un anticiclone: insomma, una situazione di marcatissima variabilità atmosferica che è compatibile con il Vortice Polare indebolito e, non solo, con un indice Nord Atlantico (NAO) ancora negativo in quel periodo.
Ci aggiorneremo.