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Gelo siberiano a Febbraio 2026? l’ipotesi CFS e cosa potrebbe accadere, ma affidabilità zero

Federico De Michelis di Federico De Michelis
06 Ott 2025 - 19:05
in A Scelta dalla Redazione, Meteo News
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Analisi giornalistica: previsioni meteorologiche estreme di Gelo in Europa. Ad oggi questa è solo una proposta di lettura

Che cosa mostrano le mappe

(METEOGIORNALE.IT) Le immagini appaiono essere carte di geopotenziale / pressione al suolo (la prima) e di temperature a 850 hPa (la seconda), tratte da un modello CFS su orizzonti molto lunghi (forse un run a 9 mesi, considerando l’indicazione “+3408h” / “+3432h” che appare nelle didascalie).

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  • Nella carta del geopotenziale / pressione al suolo si vedono isobare fitte, zone di alta pressione molto estese (valori attorno a 1030–1045 hPa) e depressioni centrali in aree settentrionali e atlantiche.
  • Nella carta delle temperature a 850 hPa si notano anomalie fredde straordinarie su parte dell’Europa settentrionale / orientale (zone con valori come −36 °C), con fuoriuscite d’aria gelida che potrebbero lambire versanti centrali.

Queste carte presentano scenari “estremi”: valori di freddo molto marcati su ampi settori del continente. Ma appunto, “scenari” è la parola chiave. Non parliamo di certo di un evento meteo che ad oggi è previsto, queste previsioni hanno un’affidabilità simile allo 0%.

Tuttavia, come ampiamente evidenziato, perché non analizzare cosa potrebbe accadere?

 

Quanto vale una previsione così a lungo termine?

Prima di esplorare cosa “accadrebbe se” queste carte si realizzassero, occorre sottolineare i limiti.

Limiti e incertezze nei modelli a lungo termine

  • Caos atmosferico e sensibilità iniziale. L’atmosfera è un sistema caotico: piccole variazioni nelle condizioni iniziali amplificano gli errori man mano che ci si spinge lontano nel tempo. Le previsioni che vanno oltre 10–14 giorni perdono buona parte di affidabilità.
  • Uso di ensemble e spread. I migliori centri usano previsioni a ensemble, ossia decine di simulazioni leggermente diversificate, per stimare vari scenari possibili e la loro probabilità. Questo aiuta a “coprire” l’incertezza. Se le simulazioni divergono molto (“spread grande“), significa che non c’è consenso e la previsione è molto incerta.
  • Scarsa skill a grandi lead time. Le previsioni stagionali (a mesi di distanza) e le proiezioni oltre il range medio sono strumenti probabilistici, non deterministici. E anche in quel contesto, la “skill” (capacità di prevedere con buon margine) è spesso modesta, specialmente per variabili puntuali o eventi estremi locali.
  • Modelli diversi → risultati divergenti. Un modello può proporre un’uscita gelida estrema, un altro una situazione più moderata. Non basta un solo run: occorre che scenari simili emergano da diversi modelli e da ensemble multipli per avere un certo grado di affidabilità.

In sintesi: queste carte estreme, se provenienti da un run singolo a +300–400 giorni, devono essere considerate “esperimenti numerici“, scenari limite, non vere previsioni certe.

 

Se quell’evento si realizzasse: impatti possibili (una settimana – dieci giorni)

Immaginiamo per un momento che davvero l’Europa (o parte di essa) fosse investita da un’ondata gelida così intensa per circa una settimana o dieci giorni. Cosa potrebbe succedere, con focus su Italia / Europa.

 

In Europa settentrionale e orientale

  • Temperature drasticamente sotto lo zero per più strati atmosferici. Con 850 hPa a −30…−36 °C, lo strato d’aria che giunge alle quote medie sarebbe fortemente gelido.
  • Neve estesa anche a quote basse, se accompagnata da umidità. Precipitazioni gelide, con formazione di ghiaccio su superfici.
  • Stress sulla rete energetica: forte domanda di riscaldamento, possibile incremento dei consumi elettrici e del gas.
  • Problemi infrastrutturali: strade ghiacciate, trasporti ferroviari e aerei rallentati o bloccati, interruzioni di servizi.
  • Impatti agricoli e su piante: gelate intense potrebbero danneggiare colture, alberi in fiore (se fosse in un periodo tardivo), infrastrutture agricole.

 

In Italia (più probabile nelle regioni del Nord o zone montane, ma con potenziale impatto anche alle pianure)

  • Nelle zone alpine e prealpine: gelate intense notturne, rischio di neve. Le catene montuose farebbero da bacino naturale per freddo e neve.
  • Nelle zone di pianura (Lombardia, Emilia, Veneto), con valori gelidi ai 850 hPa, le temperature al suolo potrebbero scendere di parecchi gradi sotto lo zero, specie la notte.
  • Rischio di gelate tardive: se si verificasse fuori stagione, piante delicate, vigneti, frutteti potrebbero subire danni alle gemme dopo un eventuale inizio mese, fine gennaio mitissimo, e anomalo.
  • Disagi nei trasporti su strada (ghiaccio), possibili interruzioni locali dell’elettricità se la domanda diventa molto elevata.
  • In caso di precipitazioni in quota, neve che può cadere a quote relativamente basse se il ghiaccio domina.

Durata

Un’ondata del genere difficilmente resterà stabile per 10 giorni interi con identica intensità su tutta l’Europa: le dinamiche atmosferiche (fronti, recuperi anticiclonici locali, alimentazione da correnti esterne) tendono a “rompere” la continuità. Spesso il cuore del freddo dura pochi giorni e poi si attenua o si sostituisce con correnti più miti.

 

Qualche esempio storico

  • Febbraio 1956: spesso citato come “il gelo più forte del secolo” in Italia. Quel periodo vide masse d’aria continentali gelide invadere tutta l’Italia per diversi giorni, con temperature pluviali molto ridotte e nevicate anche in pianura.
  • Gennaio 1985: freddo marcato su molte regioni europee con gelo intenso e neve anche su zone normalmente temperate.
  • Febbraio 2012: ondata di gelo su Europa orientale con ripercussioni anche centrali, ma non con la potenza estrema che queste carte mostrano.

Questi eventi mostrano che ondate di gelo intenso possono verificarsi, ma spesso hanno durata limitata (alcuni giorni) e vengono modulate da correnti laterali, retroazioni, cambiamento di schema barico.

 

In che misura possiamo credere a queste mappe?

Guardando le carte che proponi, è ragionevole pensare che esse siano esperimenti modello estremi, non previsioni affidabili. È come un “scenario limite” usato per testare la risposta del modello. Non ci si può scommettere che accadrà così.

Se da diversi anni ogni inverno emergono mappe “gelo biblico“, è spesso perché il sistema numerico, con le sue configurazioni e parametri, tende a generare nudges estremi che attirano l’attenzione, ma che nella realtà spesso non mantengono coerenza con le osservazioni.

Una previsione stagionale realistica non dice “-36 °C in tutto il Nord Italia per 10 giorni”, ma propone probabilità di anomalie fredde o miti, zone con maggiore probabilità di disagio, possibili episodi.

Inoltre, modelli come CFS  hanno capacità di predizione climatica (anomalie stagionali) ma scarsa precisione nel dettaglio meteorologico locale per eventi estremi.

 

Facciam un approccio più ragionato

  • Se vedessi queste carte su un sito meteo, un social network, dovresti trattarle come spunti, non come “previsione concreta”.
  • Verifica se altri modelli (ECMWF, GFS, ensemble multipli) mostrano qualcosa di simile; se sì, l’evento acquista credibilità.
  • Guarda lo spread dell’ensemble: se tutte le corse mostrano gelo intenso, allora c’è segnale. Se solo una, è probabilmente rumore.
  • Considera le teleconnessioni (NAO, AO, condizione stratosferica) che possono modulare l’arrivo del freddo o impedirlo.

 

Qualche considerazione finale

Se anche solo una parte dello scenario si realizzasse, l’Europa (e l’Italia in particolare) potrebbe vivere una settimana o poco più di freddo severo, con neve e disagi, ma non le proporzioni “apocalittiche” di un’ipotetica mappa uniforme a −36 °C per vastissime zone. Il sistema atmosferico raramente consente eventi tanto perfettamente sincronizzati su scala continentale a lungo termine.

Città come Firenze, Roma, Milano, Berlino, Parigi e Madrid potrebbero sperimentare condizioni molto diverse da quelle mostrate nelle carte estreme.

 

Credits

  • European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF) – Seasonal Forecasts
  • NOAA Climate Prediction Center – Climate Forecast System
  • World Meteorological Organization – Extreme Weather Guidelines
  • ECMWF Quality of Forecasts
  • NOAA Climate.gov – Understanding Seasonal Climate Outlooks
  • WMO Guidelines on Definition and Characterization of Extreme Weather Events
  • PMC – On the Reliability of Seasonal Climate Forecasts
  • ECMWF SEAS5 Long-Range Forecasting System
  • NOAA National Centers for Environmental Information – Climate Forecast System
  • WMO World Weather and Climate Extremes Archive

  (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: affidabilità previsioni stagionaliensemble meteorologicigelo Europageopotenziale atmosfericoinverno estremomodelli CFSneve europaondate freddeprevisioni meteo estremetemperature 850 hPa
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Federico De Michelis

Federico De Michelis

Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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