
(METEOGIORNALE.IT) Sono sicuro che molti di voi avranno sentito parlare del temporale autorigenerante. Si tratta di un fenomeno meteo molto pericoloso. In questo articolo lo andiamo ad analizzare. Parleremo anche del rischio che ci sarà da qui ai prossimi mesi.
Un’introduzione
L’atmosfera immagazzina costantemente energia, che viene rilasciata in parte attraverso la condensazione del vapore acqueo. In alcune circostanze, però, il calore latente si libera in maniera brusca e violenta. Stiamo parlando dei temporali. Che da millenni affascinano l’uomo. Ma in alcuni casi, molto rari per fortuna, esistono dei fenomeni talmente intensi che possono persistere per molte ore sempre nello stesso territorio.
Questi episodi vengono definiti temporali autorigeneranti, e sono spesso la causa principale di nubifragi improvvisi e di alluvioni lampo, spesso con conseguenze tragiche. Ricordiamo subito una cosa. Non si tratta di eventi eccezionali in sé e per sé. In Italia si manifestano con una frequenza regolare, soprattutto nei mesi autunnali.
Non sono rari…
Durante l’estate, infatti, il mare accumula calore in modo progressivo. Quando arriva l’autunno, l’aria tende a raffreddarsi, ma le acque marine restano ancora particolarmente calde, talvolta superiori ai 24-25 gradi (quest’anno forse ancora di più!).
Questo forte contrasto termico tra l’aria più fresca in arrivo dall’alto e l’aria umida e calda presente in basso rappresenta la condizione ideale per innescare moti convettivi. E fin qui non ci sarebbe nulla di particolare. Se non fosse che questo fenomeno rimane bloccato che può insistere su un territorio limitato per ore e ore.
Sono dei tipi particolari di multicella
I temporali autorigeneranti appartengono alla categoria dei sistemi multicellulari, ossia insiemi di più celle temporalesche che si sviluppano una accanto all’altra, tramite una struttura organizzata molto ben precisa. Il meccanismo è il seguente: mentre una cella va incontro al suo naturale esaurimento, un’altra si forma subito a poca distanza, alimentata dall’aria calda e umida che continua a salire verso l’alto.
Per chi osserva da terra, il fenomeno sembra immobile, come se il temporale fosse bloccato sempre nello stesso punto, ma in realtà al suo interno si susseguono continuamente nuove celle. Di solito, il tempo medio di vita di una cella singola è di circa 30-45 minuti, perché poi si dissipa automaticamente. Ma nel caso di sistemi con più celle questo processo può durare anche diverse ore.
Alcune peculiarità
I Pennacchi temporaleschi (che si chiamano cumulonembi In termine tecnico) tendono a inclinarsi per effetto dei venti presenti negli strati superiori dell’atmosfera. Ciò impedisce l’interferenza diretta tra le correnti ascendenti (che rendono vivo il temporale) e quelle discendenti (che tenderebbero a dissiparlo).
Grazie a questo delicato equilibrio il temporale riesce a mantenersi attivo anche per molte ore. Se poi le correnti in quota sono ostinatamente Nella sesta direzione, spesso perpendicolare alla costa, allora capite che il problema diventa serio.
Le zone più a rischio sono la Liguria e la Toscana. In assoluto le aree più interessate quando in autunno arrivano le famigerate correnti meridionali. Ma non si possono escludere fenomeni un po’ in tutte le coste italiane. Tante volte è capitato di avere alluvioni lampo in Sardegna, Sicilia, Lazio, Campania e via discorrendo. (METEOGIORNALE.IT)
