Cosa sta cambiando nell’atmosfera
(METEOGIORNALE.IT) Una novità sensazionale emerge dai modelli matematici di previsione: infiltrazioni di aria umida e fresca in quota tenderanno a innescare un’escalation temporalesca a partire da martedì 12. I fenomeni non si limiteranno alle regioni alpine e prealpine, perché rivedremo i temporali anche sull’Italia centrale, in alcune aree dell’Italia meridionale e perfino nelle zone interne della Sardegna.
Previsione ICON appena emessa: mappe
Quando e dove scoppiano i temporali
Tra mercoledì 13 i temporali saranno ancora presenti e potranno risultare molto diffusi su molte regioni. Giovedì 14 si aggiunge un’altra novità rilevante: i temporali raggiungeranno anche alcune aree della Pianura Padana centro-occidentale e si svilupperanno nelle zone della Sicilia, oltre che — come detto — nelle aree interne della Sardegna. Tutto ciò succederà in un contesto di caldo tropicale, con temperature diffusamente superiori a 35 °C e umidità elevatissima.
Il ruolo decisivo di caldo e umidità
Soprattutto sulla Pianura Padana la temperatura risulterà non solo molto elevata e sopra la media, ma accompagnata da tassi di umidità paragonabili a quelli del Golfo del Messico. Ciò vuol dire che si innescheranno celle temporalesche di violenza estrema, con possibilità di trombe d’aria, grandinate e nubifragi a macchia di leopardo. Non si parla comunque di fenomeni uniformemente diffusi, anche se la fenomenologia appare sorprendentemente superiore rispetto alle previsioni precedenti: è questa la novità che emerge in questo momento.
Perché aumenterà l’instabilità
Una sorta di “ferita” dell’anticiclone sul Nord — alimentata da correnti in arrivo da nord-est — insieme a una goccia di aria più fredda in quota andrà a innescare la cosiddetta instabilità atmosferica, favorendo temporali anche molto intensi. In quota avremo aria davvero fresca, o meglio appena più fredda: se al suolo avessimo avuto temperature inferiori e umidità più bassa, questi temporali non si sarebbero formati; invece i modelli li prospettano proprio per l’abbinamento di caldo e vapore.
Cosa dicono i modelli
È molto difficile prevedere nel dettaglio, ma alcune indicazioni si delineano. Con il modello tedesco i fenomeni appaiono più aggressivi, mentre il modello del Centro Meteo Europeo (ECMWF) risulta meno incisivo, e si è in attesa di consultare l’ultima emissione. Il modello americano GFS individua i temporali — e in un certo senso li anticipava, perché li aveva previsti in precedenza — seppure non agli stessi livelli del modello tedesco. Il modello francese ad alta risoluzione mette in conto temporali decisamente meno diffusi rispetto al tedesco: più che altro su Alpi e Prealpi, con comparsa dei fenomeni verso giovedì lungo la dorsale appenninica, poi qua e là verso l’Appennino centrale e meridionale e nelle zone interne della Sardegna.
Fenomeni attesi: intensi ma isolati
Da tutto questo si può intuire che qualcosa sta cambiando: l’estrema risalita dell’umidità e le temperature altissime sulle aree continentali favoriranno l’innesco di instabilità. I temporali potranno essere grandinigeni, perché durante un’avvezione calda si realizzano condizioni ideali allo sviluppo di celle con grandine. A mio avviso avremo fenomeni isolati ma abbastanza concentrati e intensi. Forse il modello tedesco esaspera un po’ i picchi, tuttavia parliamo di un sistema con eccellente risoluzione e ottime performance, capace talvolta di individuare questi episodi in anticipo rispetto ad altri modelli. Intanto il grande caldo continuerà ad aumentare per qualche giorno, specie sulle aree continentali.
Notti tropicali nelle città: il peso delle isole di calore
Un altro punto cruciale: nelle città e nelle aree urbane vivremo già stanotte temperature notturne che difficilmente scenderanno sotto i 30 °C. Mi riferisco a centri come Torino, Milano, Roma, e — verosimilmente — Bologna, Verona, Padova: tra i palazzi sarà difficile che domani mattina all’alba la temperatura sia sotto 30 °C. Anche ove scendesse di poco, saremmo su valori appena inferiori. Le isole di calore urbano producono un caldo notturno marcato e, paradossalmente, di giorno in alcuni punti si misurano valori inferiori rispetto alla campagna: è una dinamica tipica dell’urban heat island.
Credit: l’articolo è stato redatto su analisi scientifica con dati dei modelli matematici ICON e ARPEGE. (METEOGIORNALE.IT)




