MeteoGiornale Production

Oggi è il 6 Agosto, ricorrenza del peggior disastro atomico. E ancora si parla di bombe

Hiroshima, Nagasaki e il timore di una nuova guerra nucleare

Il fungo atomico visto dall'aereo a distanza di sicurezza delle due esplosioni atomiche: Nagasaki e Hiroshima.
Il fungo atomico visto dall’aereo a distanza di sicurezza delle due esplosioni atomiche: Nagasaki e Hiroshima.

Un arsenale che può annientare il pianeta
Nel 2025 il globo ospita circa 12.241 ordigni atomici, quasi tutti concentrati trai Russia e Stati Uniti, che detengono insieme il 90 % del totale. Malgrado la diminuzione di bombe rispetto agli oltre 70 000 dispositivi degli anni Ottanta, la capacità distruttiva resta più che sufficiente a cancellare la civiltà umana, distruggere ogni forma di vita sulla Terra. La Cina amplia rapidamente il proprio parco bellico, aggiungendo in media cento testate l’anno dal 2023 e sfiorando pare almeno 600 bombe atomiche.

Little Boy, la bomba che fu sganciata 80 anni fa su Hiroshima.

Dall’ombra di Hiroshima alla Guerra Fredda
Alle 08:15 del 6 agosto 1945 la bomba “Little Boy” esplose su Hiroshima, imprimendo, come vaporizzate in ombre sagome umane sui muri di cemento e l’asfalto. Nacque l’epoca in cui l’umanità scoprì di poter distruggere se stessa. Tre giorni dopo, Nagasaki subì lo stesso destino. Da quel momento la corsa agli armamenti si accentuò: l’“equilibrio del terrore” della Guerra Fredda, dominato da Mosca e Washington, mantenne una tregua precaria per decenni.

E attualmente non siamo molto distanti da quei giorni. Soprattutto due Paesi hanno in mano le sorti di questo Pianeta, l’unico dove possiamo vivere.

Solo una parola: distruzione.

Nuove tecnologie. L’Orologio dell’Apocalisse segna oggi 89 secondi alla mezzanotte, il punto più vicino alla catastrofe da quando esiste il simbolo. Siamo spesso vicini allo scontro, che dalle parole di recente è passato ai fatti con il dispiegamento di ordigni atomici verso un altro Paese.

L’invasione dell’Ucraina ha riportato sul tavolo l’ipotesi di usare bombe a fissione “tattiche”, mentre l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei sistemi di lancio introduce il rischio di decisioni fulminee sottratte al vaglio umano. E si, quell’intelligienza non umana che non è il ChatGTP e altro che in tanti oggi usano, ma che va molto oltre, che è in grado di prendere decisioni al posto dell’uomo, e che l’uomo non intende frenare, che ha la potenza distruttiva anche maggiore di tutte le atomiche messe assieme.

La Russia è un grosso pericolo

• La Russia dispone di oltre 1.900 testate a raggio ridotto, pronte a essere montate su vettori convenzionali.
• Gli algoritmi impiegati nei centri di comando possono accelerare l’escalation per semplici errori di calcolo. E nessuno voglia che una intelligienza artificiale sfugga al comando dell’uomo per innescare atti innominabili.
• Il concetto di conflitto “limitato” è una grande “balla”. Quando si parla di bombe atomiche la distruzione è inevitabile, ed va ben oltre l’esplosione del omento.

Solo una parola: distruzione.

Italia sotto il mirino nucleare
Le basi italie di Aviano e Ghedi custodiscono bombe B61 statunitensi; ciò rende automaticamente il territorio italiano un bersaglio in qualunque scenario di confronto atomico. Questa presenza, poco discussa nel dibattito pubblico, ricorda quanto l’Alleanza Atlantica leghi il destino del Belpaese alle strategie di NATO e Pentagono.

Giusto o sbagliato che sia avere le atomiche sul territorio del nostro Paese, 6 e 9 Agosto 1945 sono due date simbolo che, quando ero piccolo e fino a oggi, sono fisse nella mia mente, mi fanno riflettere profondamente su quegli eventi distruttivi che spesso vengono minacciati come mezzo di deterrenza, ma che potrebbero sfuggire al controllo umano, oggi molto più di ieri, domani ancor peggio, perché stiamo creando entità parallele all’uomo prive di sentimenti, che possono decidere al nostro posto e distruggere la nostra civiltà in poche ore.

Ottant’anni dopo la luce accecante sopra Hiroshima, poi quella di Nagasaki, la memoria diretta di quell’orrore dovrebbe essere un monito per porre fine a questo gioco di forze, ma non sarà così, e chissà cosa ci riserva il futuro. L’umanità continua a restare sull’orlo dell’abisso, affidando la propria sopravvivenza a sistemi tecnologici fallibili.