In un nostro precedente articolo avevamo trattato un approfondimento meteo climatico molto interessante. Il possibile arrivo de La Niña. Ma le ultime analisi hanno leggermente cambiato questo scenario. Potremmo evidenziare una possibile anomalia legata all’ENSO Modoki, una variante decisamente meno conosciuta, ma comunque che merita di essere esposta.
Cosa era emerso
All’inizio dell’estate le simulazioni climatiche stagionali di lunghissimo periodo avevano proposto un raffreddamento progressivo delle acque nel settore orientale dell’Oceano Pacifico equatoriale. Di solito, un evento simile interpretato come un preludio a una probabile transizione verso una fase di Niña.
Il tutto a cavallo tra autunno e inverno, perché sappiamo che queste teleconnessioni non sono certo istantanee. Ma adesso la musica potrebbe cambiare. L’indice EMI (ENSO Modoki Index) sta mostrando un incremento costante da agosto fino a dicembre.
Facciamo un approfondimento
Stiamo parlando di una una variante ben poco conosciuta dell’oscillazione ENSO (El Niño-Southern Oscillation). A differenza del caso comune, le anomalie termiche non si manifestano nella zona est dell’Oceano Pacifico, ma nella regione centrale.
Come è facile intuire, questo cambiamento nella distribuzione delle temperature marine produce effetti del tutto differenti sulla circolazione atmosferica globale. Anche l’Europa e l’Italia potrebbero risentire di queste anomalie, con ripercussioni ancora difficili da quantificare. Questo perché già in una fase di Nina gli effetti sarebbero minori sul nostro Paese, ma in tale caso bisogna di nuovo rifare la trattazione.
Periodo autunnale e invernale: una nuova riformulazione
Per i mesi a fine 2025 dobbiamo riproporre un nuovo scenario. Il Pacifico centrale continua a riscaldarsi, mentre il settore orientale non mostra i segnali tipici di un raffreddamento sufficiente a confermare pienamente l’arrivo di La Niña.
Di conseguenza, tale fatto potrebbe indicare un’evoluzione verso una fase Modoki in piena regola, con un picco di intensità proprio tra la fine dell’anno e l’inizio del nuovo. Ma al di là di queste trattazioni tecniche, cosa comporterebbe per noi?
Gli effetti sull’Europa
In Europa occidentale questa fase è associata a stagioni invernali più miti, con temperature superiori alla media, anche in epoche passate. Al tempo stesso, il Bacino del Mediterraneo potrebbe essere soggetto a precipitazioni più frequenti e irregolari.
In tale occasione, potremmo subire un flusso atlantico meno stabile e più perturbato, con lunghe fasi meteo piovose e rimonta anticicloniche di una certa consistenza. Il comune denominatore però dovrebbe essere l’assenza di freddo.
Sappiamo che gli inverni oramai non sono più come una volta e le fasi meteo nevose a bassa quota si conteranno, tanto per cambiare, ancora una volta col contagocce. Questo perché il riscaldamento globale ha stravolto il clima mondiale e ovviamente anche le stagioni fredde italiane, a prescindere dalle teleconnessioni globali.
