C’è una domanda che mi si pone spesso e che ritengo fondamentale per comprendere l’attuale incertezza meteorologica: potremmo avere, dopo un Giugno caldissimo, un Luglio e un Agosto dal clima decisamente più fresco rispetto agli altri anni? I modelli matematici stagionali dicono di no, ma potrebbero sbagliarsi.
Qui tocchiamo uno dei nodi cruciali della previsione meteorologica moderna. I modelli stagionali offrono una stima approssimativa di linee di tendenza che si basa sulla statistica e sul trend meteoclimatico degli ultimi anni, partendo da un dato iniziale che viene poi elaborato dal modello matematico su larga scala. Ricerche europee sui sistemi di previsione stagionale evidenziano come questi modelli si occupino soprattutto di anomalie climatiche e abbiano limitazioni significative nella previsione di fenomeni a breve termine.
Il tempo atmosferico, invece, è un’altra cosa completamente diversa. Ci possono essere altre forme di anomalia che i modelli non riescono a catturare. Ad esempio, il grande caldo che si sta verificando sull’Oceano Atlantico a ridosso delle Isole Britanniche potrebbe accelerare l’intensità delle basse pressioni che, una volta raggiunta la zona britannica, si porteranno verso est. Sempre che non vi sia l’anticiclone africano come è capitato in questi giorni.
Tuttavia, avere un anticiclone africano esteso sino alla Germania per settimane consecutive, ai giorni d’oggi, lo vedo abbastanza difficile al momento. Se nel 2050 questo dovesse capitare, allora sarà un’altra storia. Studi pubblicati su Nature mostrano come le ondate di calore marine del 2023 nell’Atlantico settentrionale siano state principalmente causate da venti anomalamente deboli che hanno portato a un estremo assottigliamento del strato superficiale dell’oceano.
Quella anomalia termica, chiamata onda di calore marino, che si verifica sull’Oceano Atlantico orientale può aumentare l’intensità delle basse pressioni e quindi avere maggiore forza nei confronti dell’anticiclone africano, spingendosi con vigore e anche irruenza verso sud-est, addirittura verso la Francia e poi verso l’Italia, cambiando completamente lo scenario meteorologico dei mesi a venire.
Ricerche internazionali sulle marine heatwaves confermano che questi fenomeni hanno impattato profondamente gli ecosistemi marini su vaste aree degli oceani mondiali, richiedendo una comprensione migliorata delle loro dinamiche e prevedibilità. Il problema è che questa ipotesi non viene presa in considerazione da nessun modello matematico stagionale, anche se per Agosto vedono un incremento delle precipitazioni.
Su questo si possono fare delle ipotesi che vedremo, ma tornando al punto precedente, ovvero sul rinforzo delle basse pressioni, si potrebbe ipotizzare per i prossimi due mesi – quindi Luglio, Agosto e anche la prima parte di Settembre – una sorta di prova di forza tra le basse pressioni che vanno a sbattere verso le Isole Britanniche e l’anticiclone africano.
Una sorta di situazione mista dove avremo l’alta pressione che sale verso nord e subito dopo le basse pressioni che sprofondano verso sud. Questo potrebbe succedere anche se i modelli matematici stagionali non lo visualizzano. Studi sui limiti della previsione stagionale nel Mediterraneo evidenziano come la prevedibilità della siccità sia stagionalmente e spazialmente variabile, con particolare difficoltà nelle regioni extratropicali.
Ma i modelli matematici a più breve termine vedono al momento qualcosa del genere: le correnti oceaniche sprofondano verso il sud allontanando la forza dell’anticiclone africano. Però, come abbiamo detto, non avremo temperature sotto la media di riferimento. Questo perché sia le terre emerse che i mari attorno all’Italia sono molto caldi.
Il mare attorno all’Italia segna temperature che vanno sino a 5-6°C sopra la media, anche se forse ora la media di riferimento, passata a quella di Luglio, si è ridotta perché Luglio ovviamente ha un mare mediamente più caldo rispetto a Giugno. Il mare resta sempre e comunque caldissimo, e quindi non possiamo attenderci basse temperature rispetto alla media.
Peraltro, quando si parla di temperature superficiali del mare, secondo ricerche approfondite sui dati Argo, la temperatura è aumentata addirittura fino a 600-700 metri di profondità nel Mar Mediterraneo. Non di certo di 6°C, ma man mano che si va verso il fondo l’aumento si riduce sensibilmente, anche se si propaga durante tutto l’anno.
Studi di lungo periodo evidenziano un trend di riscaldamento del Mediterraneo di 0.035°C all’anno negli ultimi 38 anni, con un incremento particolare per le temperature massime estive. Gli strati superiori (0-700m) del Mediterraneo mostrano un trend di temperatura di 0.041°C all’anno, corrispondente a un aumento annuale del contenuto di calore oceanico di 3.59 W/m².
Anche un lieve aumento della temperatura può causare cambiamenti sul tempo atmosferico – parliamo di temperatura marina ovviamente. Questo perché gli oceani hanno assorbito oltre il 90% del calore in eccesso intrappolato nel sistema climatico terrestre a causa del riscaldamento globale indotto dall’uomo, come confermano dati NOAA.
Allora, per concludere, se da una parte le previsioni stagionali ci mettono davanti a due mesi di gran caldo e il rischio che vi siano onde di calore anche a Settembre, dall’altra parte io osserverei un po’ quello che succede a nord-ovest. Se prenderanno forza precocemente le aree di bassa pressione sulle Isole Britanniche sfruttando la calura del mare, cosa molto probabile secondo le ultime ricerche, potremmo assistere a un cambiamento significativo.
Il punto centrale della questione è che i modelli stagionali hanno delle limitazioni intrinseche. Studi sui sistemi di previsione europei mostrano come la abilità predittiva di questi sistemi sia appena sopra la climatologia, con probabilità che migliorano significativamente solo quando consideriamo anni con segnali ENSO intensi.
La prevedibilità stagionale nel Mediterraneo rimane una sfida formidabile. Ricerche sui regimi meteorologici mediterranei evidenziano come la prevedibilità sia limitata e come sia necessario un approccio multidisciplinare per migliorare le informazioni climatiche e i servizi meteorologici.
Ma c’è un altro aspetto da considerare: le marine heatwaves stanno diventando sempre più intense e frequenti. Proiezioni per il 21° secolo indicano che molte parti dell’oceano raggiungeranno uno stato quasi permanente di marine heatwave entro la fine del secolo. Nel Mediterraneo, le proiezioni mostrano che potrebbero verificarsi almeno una marine heatwave di lunga durata ogni anno, fino a tre mesi più lunghe e 42 volte più severe degli eventi attuali.
L’impatto di questi fenomeni si estende anche sulla terraferma. Le acque calde alimentano gli eventi meteorologici estremi, come abbiamo visto durante la Tempesta Daniel nel 2023, che ha ucciso quasi 6.000 persone ed è stata resa 50 volte più probabile e 50% più intensa dalle elevate temperature superficiali del mare nel Mediterraneo.
Quello che stiamo osservando è un cambiamento paradigmatico nei pattern meteorologici. Ricerche sui cambiamenti climatici abrupti nel Mediterraneo occidentale documentano come, a partire dal 2005, la struttura di base degli strati intermedi e profondi sia cambiata bruscamente, con eventi significativi di formazione di acque dense che producono grandi quantità di masse d’acqua più calde, salate e dense di quanto mai osservato prima.
Insomma, ci aggiorneremo con i prossimi bollettini meteo per capire se avremo un’influenza decisa anche sul meteo estivo in Italia. Ma una cosa è certa: stiamo navigando in acque inesplorate dal punto di vista climatico. I modelli tradizionali si basano su pattern del passato che potrebbero non essere più applicabili alla nuova realtà climatica che stiamo vivendo.
Analisi sui sistemi di previsione climatica evidenziano come i modelli di machine learning stiano emergendo come strumenti complementari ai modelli fisici tradizionali, ma anche questi devono confrontarsi con la rapidità e l’intensità dei cambiamenti in corso.
La sfida per i meteorologi e climatologi moderni è quella di integrare le nuove dinamiche climatiche nei modelli predittivi. Questo richiede non solo tecnologie avanzate e maggiori capacità computazionali, ma anche una comprensione più profonda dei meccanismi fisici che guidano questi cambiamenti rapidi nel sistema climatico terrestre.
Quello che è certo è che stiamo vivendo un’epoca di transizione climatica in cui le certezze del passato non possono più guidare le nostre previsioni. La matematica dei modelli climatici deve costantemente adeguarsi a una realtà che cambia più velocemente delle nostre capacità di comprenderla e prevederla. E in questo contesto di incertezza crescente, diventa ancora più importante monitorare costantemente i segnali che arrivano dall’oceano e dall’atmosfera, perché potrebbero indicarci cambiamenti imminenti che i modelli tradizionali non riescono ancora a catturare.