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Mi sono trasferito a New York, stipendio 24.000 dollari al mese. Scopriamo assieme l’America

Maria Trevisan di Maria Trevisan
05 Giu 2025 - 11:20
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Viaggi e Clima
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Vivere tra due Mondi: la mia vita da italiano nel cuore del New Jersey

(METEOGIORNALE.IT) Questa è la storia di un italiano che vent’anni fa ha fatto le valigie e ha attraversato l’oceano per trasferirsi negli Stati Uniti d’America. Ma non è la solita storia da film. È un racconto vero, vissuto, fatto di radici, scelte coraggiose e una nuova quotidianità in bilico tra due mondi.

 

Un italiano a stelle e strisce

Mi chiamo Marco, sono originario del Molise, terra incastonata tra montagne e mare, dove l’aria sa ancora di pane e salsedine. Sono cresciuto sulla costa adriatica, dove d’inverno il freddo punge ma non affonda, e d’estate il sole ti accarezza la pelle e ti accoglie in un’eterna domenica.

Oggi vivo in una tranquilla cittadina del New Jersey, a meno di un’ora da New York City. Non vivo proprio la Grande Mela, ma una periferia verdissima e molto più vivibile, soprattutto per chi ha una famiglia. È qui che ho costruito il mio nuovo mondo, insieme a mia moglie – americana, texana – e ai nostri due figli di 10 e 12 anni.

 

Il primo impatto: un altro universo

Quando sono arrivato negli Stati Uniti, tutto sembrava immenso: le strade, le auto, i supermercati, i paesaggi. Anche il silenzio sembrava più grande. Ricordo ancora il primo inverno, uno di quei momenti in cui pensi: ma chi me l’ha fatto fare?

Io, che venivo da un clima mite, mi sono trovato a spalare neve alta mezzo metro all’alba, prima di andare al lavoro. Il gelo di gennaio nel New Jersey non fa sconti: temperature sotto zero, vento gelido e giornate corte. Ma poi arriva la primavera, e la natura qui esplode. Boschi, laghi, ciliegi in fiore. E allora ti rendi conto che, in fondo, tutto ha un senso.

 

Un mestiere che parla la mia lingua

Sono ingegnere edile, laureato in Italia. E qui, a sorpresa, la mia laurea ha contato. Dopo pochi mesi dal mio arrivo ho trovato lavoro in una grande impresa di costruzioni. Contratto a tempo indeterminato, sì, ma con la consapevolezza che qui in America “permanent” vuol dire “finché serve”. I contratti possono essere interrotti da un giorno all’altro, senza troppi preavvisi. L’ho provato sulla mia pelle, ma per fortuna non sono mai rimasto senza lavoro per più di qualche settimana. Lo Stato, in quel caso, mi ha sostenuto con un’assistenza adeguata.

Mia moglie è anche lei ingegnere. Lavoriamo nello stesso settore, ci confrontiamo, ci sosteniamo. Il nostro reddito familiare è solido: 24.000 dollari al mese, a cui si aggiungono bonus annuali che possono essere davvero generosi – un anno ho ricevuto 50.000 dollari di premio. Ma attenzione: qui la vita è costosa. Molto più che in Italia. Dalla spesa quotidiana all’assicurazione sanitaria (che bisogna pagarsi), ogni voce del bilancio pesa.

 

La casa americana: spazio, luce, respiro

Viviamo in una casa di 300 metri quadri, con un giardino che sembra un parco. Le case qui, specie fuori città, hanno spazi che in Italia possiamo solo sognare. Tre bagni, sala hobby, lavanderia, garage doppio. Ma serve anche una buona dose di manutenzione e organizzazione. I quartieri sono ordinati, quasi perfetti, ma a volte un po’ freddi. Nessuno suona il campanello senza preavviso, i rapporti di vicinato sono civili, ma distanti.

 

Cultura e abitudini: un altro ritmo

All’inizio è uno shock. Gli orari, le regole non scritte, la distanza nei rapporti sociali. Qui il rispetto per la privacy è sacro, ma questo si traduce anche in un certo isolamento. In Italia bastava scendere sotto casa per chiacchierare con un vicino. Qui ci si saluta da lontano. Ma poi ti abitui, e trovi altri modi per sentirti parte della comunità.

In compenso, la mentalità lavorativa americana è stimolante. Si premia il merito, si incentivano le idee. Non contano tanto i titoli, quanto quello che sai fare. E se lavori bene, i riconoscimenti arrivano. In Italia spesso mi sentivo incastrato in un sistema troppo rigido. Qui ho avuto l’impressione di poter finalmente correre.

 

Viaggiare negli Stati Uniti è meraviglioso

Da quando vivo qui, ho scoperto il viaggio. Negli Stati Uniti puoi guidare per ore e trovarti immerso in paesaggi completamente diversi. Dal verde del Vermont al deserto dell’Arizona, dalle montagne del Colorado alle spiagge della Florida. È un paese che non finisce mai.

Con la mia famiglia, ogni estate ci regaliamo almeno un lungo viaggio nell’America vera. Dormiamo occasionalmente anche in motel spartani, assaggiamo piatti locali, viviamo la strada. E ogni volta torniamo con qualcosa in più nel cuore. Non c’è solo New York – pur straordinaria – ma anche città minori come Savannah, Asheville, Boulder, che offrono una qualità della vita impensabile, spazi culturali vivaci e comunità accoglienti.

 

Il clima nel New Jersey: quattro stagioni vere

Qui le stagioni si sentono tutte, e con intensità. L’inverno è lungo e rigido, con neve abbondante e gelate notturne. L’autunno regala paesaggi da cartolina, con foglie che si tingono di rosso e oro. La primavera tarda ad arrivare, ma quando esplode, è come una festa. L’estate è calda, umida, e spesso accompagnata da temporali improvvisi.

Il clima è decisamente più estremo di quello a cui ero abituato sulla costa molisana. Ma offre anche varietà e carattere. E poi, come dicono qui: “There’s no bad weather, just bad clothing.”

 

Essere italiani qui: un orgoglio e una sfida

Essere italiano negli Stati Uniti è una bandiera che porti dentro, anche quando parli inglese senza accento. È l’accento nelle mani, nei gesti, nella cucina. È la voglia di spiegare che il Molise esiste. È il profumo del caffè buono, anche se lo devi importare da solo. È l’orgoglio di avere radici forti, che non si spezzano anche se pianti nuovi alberi.

Torno in Italia ogni anno. Per rivedere la famiglia, per sentire il mare, per ricaricare il cuore. Ma la mia vita è qui. Ho scelto l’America, con tutte le sue contraddizioni e possibilità. E non me ne pento.

 

Perché sì, trasferirsi è ancora possibile

Oggi ottenere un visto per gli Stati Uniti è più complesso. Serve avere le carte in regola: un piano chiaro, magari un’azienda disposta a sponsorizzarti. Ma è possibile. E se il primo passo è difficile, i successivi possono aprire strade inimmaginabili.

L’America non è per tutti, ma se hai voglia di metterti in gioco, ti premia. Io ho scelto di farlo, con una valigia piena di sogni e radici molisane. E ogni giorno, tra il traffico del New Jersey e le risate dei miei figli in giardino, capisco che ne è valsa la pena.

 

Intervista ad un italiano che si è trasferito a New York. (METEOGIORNALE.IT)

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