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Meteo, il peggior picco di calura: le date per l’Estate 2025

Federico De Michelis di Federico De Michelis
03 Giu 2025 - 18:30
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Alla Prima Pagina Meteo, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT)

È un paradosso solo apparente: il solstizio d’estate, che cade ogni anno attorno al 21 GIUGNO, segna il momento in cui l’emisfero boreale riceve la massima quantità di energia solare. Eppure, le giornate più torride non si verificano subito dopo, bensì si concentrano tra LUGLIO e AGOSTO, quando la radiazione solare è già in calo. Perché? La risposta risiede in un meccanismo tanto semplice quanto potente: il ritardo termico.

 

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Il ritardo stagionale è una conseguenza dell’inerzia termica dei sistemi naturali. Immagina la Terra come una pentola d’acqua messa a scaldare: non appena accendi il fuoco (cioè il Sole nel nostro caso), l’acqua non inizia subito a bollire. Ci mette un po’. Lo stesso succede con oceani, laghi, suoli e atmosfera: accumulano energia lentamente, e altrettanto lentamente la rilasciano.

 

Durante le settimane successive al solstizio, il calore continua ad accumularsi nei primi strati del terreno e nelle masse oceaniche superficiali. Ma l’effetto non è immediato: la risposta della temperatura al picco di energia solare è dilazionata nel tempo.

 

Il calore che il Sole invia non viene dissipato subito. Una parte si riflette, una parte viene irradiata verso l’alto, ma una porzione significativa penetra nel terreno. Anche a 50-80 centimetri di profondità, le temperature continuano a salire anche dopo il 21 GIUGNO. Questo perché i meccanismi che smaltiscono il calore — come evaporazione, conduzione e convezione — non sono immediati.

 

Ancora più importante è l’inerzia degli oceani, che rappresentano un’enorme riserva di calore latente. D’estate, la radiazione solare riscalda uno strato superficiale, fino a 100-200 metri di profondità, noto come strato di mescolamento. Questo strato impiega settimane o mesi per raggiungere la temperatura massima, creando uno scarto temporale tra il momento di massimo irraggiamento e la temperatura percepita più alta.

Come confermato anche da NOAA, l’oceano “rilascia” gradualmente questo calore verso l’atmosfera, amplificando l’effetto delle ondate di calore tardive.

 

Questa restaurazione di calore da suolo e oceani coincide con un periodo in cui la radiazione solare è ancora molto forte, pur se in leggera discesa. Il risultato? Un mix micidiale che favorisce l’innesco di ondate di calore spesso più intense proprio tra LUGLIO e AGOSTO.

In ITALIA, la differenza tra la temperatura media di GIUGNO e quella di AGOSTO è evidente:

  • Nelle regioni del NORD, si passa da valori attorno ai 27°C a picchi oltre i 30°C.
  • Al CENTRO, il salto può essere anche più netto, con medie intorno ai 33°C.
  • Al SUD, e in particolare nelle zone interne e sulle isole come la SICILIA e la SARDEGNA, non sono rari picchi vicini ai 40°C.

 

Il ritardo termico non è uguale ovunque. Nelle aree continentali o in alta montagna, lo scarto è più breve, anche solo di 15-20 giorni. Ma nelle regioni marittime o oceaniche, può arrivare a due o tre mesi, come accade lungo le coste del Pacifico nord-occidentale, in Giappone, o anche nelle Isole Britanniche.

 

Le ondate di calore sono in aumento sia per intensità che per frequenza, anche a causa del riscaldamento globale. Negli STATI UNITI, come mostra un’analisi del National Climate Assessment, si è passati da circa due episodi di calore estremo negli anni ’60 a oltre sei per decennio negli ultimi anni.

L’estate 2024, stando alle stime di Copernicus Climate Change Service, è stata la più calda mai registrata, superando anche quella già bollente del 2023. Un dato che conferma quanto il ritardo termico contribuisca a esacerbare gli effetti di fondo del cambiamento climatico.

 

Il ritardo termico non è solo una curiosità scientifica: è una chiave per leggere meglio la stagionalità dei rischi climatici. Sapere che il caldo più insidioso arriva dopo il solstizio, ci aiuta a:

  • Prevedere i picchi meteorologici con maggiore precisione;
  • Progettare città più resilienti, con meno asfalto e più alberi;
  • Pianificare la sanità pubblica con sistemi di allerta nei mesi critici;
  • Ottimizzare l’agricoltura, che spesso si basa su temperature percepite più che sui dati astronomici.

Conoscere delle date significa capire quando e perché il caldo colpisce, e prepararci a convivere con un’estate che ormai sembra non rispettare più il calendario solare, ma seguire un tempo tutto suo. (METEOGIORNALE.IT)

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Federico De Michelis

Federico De Michelis

Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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