È la parola “normalità” che SABATO 28 GIUGNO 2025 sembra aver perso il suo significato quando parliamo di meteo. I numeri registrati ieri raccontano di un’Italia sotto assedio climatico, in balia di un’ondata di calore che non concede tregua, né di giorno né di notte.
L’aria è immobile, l’atmosfera densa, e le temperature hanno ormai infranto qualunque record psicologico prima ancora che statistico. Non è più solo un’estate calda: è un’estate estrema.
I dati ufficiali delle stazioni meteorologiche sono chiarissimi, persino brutali nella loro precisione: Grosseto ha raggiunto 37.8°C, un valore altissimo ma che, incredibilmente, non rappresenta più un’eccezione.
Subito a ruota troviamo Decimomannu e Grazzanise, con 37.6°C, mentre Roma Ciampino si è fermata a 37.1°C, e Firenze Peretola ha sfiorato i 37.5°C, che sotto il sole cocente del pomeriggio sembravano addirittura di più. Piacenza ha toccato i 37°C, e non è certo un caso isolato.
Ancora più allarmanti sono i 39°C registrati in alcune zone della Val Padana e i 40°C in SARDEGNA, dove l’anticiclone africano ha steso il suo dominio. In pratica, il meteo estivo è stato trasformato in una replica del Sahara.
Un dato che colpisce, e non poco, è la totale omogeneità geografica del caldo. Milano Malpensa ha toccato i 36°C, Linate i 35.5°C, a conferma del fatto che anche le regioni tradizionalmente più temperate stanno cedendo sotto la spinta di una massa d’aria subtropicale imponente e persistente.
Questo “livellamento termico verso l’alto”, come lo chiamano alcuni climatologi, non è un’espressione poetica: è un vero e proprio azzeramento delle differenze climatiche locali. Sotto questa cappa infuocata, le colline, le pianure, le città e le coste si confondono, accomunate da un unico, devastante denominatore comune: il caldo opprimente.
NAPOLI, con 35.7°C, ha vissuto una giornata caldissima, ma paradossalmente meno estrema rispetto a FIRENZE o BOLOGNA (entrambe intorno ai 35.4°C). Persino BARI PALESE, con 30.8°C, è riuscita a contenere l’escalation termica, complice probabilmente la vicinanza al mare e l’influenza mitigatrice delle brezze costiere, che seppur deboli, esercitano ancora un minimo effetto termoregolatore.
Ma non si tratta di un sollievo vero e proprio: l’aria resta umida, e l’indice di calore percepito aumenta. L’organismo umano, in queste condizioni, fa fatica a disperdere calore, aumentando il rischio di colpi di calore e disidratazione.
Bolzano ha toccato i 36.4°C, un dato che dovrebbe farci sobbalzare. Sì, perché siamo in una valle alpina, e vedere questi valori a quote superiori ai 200 metri è qualcosa di nuovo, anomalo, inquietante. Le montagne, che fino a pochi anni fa offrivano una via di fuga dal caldo, oggi partecipano al collasso termico.
Le uniche isole di frescura restano le stazioni meteo poste sopra i 3000 metri, come Monte Cimone (18.4°C) e Pian Rosa (14.4°C). Ma attenzione: anche qui, 14.4°C su un ghiacciaio in pieno giorno è un dato drammaticamente anomalo, e indica lo scioglimento accelerato delle masse glaciali.
Le temperature minime registrate nelle grandi città sono da piena area tropicale, con valori notturni che non scendono sotto i 25-28°C. Parliamo di vere e proprie “notti bollenti”, in cui il corpo non riesce a recuperare, peggiorando l’affaticamento e il malessere delle fasce più vulnerabili.
ROMA, MILANO, NAPOLI e FIRENZE sono solo alcune delle città dove l’umidità e la temperatura persistente stanno rendendo il riposo impossibile e aumentando il rischio sanitario generale.
Il Ministero della Salute ha attivato il livello massimo di allerta (bollino rosso) per ben 21 capoluoghi, segnalando un pericolo concreto per anziani, bambini e persone con patologie croniche.
Nei pronto soccorso si è registrato un aumento del 4% degli accessi negli ultimi sette giorni, quasi tutti per problemi legati al caldo: disidratazione, svenimenti, crisi respiratorie e colpi di calore. La rete sanitaria è sotto pressione, come se ci trovassimo in piena emergenza influenzale invernale.
L’ondata di calore non si fermerà a breve. Secondo i modelli previsionali, il picco è atteso tra LUNEDÌ 30 GIUGNO e MARTEDÌ 1° LUGLIO, quando in alcune città si potrebbero raggiungere i 41°C.
La fine dell’incubo meteorologico potrebbe arrivare, ma non in tutta Italia, solo da VENERDÌ 4 LUGLIO, quando è previsto un possibile cedimento dell’anticiclone africano, con temporali sparsi al Nord e un lento calo termico che potrebbe, gradualmente, coinvolgere anche il resto della penisola.
Quello che stiamo vivendo non è un evento isolato. È il meteo che ci sta dicendo qualcosa. Sta a noi, ora, decidere se ascoltarlo.
