(METEOGIORNALE.IT) Negli ultimi anni, le estati italiane sono diventate sempre più estreme, con ondate di calore interminabili, temperature record e un ricorso crescente ai climatizzatori, ormai percepiti da molti non più come un lusso, ma come una necessità vitale per affrontare le “pene dell’inferno” estive. Ma perché accade tutto questo? Una delle espressioni meteorologiche più usate per descrivere l’origine di queste ondate è “effetto Dome” o meglio precisamente Heat Dome.
Che cos’è l’effetto Dome in meteorologia
Il termine “Dome” in inglese significa letteralmente “cupola”. In meteorologia, quando si parla di “Heat Dome” o effetto dome, ci si riferisce a una struttura anticiclonica estremamente potente, che agisce come una campana trasparente di vetro sull’atmosfera. Questa cupola intrappola il calore nei bassi strati atmosferici, bloccando la formazione di nubi e impedendo all’aria calda di disperdersi.
Questa condizione fa aumentare progressivamente la temperatura al suolo, anche nei giorni successivi, e provoca un effetto di compressione dell’aria verso il basso. È proprio questa compressione adiabatica che riscalda ulteriormente l’aria, un processo fisico che non dipende solo dalla provenienza geografica dell’aria (come l’Africa), ma dal comportamento stesso della massa d’aria sotto pressione.
Perché si parla anche di anticiclone africano
Spesso, nel linguaggio comune e anche in ambito giornalistico, l’effetto Dome viene associato all’“anticiclone africano”, perché le masse d’aria calda che raggiungono l’Europa e l’Italia provengono da latitudini subtropicali e dal deserto del Sahara. Tuttavia, l’origine del calore estremo che percepiamo non è solo “importato” dal continente africano, ma è esaltato proprio dalla compressione dell’aria stabile sotto la cupola anticiclonica.
Il fenomeno è ben descritto da NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), che in questa analisi spiega i meccanismi del Heat Dome e i suoi effetti devastanti: NOAA – What is a Heat Dome?
Un fenomeno sempre più comune in Europa e in Italia
Negli anni recenti, l’effetto dome si è ripetuto in modo quasi sistematico ogni estate, rendendo le stagioni più lunghe, più torride e sempre meno intervallate da pause fresche. L’alta pressione si consolida, si rinforza, blocca le perturbazioni atlantiche, e spesso viene alimentata da nuovi impulsi caldi, generando un ciclo continuo di ondate di calore.
Anche quando arriva un piccolo calo termico, questo non riporta più le temperature alla media stagionale, ma solo leggermente al di sotto dei picchi, mantenendo un’anomalia termica positiva persistente.
Uno studio del Copernicus Climate Change Service riporta come dal GIUGNO 2023 ad oggi, ogni singolo mese sia stato il più caldo mai registrato a livello globale da quando esistono misurazioni: Copernicus – Climate bulletins
Un Pianeta dai mesi più caldi di sempre
Dall’ESTATE 2023 fino a oggi, la Terra ha battuto ogni record climatico precedente. La media globale della temperatura della superficie terrestre e marina è risultata sistematicamente più alta rispetto a qualsiasi altro anno della storia recente. Questo è dovuto a fattori concatenati:
- l’intensificazione dell’effetto serra causato dall’aumento dei gas climalteranti,
- il riscaldamento anomalo dell’oceano Atlantico,
- la debolezza delle correnti a getto,
- e il ripetersi di eventi El Niño che amplificano le anomalie termiche.
Secondo le rilevazioni di NASA, Copernicus e NOAA, siamo in una fase climatica mai sperimentata prima, in cui la frequenza e l’intensità dei “heat domes” sta ridefinendo la nostra idea di estate.
NASA Climate – 2023 was the hottest year on record
Effetto Dome e cambiamento climatico
L’effetto Dome è quindi una manifestazione diretta del cambiamento climatico in atto. Più il pianeta si scalda, più è probabile che queste strutture anticicloniche si formino, durino e si rafforzino.
L’aria calda intrappolata nella cupola non riesce a disperdersi. L’evaporazione si riduce per la mancanza di nuvole. Il suolo si surriscalda come un forno. Le città diventano trappole di calore, e la richiesta di energia elettrica per climatizzatori cresce in modo esponenziale, aggravando ulteriormente le emissioni. (METEOGIORNALE.IT)
