Nel cuore dell’estate ARTICA, tra il 14 e il 15 AGOSTO 2021, si è verificato un evento senza precedenti: pioggia a oltre 3.000 metri di quota sulla calotta glaciale della Groenlandia. Per diverse ore, un anticiclone caldo e umido ha fatto salire le temperature al punto da provocare precipitazioni liquide sullo strato più elevato del ghiaccio. È la prima volta da quando esistono rilevazioni meteorologiche affidabili che accade una simile anomalia climatica a quelle altitudini, come confermato da NASA Earth Observatory.
Un episodio drammatico e simbolico, che mostra come la Groenlandia, l’isola più vasta del mondo, sia diventata una sentinella climatica fragile e vulnerabile. Con i suoi 2.166.000 km², la Groenlandia è quattro volte più piccola del Canada (che si estende per circa 9.985.000 km²), ha una superficie inferiore all’intero continente europeo (10.180.000 km²), è comunque più grande degli Stati Uniti continentali (9.834.000 km²), ma resta nettamente più piccola dell’Antartide, che con i suoi 14.000.000 km² è il vero colosso bianco del pianeta.
Groenlandia: i ghiacci perduti
Negli ultimi trent’anni, l’intera calotta glaciale groenlandese ha mostrato un bilancio di massa negativo e crescente, ossia una progressiva perdita di ghiaccio. Gli studi condotti da enti come la NASA e il National Snow and Ice Data Center mostrano dati allarmanti:
- 1992-2001: perdita media di circa 34 miliardi di tonnellate di ghiaccio all’anno.
- 2002-2011: la perdita media è salita a circa 215 miliardi di tonnellate/anno.
- 2012-2021: si è raggiunto un valore medio di 261 miliardi di tonnellate all’anno, con picchi singoli anche superiori ai 400 miliardi in anni eccezionalmente caldi.
Nel complesso, dal 1992 al 2021, la Groenlandia ha perso oltre 4.000 miliardi di tonnellate di ghiaccio. Questo fenomeno ha avuto ripercussioni globali, contribuendo da solo a un innalzamento del livello dei mari pari a circa 1,2 centimetri, secondo lo studio pubblicato su Nature dal gruppo IMBIE nel 2020 (fonte).
Antartide: il paradosso è che cresce
Se la Groenlandia è l’isola dei ghiacci in crisi, l’Antartide vive una situazione più ambigua. Alcune regioni, specie quelle orientali e centrali, mostrano addirittura un incremento temporaneo della massa nevosa, in parte spiegabile con un aumento delle nevicate invernali e un’aria più umida — conseguenza indiretta del riscaldamento globale. Tuttavia, le regioni più esposte, in particolare l’Antartide Occidentale e la Península Antártica, stanno registrando crolli glaciali spettacolari, rilascio di iceberg giganteschi e un bilancio di massa nettamente negativo.
Nella zona del Thwaites Glacier — soprannominato “il ghiacciaio del giudizio universale” — si assiste a un avanzato scioglimento da sotto provocato da correnti oceaniche più calde, che stanno destabilizzando strutture millenarie. Anche in Antartide, quindi, il meteo si sta tropicalizzando, e il clima sta cambiando in modo radicale: ondate di calore improvvise, fasi di fusione in superficie, crolli di piattaforme glaciali. A MARZO 2022, il continente ha registrato un’anomalia termica di oltre +40°C rispetto alla media stagionale, un valore senza precedenti.
Il nostro è un Pianeta diviso, ma destinato allo stesso destino climatico
Nonostante le apparenti differenze tra i poli — con il Sud che in alcune zone sembra resistere e il Nord che cede rapidamente — entrambe le calotte glaciali sono sotto pressione. La Groenlandia si trova nell’emisfero boreale, più esposto all’influenza antropica diretta, e mostra un riscaldamento più accelerato. L’Antartide, pur geograficamente isolata, non è immune: anche qui le aree meno fredde sono le prime a cedere, e a lanciare segnali inequivocabili del collasso in corso.
La pioggia sulla sommità della Groenlandia e il distacco di iceberg grandi come città – se non Stati – in Antartide non sono semplici curiosità meteo, ma spie accese del nostro sistema climatico globale che, ormai, non risponde più come un tempo. Le mappe si stanno riscrivendo a colpi di anomalia termica e fusione glaciale.