Meteo: CROLLO del Vortice Polare, l'Italia piomba nel freddo

Meteo: CROLLO del Vortice Polare, l'Italia piomba nel freddo

La svolta nei venti zonali e il segnale del cambiamento

Uno dei più precoci in assoluto

Il meccanismo: come si forma e si dissolve

Durante la stagione invernale conclusasi un mese fa l’emisfero settentrionale è stato dominato da un Vortice Polare incredibilmente stabile e compatto, che ha condizionato la circolazione europea, con un meteo ben poco invernale. Questo centro di bassa pressione stratosferica, localizzato normalmente attorno al Polo Nord, ha resistito a lungo agli attacchi esterni, rimanendo saldo fino a Marzo, quando si è verificata una variazione dinamica di rilievo.

L’Inverno che ci siamo lasciati alle spalle ha visto un vortice insolitamente forte, in grado di contenere per settimane eventuali disturbi provenienti dalla troposfera. La sua tenuta ha contribuito a mantenere una certa stabilità meteo su gran parte dell’Europa e del Nord America, ma qualcosa ha cominciato a cambiare all’inizio della Primavera meteorologica.

La svolta nei venti zonali e il segnale del cambiamento

Un evento atmosferico rilevante ha preso forma attorno al 9-13 Marzo, quando i venti zonali a circa 60° di latitudine nord, che in Inverno spirano generalmente da ovest verso est, hanno subito una netta inversione di direzione. Invece di soffiare da ovest, hanno cominciato a spirare da est, indicando un chiaro segno di perturbazione nella struttura stratosferica.

Questo fenomeno viene definito “riscaldamento stratosferico improvviso”, e si verifica quando le temperature della stratosfera polare aumentano in modo rapido e marcato. La corrente dei venti, solitamente legata al freddo polare persistente, perde forza fino ad invertirsi, rivelando un progressivo cedimento del vortice.

Anche se questo cambiamento nei venti non ha sancito la scomparsa totale del vortice, ha però avviato un processo di disgregazione, con il cuore del sistema che ha cominciato a traslare verso l’Europa settentrionale, lasciando scoperta l’area artica centrale.

Uno dei più precoci in assoluto

Gli ultimi modelli meteo e le osservazioni satellitari indicano che quanto accaduto rappresenta l’evento di riscaldamento stratosferico finale della stagione, ossia l’ultimo colpo di coda dell’Inverno, che segna il definitivo cedimento del vortice.

La tempistica anticipata di questo episodio è particolarmente insolita: eventi simili si verificano solitamente tra la fine di Marzo e Aprile inoltrato, ma quest’anno il fenomeno si è manifestato con quasi tre settimane di anticipo, ponendosi tra i casi più precoci degli ultimi 70 anni.

Secondo gli esperti, questo tipo di evento non solo chiude la stagione stratosferica invernale, ma ha anche effetti significativi sulla troposfera, cioè sulla porzione dell’atmosfera dove si formano le perturbazioni meteo che ci riguardano direttamente.

Il meccanismo: come si forma e si dissolve

Per comprendere appieno l’importanza di quanto sta accadendo, è utile ripercorrere il ciclo di vita del vortice polare. Durante la stagione fredda, il Polo Nord rimane senza luce solare diretta per mesi, e questo comporta un raffreddamento estremo della stratosfera. Al contrario, l’area tropicale mantiene una temperatura relativamente più alta.

Questo forte gradiente termico tra le due zone genera un flusso costante di masse d’aria che, spostandosi verso nord e subendo la deviazione imposta dalla rotazione terrestre, danno origine a venti occidentali molto forti: questi costituiscono la struttura portante del vortice polare.

Quando però interviene un riscaldamento improvviso e massiccio della stratosfera, spesso legato all’onda planetaria proveniente dalle medie latitudini, il meccanismo si rompe. La struttura circolare del vortice si indebolisce e i venti possono addirittura invertirsi. Se questo fenomeno avviene tra Gennaio e Febbraio, c’è ancora il margine per un eventuale recupero, poiché il Polo Nord rimane in ombra e la stratosfera può nuovamente raffreddarsi.

Ma se il riscaldamento avviene più avanti, come è accaduto in questo caso, l’irradiamento solare sempre più intenso rende impossibile un nuovo raffreddamento efficace, decretando la fine definitiva della stagione stratosferica invernale.

Il collasso del vortice polare non è solo un fenomeno di interesse per la stratosfera: ha conseguenze dirette sulla circolazione atmosferica troposferica. Infatti, l’interazione tra i due strati può generare importanti anomalie meteo, anche a livello del suolo.

Nel caso specifico, l’attuale fase è caratterizzata da un aumento della pressione atmosferica sulle zone polari, con conseguente espansione dell’Alta Pressione anche verso le medie latitudini. Questo comporta spesso un rafforzamento dell’Anticiclone delle Azzorre e una sua possibile estensione verso l’Europa centrale e mediterranea, influenzando notevolmente le condizioni meteo anche in Italia.

Nel frattempo, il jet stream, che è il nastro trasportatore di perturbazioni da ovest verso est, tende a frammentarsi, creando sacche di aria fredda che possono isolarsi e penetrare in zone normalmente più miti, con fasi meteo invernali. Ecco perché, nei prossimi periodi, potrebbero verificarsi irruzioni fredde anche laddove la Primavera sembra ormai avviata.