(METEOGIORNALE.IT) Un sisma di magnitudo 7.5: violenza distruttiva e trasformazione del suolo
Un terremoto di magnitudo 7.5 è un evento di straordinaria potenza. L’energia rilasciata è migliaia di volte superiore a quella di un evento di magnitudo 6, e provoca effetti catastrofici su vasta scala. Quando la scossa principale si propaga, il terreno si deforma in modo repentino e violento: si solleva, si abbassa, si fende. Le onde sismiche, viaggiando nel sottosuolo a velocità che possono superare i 5 chilometri al secondo, scuotono ogni struttura, crollano edifici, si aprono crepe nell’asfalto, si piegano i binari, franano montagne.
In un attimo, l’equilibrio del paesaggio e delle città si spezza. Il movimento può durare fino a un minuto, con scosse di intensità crescente o a colpi violenti. In alcune aree si osservano fenomeni come la liquefazione del suolo, ovvero la trasformazione del terreno sabbioso in una massa fluida che inghiotte edifici e infrastrutture.
Le dinamiche interne: faglie attive e accumulo di energia
Un terremoto di questa potenza nasce da decenni o secoli di accumulo di energia tettonica lungo una faglia. Quando la tensione supera la resistenza delle rocce, la faglia scatta bruscamente, liberando un’enorme quantità di energia sotto forma di onde sismiche.
In Italia, le faglie attive sono molte, e alcune sono in grado di generare terremoti anche superiori alla magnitudo 7, anche se i tempi di ritorno (cioè l’intervallo tra due eventi distruttivi nella stessa area) sono molto ampi: si parla di centinaia o anche migliaia di anni. Questo rende il rischio insidioso e sottovalutato.
Le aree italiane più esposte a terremoti ≥ M7
Solo alcune zone della Penisola possono generare terremoti di questa intensità. In particolare:
L’Appennino centro-meridionale
Le aree tra Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata e nord della Calabria sono fra le più pericolose. La faglia del Matese e quella dell’Irpinia possono ospitare eventi fino a magnitudo 7 o superiore. Il terremoto del 23 novembre 1980, con magnitudo 6.9, devastò Avellino e i dintorni.
La Calabria e lo Stretto di Messina
La Calabria meridionale è una delle zone più sismiche d’Europa. Il terremoto del 28 dicembre 1908, con una magnitudo stimata tra 7.1 e 7.2, distrusse Messina e Reggio Calabria, causando oltre 100.000 vittime. Questo evento è il più distruttivo mai registrato in Italia.
L’area del Pollino
Tra Calabria settentrionale e Basilicata, questa regione ha una storia di forti terremoti, anche se raramente sopra magnitudo 6.5. Tuttavia, alcune faglie potrebbero avere il potenziale per eventi più forti.
L’Appennino centrale
L’area tra L’Aquila, Norcia, Amatrice e Campotosto è nota per la sua attività sismica intensa. La sequenza sismica del 2016-2017 ha generato una scossa di magnitudo 6.5 il 30 ottobre 2016, la più forte dal 1980, ma non si può escludere il rischio di eventi più intensi.
I terremoti storici più forti in Italia
- Messina-Reggio Calabria, 1908: M 7.1–7.2, più di 100.000 morti.
- Irpinia, 1980: M 6.9, quasi 3.000 morti.
- Calabria, 1783: una sequenza di cinque terremoti superiori a M 6.5, con picchi vicino al 7.0, oltre 30.000 vittime.
- L’Aquila, 1703: serie di terremoti in centro Italia, uno dei quali stimato attorno a M 7.0.
- Noto (Sicilia), 1693: stimato attorno a M 7.4, causò oltre 60.000 morti.
Le peggiori cose da fare durante un terremoto
Come sopravvivere ci mette in guardia: alcuni consigli che pensiamo siano utili possono essere pericolosi. Se la terra inizia a tremare, NON correre sotto lo stipite della porta, a meno che tu non viva in una casa molto antica con architravi in pietra. Gli stipiti moderni non sono progettati per resistere ai crolli, e possono essere una trappola.
NON correre per uscire, perché le scale sono tra i punti più pericolosi di un edificio durante un sisma. NON usare l’ascensore. NON restare accanto a mobili pesanti, finestre o oggetti sospesi. Il panico è il primo nemico: NON urlare, NON correre alla cieca, ma proteggiti con calma sotto un tavolo robusto o vicino a un muro portante.
Il comportamento del suolo: sollevamenti, sprofondamenti e fratture
Durante un terremoto di magnitudo 7.5, il terreno non si limita a vibrare: si deforma in modo permanente. Questo fenomeno, chiamato deformazione co-sismica, può causare sollevamenti o abbassamenti del suolo anche di alcuni metri. In alcune aree colpite da terremoti storici, si sono osservate fratture profonde, spostamenti orizzontali e verticali delle superfici, rotture nei letti dei fiumi, dislocazioni dei campi coltivati e variazioni permanenti del paesaggio.
Le faglie attive, che sono le fratture profonde lungo cui si muovono le masse rocciose, possono rompere la superficie, dando origine a spaccature visibili che attraversano strade, campi, binari ferroviari. In zone montane, le vibrazioni possono attivare frane imponenti, che isolano vallate e provocano danni secondari molto gravi.
Liquefazione del suolo: quando la terra diventa fango
In prossimità di zone costiere, fiumi o pianure alluvionali, il fenomeno più pericoloso è la liquefazione del terreno. Si tratta di un processo in cui il terreno sabbioso e saturo d’acqua perde improvvisamente consistenza a causa delle vibrazioni sismiche. Il risultato? Edifici, strade e ponti affondano o si inclinano, come accaduto nel terremoto di Niigata (Giappone) nel 1964, o in parte a San Giuliano di Puglia nel 2002, sebbene con un sisma più debole.
Dove potrebbe colpire il prossimo grande terremoto
L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha mappato le aree con pericolosità sismica più elevata. Alcuni segmenti della dorsale appenninica e la Calabria, in particolare, sono sotto stretta osservazione.
Irpinia e Sannio: un sistema attivo e imprevedibile
Dopo il sisma del 1980, si è compreso che il sistema di faglie in Irpinia è ancora attivo e potrebbe, in teoria, generare un nuovo evento anche superiore a magnitudo 7. Questa regione è densamente abitata e molto vulnerabile, nonostante gli interventi di adeguamento sismico successivi al sisma.
Stretto di Messina: la faglia che preoccupa di più
La faglia dello Stretto di Messina rappresenta un’area ad altissimo rischio. Il sisma del 1908 fu causato da uno scivolamento lungo questa struttura, ma la riattivazione della faglia potrebbe provocare un evento ancora più devastante, vista la densità urbana e le fragilità infrastrutturali di Messina, Reggio Calabria e dei comuni circostanti.
L’Aquila e il cratere del 2009
Anche se il terremoto dell’aprile 2009 non superò la magnitudo 6.3, le faglie vicine sono in grado di generare scosse più potenti. Il segmento tra Montereale, Campotosto e Capitignano, mai completamente rilasciato, potrebbe essere un punto critico nei prossimi decenni.
Errori fatali durante un sisma: i falsi miti che mettono in pericolo la vita
Oltre al falso mito dello stipite della porta, ci sono altri comportamenti potenzialmente letali:
Raggiungere l’esterno: molti pensano che scappare all’aperto sia la scelta migliore, ma durante il sisma crollano cornicioni, balconi, facciate. Il rischio di essere colpiti da detriti è altissimo.
Nascondersi sotto letti o mobili instabili: non tutti i mobili sono sicuri. Un tavolo fragile potrebbe schiacciarsi sotto il peso di un solaio. Meglio cercare riparo accanto a mobili bassi e solidi, o contro pareti portanti, lontano da vetri e librerie.
Affacciarsi alla finestra: è uno dei gesti più pericolosi, spesso fatto per controllare cosa succede fuori. I vetri si rompono in modo esplosivo, causando ferite gravissime.
La percezione del rischio sismico: una minaccia ignorata
Una delle più grandi criticità in Italia è la scarsa consapevolezza del rischio. Nelle zone potenzialmente esposte a sismi di magnitudo 7 o superiore, molte persone non conoscono la pericolosità del territorio in cui vivono. Spesso non si informa la popolazione sui piani di evacuazione, sulle procedure di emergenza o sulla vulnerabilità degli edifici.
Le scuole, in particolare, sono edifici che in passato si sono rivelati vulnerabili, come dimostrano i tragici casi del passato.
La magnitudo non è tutto: intensità, profondità ed epicentro
Un terremoto può avere alta magnitudo ma non causare danni se avviene in profondità o in un’area disabitata. Viceversa, un sisma superficiale, anche se più debole, può provocare danni enormi se l’epicentro si trova vicino a un centro abitato. È per questo che le autorità considerano anche la intensità macrosismica (cioè, gli effetti reali sul territorio), oltre alla magnitudo.
Ogni volta che la terra trema, il Paese si risveglia bruscamente dal torpore. Si contano le vittime, si cercano i dispersi, si raccontano le storie di chi non ce l’ha fatta. Poi, lentamente, tutto torna nel silenzio, e si dimentica. Ma il sottosuolo non dimentica. Le faglie continuano ad accumulare energia. I terremoti non possono essere evitati, ma le stragi sì.
Oggi, in molte aree dell’Italia centro-meridionale, milioni di persone vivono e lavorano sopra faglie attive, spesso in edifici non progettati per resistere a un forte sisma. Interi paesi, scuole, ospedali, quartieri urbani sono ancora esposti a un rischio mortale. Non si può attendere il prossimo evento per intervenire.
È retorico, forse, ma non più rimandabile: serve un severo programma edilizio antisismico, capillare, finanziato in modo strutturale, e svincolato dalla logica dell’emergenza. Serve un patto tra Stato, cittadini e territori che metta al centro la sicurezza delle costruzioni, la formazione della popolazione, la verifica degli edifici esistenti, e la pianificazione preventiva.
Ogni casa messa in sicurezza oggi è una vita salvata domani. Ogni scuola rinforzata è un futuro che resiste alla scossa. Perché la vera differenza, quando la terra tremerà di nuovo, la farà quello che abbiamo scelto di fare adesso. (METEOGIORNALE.IT)
