
(METEOGIORNALE.IT) L’inizio dell’autunno ha visto la Florida colpita da due uragani devastanti: Helene e Milton, eventi che hanno lasciato segni profondi sulla regione e sollevato ulteriori interrogativi sul legame tra il cambiamento climatico e l’intensificazione delle tempeste tropicali.
L’uragano Helene, nato come depressione tropicale, si è rapidamente intensificato fino a raggiungere la categoria 4 al momento dell’impatto. Questa tempesta ha portato con sé l’onda di tempesta più grande mai registrata nella regione, devastando Tampa Bay con venti feroci e precipitazioni abbondanti che hanno causato inondazioni massicce. Intere comunità sono state distrutte, aggravando una situazione già critica. Poche settimane dopo, l’uragano Milton ha colpito la penisola con inondazioni catastrofiche e raffiche di vento che hanno superato i 160 chilometri orari, stabilendo nuovi record meteorologici e causando numerose vittime.
Legame tra cambiamento climatico e intensità degli uragani
Gli scienziati del clima hanno da tempo avvertito che il riscaldamento globale sta contribuendo a potenziare le tempeste tropicali, rendendole più frequenti e devastanti. Tuttavia, solo di recente è stato possibile quantificare con precisione come l’aumento delle temperature oceaniche abbia influenzato singoli uragani. Un nuovo modello sviluppato da un gruppo di ricercatori permette di calcolare in che misura il cambiamento climatico abbia incrementato la velocità dei venti di specifici uragani.
Secondo questo modello, l’uragano Rafael del passato è stato portato dalla categoria 1 alla categoria 3 proprio a causa del riscaldamento degli oceani. Inoltre, il cambiamento climatico ha spinto altri due uragani di quest’anno nella temuta categoria 5, con venti superiori a 252 chilometri orari, un’intensità massima nella scala Saffir-Simpson.
Lo studio di Climate Central e i risultati sui venti
Daniel Gilford, scienziato atmosferico e autore principale dello studio condotto da Climate Central, ha sottolineato che l’avanzamento della ricerca sulla temperatura superficiale del mare ha reso possibile questi calcoli. Tra il 2019 e il 2023, l’84% degli uragani nell’Atlantico settentrionale ha registrato velocità massime dei venti in media 30 chilometri orari più alte rispetto a quanto sarebbe avvenuto in un mondo senza riscaldamento globale. Secondo un’analisi aggiuntiva, lo stesso è stato osservato nella maggior parte degli uragani del 2024.
Per determinare l’influenza del cambiamento climatico, il team di Gilford ha stimato quanto più fredde sarebbero state le temperature della superficie marina senza l’intervento umano. I modelli climatici indicano che, senza il cambiamento climatico, le temperature marine sarebbero state tra 1,1 e 1,7 gradi Celsius più basse. Poiché la potenza di un uragano è strettamente legata alla temperatura del mare, questa differenza ha permesso di calcolare l’incremento di velocità dei venti attribuibile al riscaldamento.
Metodologia e risultati
Utilizzando temperature pre-riscaldamento, i ricercatori hanno stimato le velocità del vento che ogni uragano avrebbe raggiunto in un mondo senza riscaldamento globale. Confrontando queste stime con le velocità effettive registrate, è stato possibile quantificare quanto il cambiamento climatico abbia amplificato l’intensità delle tempeste. Questo studio fornisce prove concrete di come l’aumento delle temperature globali stia trasformando gli uragani in eventi sempre più devastanti, confermando l’urgenza di azioni per mitigare gli effetti del riscaldamento globale. (METEOGIORNALE.IT)
