MeteoGiornale Production

È possibile contrastare il cambiamento climatico attraverso lo stoccaggio nelle profondità oceaniche?

Le continue emissioni di gas serra spingono inesorabilmente le temperature globali verso livelli sempre più alti, incentivando individui e organizzazioni

Le continue emissioni di gas serra spingono inesorabilmente le temperature globali verso livelli sempre più alti, incentivando individui e organizzazioni a sviluppare nuove strategie per mitigare i cambiamenti climatici e a ricercare soluzioni innovative per ridurre le emissioni di carbonio. In questo scenario, un gruppo di scienziati dell’ Università della California a Irvine ha sviluppato una tecnica rivoluzionaria per l’ immagazzinamento del carbonio negli strati più profondi degli oceani , offrendo così nuove prospettive nella lotta alla crisi climatica.

Attraverso un metodo d’avanguardia, i ricercatori hanno analizzato il ciclo di molecole organiche complesse prodotte da batteri marini nell’acqua di mare, scoprendo il loro ruolo significativo nell’assorbimento di carbonio nel profondo del mare. Brett Walker, principale autore dello studio, ha spiegato che la tecnica permette di esaminare la composizione di tutte le molecole organiche presenti nell’acqua marina, consentendo di osservare come queste molecole si rigenerano e si degradano.

La comprensione del ciclo della materia organica disciolta (DOM) è essenziale per delineare il ciclo del carbonio negli oceani. Il team di Walker ha condotto ricerche sul campo nella Baia di Baffin , tra il Canada e la Groenlandia , monitorando le concentrazioni di molecole CRAM (acronimo di carboxyl-rich alicyclic molecules) nell’acqua. I dati suggeriscono che certe molecole vengono stoccate in profondità, mentre altre tendono a riciclarsi negli strati superficiali del mare.

Secondo Walker, nelle acque profonde tra il 25% e il 50% del CRAM scompare, e l’unica spiegazione possibile è che i batteri eterotrofi utilizzano questo materiale come fonte energetica, contribuendo così alla rimozione di queste molecole. Inizialmente, si pensava che il CRAM si accumulasse prevalentemente nelle profondità oceaniche; tuttavia, i risultati ottenuti nella Baia di Baffin hanno mostrato una realtà più complessa, con abbondanti concentrazioni di CRAM nella superficie dell’oceano, successivamente trasferite e consumate in profondità.

Se si riuscisse a incrementare il volume di CRAM immagazzinato nelle profondità oceaniche, ciò potrebbe avere un impatto sostanziale sull’ atmosfera e contribuire a rallentare il riscaldamento globale su scale temporali secolari . Se anche solo la metà del CRAM immagazzinato nel profondo fosse inerte, i batteri marini avrebbero la capacità di trattenere carbonio derivato dalla CO₂ presente in superficie per lunghi periodi, contribuendo a un effetto di stoccaggio duraturo.

I ricercatori puntano ora a sviluppare metodi per aumentare la quantità di CRAM stoccata nei fondali oceanici. Come ha spiegato Walker, l’obiettivo è scoprire se esista un processo naturale che consenta di potenziare la produzione di questi composti inerti nelle acque profonde, utilizzando le popolazioni di batteri già presenti. Anche un incremento minimo nel tasso di immagazzinamento profondo del carbonio potrebbe portare a una capacità di stoccaggio significativa nel corso dei millenni.

Walker e il suo team prevedono di ampliare la ricerca, esplorando la possibilità che questo processo biochimico sia attivo nelle acque oceaniche a livello globale. Se questa tecnica si rivelasse efficace su vasta scala, potrebbe diventare uno strumento fondamentale per affrontare la crisi climatica, incrementando la capacità degli oceani di assorbire e stoccare il carbonio per periodi estremamente lunghi, contribuendo così a contrastare gli effetti del cambiamento climatico.