Critiche sulle conferenze della COP: sono ancora efficaci per ridurre il riscaldamento climatico?
A Baku, in Azerbaigian, si sono accesi i riflettori sui negoziati climatici delle Nazioni Unite durante la COP29, dove il processo stesso è stato messo in

A Baku , in Azerbaigian , si sono accesi i riflettori sui negoziati climatici delle Nazioni Unite durante la COP29 , dove il processo stesso è stato messo in discussione, più che i risultati. I colloqui, destinati a limitare il riscaldamento globale causato da carbone, petrolio e gas naturale, sono stati criticati per la loro lentezza, con esperti e ambientalisti che hanno sollevato dubbi sul loro impatto reale.
Un rapporto pubblicato venerdì ha evidenziato l’influenza dell’industria dei combustibili fossili su questi negoziati. A ciò si è aggiunta una lettera firmata da personalità di spicco come Ban Ki-Moon , ex Segretario Generale dell’ONU, e Christiana Figueres , ex segretaria del clima dell’ONU, che invocano una riforma profonda del processo della COP , sottolineando la necessità di passare dalla negoziazione all’attuazione concreta degli accordi.
Alcuni esperti ritengono che il processo della COP sia inefficace. Nonostante l’Accordo di Parigi del 2015 avesse inizialmente ridotto le proiezioni sul riscaldamento futuro, negli ultimi tre anni queste stime sono rimaste invariate o sono leggermente aumentate. Inoltre, un’analisi ha rivelato che almeno 1.770 partecipanti ai colloqui rappresentavano interessi legati ai combustibili fossili.
Secondo Catherine Abreu , direttrice dell’International Climate Politics Hub, è necessario creare una “barriera” tra i lobbisti delle industrie fossili e le negoziazioni delle Nazioni Unite . Anche l’ex vicepresidente degli Stati Uniti Al Gore ha criticato l’eccessiva influenza dei petrostati e delle industrie fossili, definendola dannosa per il processo. Tuttavia, il capo negoziatore della COP29 , Yalchin Rafiyev , ha difeso i colloqui, sottolineando come abbiano già ridotto le proiezioni di riscaldamento e fornito finanziamenti per i paesi più colpiti dal cambiamento climatico.
Nonostante queste critiche, un elemento fondamentale del processo è il ruolo delle nazioni insulari, che trovano nella COP l’unico forum dove possono negoziare da pari con le grandi potenze mondiali. Durante una conferenza stampa, il presidente del blocco delle nazioni insulari, Cedric Schuster , ha riaffermato l’importanza dell’ Accordo di Parigi per proteggere i più vulnerabili, ricordando che il limite di riscaldamento di 1,5°C è essenziale per la loro sopravvivenza.
A margine dei colloqui, sono stati pubblicati nuovi dati che mostrano le città più inquinanti del mondo. L’organizzazione Climate Trace , co-fondata da Gore , ha utilizzato osservazioni e intelligenza artificiale per analizzare le emissioni di gas serra, scoprendo che le città asiatiche e statunitensi sono le principali responsabili. Shanghai guida la classifica con 256 milioni di tonnellate metriche di gas serra, superando paesi interi come la Colombia o la Norvegia . Tokyo si colloca al secondo posto con 250 milioni di tonnellate , mentre New York City e Houston seguono con 160 e 150 milioni di tonnellate . Tra le altre città spicca Seul , in Corea del Sud , con 142 milioni di tonnellate .
Oltre a queste cifre, il rapporto ha identificato il Bacino Permiano in Texas come il sito più inquinante al mondo. Gore ha espresso sorpresa per il fatto che questo sito superi in termini di emissioni anche alcune delle località più note per il loro inquinamento in Russia e Cina .
