Accordo sui crediti di carbonio alla COP29 di Baku: svolta o compromesso?
Durante la conferenza internazionale COP29, ospitata a Baku, in Azerbaigian, è stato raggiunto un accordo significativo riguardo ai mercati dei crediti di

Durante la conferenza internazionale COP29 , ospitata a Baku, in Azerbaigian , è stato raggiunto un accordo significativo riguardo ai mercati dei crediti di carbonio , un tema da tempo al centro di accese discussioni per la loro percepita inefficacia. I crediti di carbonio rappresentano permessi che corrispondono alla riduzione certificata di una tonnellata di CO2 , generabili attraverso progetti come la riforestazione o l’adozione di energie rinnovabili in sostituzione delle fonti fossili.
Il meccanismo dei crediti di carbonio è stato formalmente introdotto con il Protocollo di Kyoto nel 1997 e poi integrato nelle discussioni successive, specialmente dalla COP21 del 2015. Il sistema consente a paesi o entità che superano gli obiettivi di riduzione delle emissioni di vendere l’eccedenza a chi invece fatica a raggiungere i propri target. Questo approccio ha spesso suscitato critiche, poiché i paesi più inquinanti possono “comprare” la neutralità climatica senza adottare reali cambiamenti strutturali.
Alla COP29 , è stata approvata una serie di riforme per rendere il sistema più rigoroso e trasparente. Ogni credito di carbonio dovrà ora essere associato a progetti verificabili e tracciabili, riducendo la possibilità di manipolazioni. Inoltre, saranno applicate penalità in caso di rilascio involontario del carbonio immagazzinato, ad esempio a seguito di eventi come incendi forestali .
Questa nuova impostazione mira a evitare l’approvazione di progetti poco affidabili o addirittura fraudolenti, un problema ricorrente che ha danneggiato la credibilità del sistema. Tuttavia, per quanto i sostenitori dell’accordo parlino di una “nuova era” per i crediti di carbonio , alcuni critici restano scettici.
Molti ambientalisti temono che il sistema continui a rappresentare un “ diritto a inquinare ” per aziende e nazioni ricche, riducendo la pressione per un’effettiva transizione energetica. Vi è inoltre il rischio che alcune certificazioni siano emesse da organismi poco rigorosi, favorendo progetti inefficaci o, peggio, dannosi per le comunità locali.
Le preoccupazioni sono acuite dal fatto che, ancor prima della firma dell’accordo, circa 40 contratti erano già stati stipulati, dimostrando un forte interesse economico, in particolare da parte di nazioni ricche di risorse petrolifere. Per questi paesi, i crediti di carbonio rappresentano non solo uno strumento climatico ma anche un’opportunità di investimento per raggiungere gli obiettivi di emissioni zero .
L’efficacia di queste nuove regole sarà determinante per stabilire se il sistema dei crediti di carbonio possa trasformarsi in uno strumento efficace per contrastare il cambiamento climatico , o se continuerà a essere visto come un meccanismo controverso e potenzialmente dannoso.
