La causa principale di questo aumento dei danni è il riscaldamento degli oceani e dell’atmosfera, che può amplificare i cicloni. Un ciclone è un motore termico che trasferisce il calore dall’acqua calda dell’oceano agli strati più freddi dell’atmosfera. Più calore nel sistema significa motori termici più intensi.
Non sorprende che ci sia un rinnovato interesse per gli esperimenti dell’era della Guerra Fredda sul controllo del meteo e clima. Mentre i primi sforzi hanno avuto scarso successo, la ricerca moderna sta valutando metodi alternativi per indebolire queste tempeste, come il pompaggio di acqua fredda dalle profondità o la diffusione di particelle nell’atmosfera inferiore per ridurre il calore in arrivo e incoraggiare le precipitazioni iniziali. Tuttavia, queste tecniche potrebbero avere effetti collaterali inaspettati o persino pericolosi.
Perché esploriamo il controllo dei cicloni?
I cicloni tropicali sono estremamente pericolosi. Nel 1970, un enorme ciclone colpì il Bangladesh (allora Pakistan orientale), uccidendo fino a 500.000 persone. Da allora, abbiamo investito in sistemi di allerta precoce più efficaci, riducendo notevolmente i decessi. Tuttavia, nei paesi in via di sviluppo, i decessi continuano a verificarsi, insieme ai danni a fattorie, case, strade e bestiame, portando molte persone alla povertà.
Gli scienziati stanno esplorando modi per prevenire i disastri naturali, dai incendi boschivi alle inondazioni alle tempeste di grandine. Ma cosa si può fare per i cicloni?
È possibile trasformare un ciclone in una tempesta normale?
Negli anni ’60, gli Stati Uniti esplorarono l’uso dell’inseminazione delle nuvole per impedire la formazione degli uragani. Durante il Progetto STORMFURY, gli aerei volarono alti sopra i cicloni in mare aperto e li spruzzarono con ioduro d’argento, una sostanza chimica che poteva incoraggiare le gocce d’acqua ad aggregarsi e cadere sotto forma di pioggia. Mentre alcune inseminazioni sembravano correlate con uragani più deboli, il collegamento non fu mai confermato adeguatamente e il progetto fu infine abbandonato.
Ora, i ricercatori stanno esplorando due nuove opzioni: il raffreddamento della superficie marina e l’iniezione di aerosol. Progetti sulla carta, difficilmente realizzabili, ad oggi.
I cicloni hanno bisogno di superfici marine calde per formarsi. Se potessimo raffreddare la superficie, ad esempio convogliando acqua refrigerata da profondità superiori a 200 metri, potremmo impedire al ciclone di formarsi. Tuttavia, questa soluzione è costosa. La startup norvegese OceanTherm stima che costerebbe circa 750 milioni di dollari per sviluppare la tecnologia e altri 105 milioni di dollari all’anno per mantenerla in funzione. Inoltre, il raffreddamento di un’area del mare non impedisce ai cicloni di formarsi altrove.
Un’opzione più promettente è l’iniezione di aerosol. Gli scienziati sanno già che la polvere soffiata dal Sahara nell’Atlantico riduce la formazione di cicloni. Potremmo usare aerei o droni per iniettare particelle igroscopiche nell’atmosfera inferiore, dove rifletterebbero e disperderebbero la luce solare e innescherebbero precipitazioni e rilascio di energia.
Politica del controllo dei cicloni
Le missioni di controllo dei cicloni potrebbero evocare immagini di eroi d’azione di Hollywood pronti a salvare il mondo, ma la realtà è molto più complessa.
Supponiamo che il governo delle Filippine decida di interrompere un ciclone estremamente pericoloso. Tuttavia, il calore non scompare magicamente; si sposta altrove. Questo potrebbe generare una nuova tempesta diretta verso la Cina, un paese con cui le Filippine hanno rapporti tesi, e che potrebbe incolpare le Filippine per la manipolazione del meteo.
Non è una situazione inverosimile. Negli anni ’70, il dittatore cubano Fidel Castro temeva che il Progetto STORMFURY fosse un tentativo di trasformare il meteo in un’arma.
Pochi anni fa, i vicini della Cina hanno lanciato l’allarme sui piani del Regno di Mezzo di deviare un “fiume celeste” atmosferico verso le regioni settentrionali aride. Questo, secondo nazioni come l’India, potrebbe sottrarre acqua ai loro fiumi.
Qual è il prossimo passo?
Dobbiamo trovare risposte a queste domande. Man mano che i cicloni diventano più forti, avremo bisogno di nuove istituzioni per affrontare le incertezze scientifiche, sviluppare capacità di monitoraggio e trovare modi per prendere decisioni collaborative rapidamente. Non sarà facile, dato che la maggior parte degli accordi internazionali procede lentamente e spesso non raggiunge gli obiettivi prefissati.
Tecnologie come l’iniezione di particelle sono promettenti, ma non ancora pronte per l’impiego. Man mano che la tecnologia matura, dovranno farlo anche le nostre istituzioni. Ecco perché stiamo studiando la scienza e la politica di questi interventi, per essere pronti ad agire in modo efficace.