
Il cactus di Key Largo era un tempo parte di un habitat unico, situato su un basso affioramento calcareo circondato da mangrovie. Originariamente, questo ambiente supportava una varietà di flora, ma con il passare degli anni, eventi climatici estremi come uragani e maree eccezionalmente alte hanno eroso il terreno e aumentato la salinità dell’area, rendendo le condizioni inospitali per la sopravvivenza del cactus.
Le ricerche hanno dimostrato che i livelli di sale erano significativamente più alti nel terreno dove i cactus erano morti rispetto a quello dove ancora sopravvivevano. Questo ha stabilito un collegamento diretto tra la mortalità dei cactus e l’incremento della salinità. Nel 2015, è stato osservato che metà dei cactus era già morta, e le piante erano diventate una fonte di nutrimento per la fauna locale, che si serviva dei cactus per idratarsi a causa della scarsità di acqua dolce.
L’uragano Irma nel 2017 e le successive grandi maree hanno ulteriormente devastato l’habitat, lasciando l’area inondata per lunghi periodi. Nel 2021, gli ultimi controlli hanno rivelato che rimanevano solo sei esemplari malati di questo cactus, portando gli scienziati a concludere che la sopravvivenza in situ era diventata impossibile. Di conseguenza, gli ultimi campioni viventi sono stati raccolti e trasferiti in serre o ambienti controllati per tentare di preservare la specie.
Questo caso di estinzione non è isolato; rappresenta un campanello d’allarme sulle conseguenze del cambiamento climatico e sull’effetto devastante dell’innalzamento del livello del mare sulla biodiversità globale. Attualmente, una significativa percentuale di specie vegetali native è a rischio critico di estinzione o è già scomparsa, a causa della perdita di habitat, della raccolta eccessiva e dell’invasione di specie non autoctone, tra gli altri fattori. La scomparsa del cactus arborescente di Key Largo è un triste promemoria della fragilità dei nostri ecosistemi e della necessità urgente di azioni concrete per la conservazione ambientale.