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      Home » Crisi climatica: la peggiore siccità del Cerrado brasiliano in 700 anni
      Cambiamento climatico

      Crisi climatica: la peggiore siccità del Cerrado brasiliano in 700 anni

      Luigi Barbieri
      Luigi Barbieri
      Pubblicato: 04/06/2024
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      4 Min Lettura
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      Nel Parco Nazionale delle Grotte di Peruaçu, situato a Januária nello stato di Minas Gerais, si trovano numerose cavità naturali di grandi dimensioni, alcune delle quali presentano altezze fino a 100 metri all’interno di canyon profondi 200 metri. Gli esperti in geologia dell’Università di San Paolo stanno conducendo ricerche per analizzare le variazioni climatiche avvenute nell’arco di mille anni, utilizzando dati raccolti in queste grotte.

       

      Recenti studi indicano che il Cerrado, una delle principali biomi della savana brasiliana, sta attraversando la siccità più grave degli ultimi settecento anni. Questo fenomeno è principalmente causato dall’aumento delle temperature e dalla modificazione dei modelli di precipitazione, come confermato dall’analisi di dati geologici e meteorologici. In particolare, la regione centrale del Brasile ha registrato un incremento di temperatura di circa 1 °C sopra la media globale di 1,5 °C. Questo aumento ha perturbato il ciclo idrologico, provocando un’evaporazione più rapida delle precipitazioni e, di conseguenza, piogge meno frequenti ma più intense, oltre a una ridotta ricarica degli acquiferi. Questa siccità potrebbe compromettere i tributari del fiume São Francisco, principale corso d’acqua del bacino.

       

      L’analisi storica del clima, condotta attraverso lo studio delle stalagmiti, ha permesso di estendere la percezione della siccità indotta dal riscaldamento globale a periodi ben anteriori agli inizi delle registrazioni della stazione meteorologica di Januária, datate 1915. Questo studio ha correlato le variazioni nella composizione chimica delle stalagmiti con le variazioni di temperatura, precipitazioni, deflusso fluviale e bilancio idrologico.

       

      Il professor Francisco William da Cruz Junior, dell’Istituto di Geoscienze dell’Università di San Paolo e coautore dello studio, ha evidenziato come i dati geologici abbiano permesso di ricostruire i modelli climatici fino a sette secoli fa, dimostrando che le condizioni di aridità del Cerrado sono associate alla perturbazione del ciclo idrologico causata dall’aumento delle temperature dovuto alle attività umane, in particolare alle emissioni di gas serra.

       

      L’analisi delle cavità aperte, come la Grotta Onça, ha rivelato che anche la chimica delle speleotemi (depositi minerali formati dall’acqua sotterranea nelle grotte) è influenzata dalla siccità. L’aumento dell’evaporazione, dovuto al riscaldamento, diminuisce la ricarica delle acque sotterranee che alimentano le gocce d’acqua nelle grotte, causando cambiamenti chimici nelle rocce.

       

      Questo studio fa parte di un’iniziativa più ampia che mira a comprendere la variabilità e i cambiamenti climatici tra l’850 d.C. e il 1850 d.C., utilizzando dati di speleotemi e anelli degli alberi dall’America del Sud centro-orientale per tracciare i modelli climatici storici. La nuova metodologia e la validazione dei dati analizzati aprono la strada a ulteriori ricerche in altre grotte, regioni e biomi, permettendo una ricostruzione più precisa del clima in Brasile.

      Inoltre, il gruppo ha analizzato alberi fossili presenti nel Parco Nazionale delle Grotte di Peruaçu per studi paleoclimatici, in collaborazione con biologi coinvolti nel Progetto Tematico, supportato dalla FAPESP in partnership con la National Science Foundation degli Stati Uniti.

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