METEO GIORNALE
    Facebook X-twitter Instagram Rss
    • Home
    • Previsioni Meteo
    • Cronaca Meteo
    • Mappe
    • Diretta Meteo
    • Magazine
    • Viaggi
    • Old news
    • Chi siamo
    • Contatti
    Font ResizerAa
    METEO GIORNALE METEO GIORNALE
      Search
      • Home
      • Previsioni Meteo
      • Cronaca Meteo
      • Mappe
      • Diretta Meteo
      • Magazine
      • Viaggi
      • Old news
      • Chi siamo
      • Contatti
      Follow US
      Home » Meteo, El Niño in antiche barriere coralline trovato prove storiche in Era Glaciale
      Ad PremiereCambiamento climaticoMagazine

      Meteo, El Niño in antiche barriere coralline trovato prove storiche in Era Glaciale

      Andrea Meloni
      Andrea Meloni
      Pubblicato: 03/03/2024
      Condividi
      9 Min Lettura
      Condividi
      Seguici su Google

      In una remota isola del Pacifico, segreti cruciali per comprendere il futuro del fenomeno El Niño sono celati nelle antiche barriere coralline che punteggiano il paesaggio. A Vanuatu, in particolare nel villaggio di Tanovusvus, che conta 500 anime, la questione dell’acqua non ha mai rappresentato una vera preoccupazione. Questo villaggio si adagia lungo le coste di Espiritu Santo, l’isola principale dell’arcipelago di Vanuatu, situato in una regione tropicale dell’Oceano Pacifico meridionale. La vegetazione lussureggiante che lo circonda è la prova tangibile delle abbondanti precipitazioni che si riversano sull’isola ogni anno. Un’enorme cisterna di plastica, che serve per raccogliere l’acqua potabile per l’intera comunità, non ha mai mostrato segni di esaurimento, specialmente negli ultimi tre anni, grazie a un prolungato periodo del fenomeno La Niña, che ha portato umidità e calore nell’area del Pacifico occidentale.

       

      Tuttavia, nell’ottobre del 2023, Abel Kalo, coordinatore per il dipartimento meteorologico e per i rischi geografici di Vanuatu, giunse a Tanovusvus portando con sé un avvertimento inquietante: le abbondanti piogge a cui erano abituati avrebbero presto lasciato il posto a un periodo di siccità. L’arrivo di El Niño, fenomeno opposto a La Niña, era ormai una realtà. Questo schema climatico, caratterizzato dal riscaldamento delle acque oceaniche che di solito alimentano le tempeste nella regione di Vanuatu, aveva iniziato a spostarsi verso est, in direzione del Sud America. Prima di esaminare il serbatoio dell’acqua, scoprendo che era danneggiato, perdeva e conteneva meno di un quarto della sua capacità, Kalo avvisò i residenti del villaggio della necessità di non dare per scontata la disponibilità di acqua nei mesi a venire.

       

      La fase attuale di El Niño sta causando un’ondata di condizioni meteorologiche estreme su scala globale, non limitandosi solo a Vanuatu. L’Australia e l’Amazzonia stanno affrontando periodi di siccità severa, con le acque estremamente calde che hanno messo a rischio la sopravvivenza dei delfini rosa, specie in via di estinzione. Nel frattempo, in Perù, le abbondanti piogge hanno favorito la diffusione della dengue, e le calde correnti oceaniche hanno interrotto la pesca delle acciughe, compromettendo una stagione di pesca estremamente redditizia per il paese. Queste stesse acque calde hanno intensificato l’uragano Otis, che ha devastato Acapulco e altre aree lungo la costa pacifica del Messico nell’ottobre 2023. La portata degli effetti di El Niño è stata tale da contribuire a fare del 2023 l’anno più caldo mai registrato nella storia, con un margine significativo. “Ogni volta che si verifica un evento di El Niño, ci troviamo di fronte a fenomeni meteorologici insoliti e estremi,” afferma Pedro DiNezio, modellista paleoclimatico presso l’Università del Colorado Boulder.

       

      Sebbene oggi i ricercatori siano in grado di prevedere con alcuni mesi di anticipo l’arrivo degli eventi di El Niño e La Niña, mitigando in parte i danni che ne derivano, il futuro di questi cicli climatici rimane incerto. Le questioni aperte riguardano se un pianeta in riscaldamento porterà a eventi più frequenti o più intensi, oppure se li attenuerà. I modelli climatici attuali non sono concordi, e le registrazioni storiche non sono sufficientemente ampie da offrire una risposta definitiva.

       

      Questa incertezza ha spinto Kalo a recarsi a Tanovusvus non solo per lanciare un avvertimento, ma anche per cogliere un’opportunità di ricerca unica. Accompagnato da Judson Partin, paleoclimatologo dell’Università del Texas ad Austin, e da un piccolo team di ricercatori, Kalo ha trascorso due mesi nell’isola per studiare gli effetti di El Niño. Durante un incontro con la comunità locale, tenutosi vicino all’albero di mango centrale del villaggio, i due hanno spiegato l’importanza delle loro ricerche. La popolazione di Vanuatu, profondamente legata alle condizioni dell’oceano per l’agricoltura e la pesca, ha mostrato un vivo interesse per lo studio di El Niño.

       

      Partin e Kalo hanno illustrato il valore unico della barriera corallina terrazzata di Tanovusvus, dove, poco sotto la superficie dell’acqua, giacciono antichi coralli risalenti a un periodo in cui le temperature estremamente fredde potrebbero aver influenzato significativamente i comportamenti oceanici. Questi coralli, se esaminati attentamente, potrebbero offrire uno sguardo senza precedenti sugli eventi di El Niño durante queste epoche glaciali, fornendo indizi preziosi su come potrebbero evolversi in un futuro di estremi climatici opposti.

       

      Ventimila anni fa, durante l’apice dell’ultima era glaciale, la Terra era circa 6°C più fredda rispetto ai giorni nostri, e vasti ghiacciai coprivano i continenti settentrionali. Nonostante ciò, le condizioni nel Pacifico tropicale non erano drasticamente differenti, ad eccezione del fatto che ogni isola era molto più elevata a causa del livello del mare, che si trovava 120 metri più in basso rispetto all’attuale, a causa dell’acqua intrappolata nelle calotte glaciali. Durante questo periodo, i coralli continuarono a crescere attorno alle imponenti isole, registrando le fluttuazioni di El Niño e La Niña attraverso segnali chimici nei loro scheletri, similmente agli anelli di crescita degli alberi. Con il successivo scioglimento delle calotte glaciali, molte di queste barriere coralline furono sommerse, rendendo inaccessibili le preziose informazioni che contenevano.

       

      La scoperta, negli anni ’80, che l’isola di Espiritu Santo rappresentava una meraviglia geologica dovuta all’azione tettonica che l’ha sollevata più velocemente dell’innalzamento del livello del mare, ha offerto una straordinaria opportunità di studio. Questo processo ha portato alla luce coralli antichi, preservandoli a pochi metri sotto la superficie, al riparo dalle piogge che ne avrebbero potuto alterare la composizione chimica.

       

      L’arrivo di Partin all’Università del Texas nel 2008 ha rinnovato l’interesse per questi coralli sepolti, portando alla progettazione di un trapano portatile e modulare capace di estrarre campioni da questi preziosi testimoni del passato climatico della Terra. Dopo svariati tentativi, nel 2019, il team ha scoperto coralli che rappresentavano un record climatico di 160 anni, risalenti a 16.000 anni fa, offrendo uno sguardo inedito sugli eventi di El Niño e La Niña di quell’epoca.

       

      Tuttavia, l’interpretazione dei dati estratti dai coralli ha rivelato che, durante i periodi più freddi, gli eventi di El Niño e La Niña erano solo leggermente più deboli e meno frequenti rispetto a quelli attuali, suggerendo che in un futuro mondo più caldo, queste oscillazioni climatiche potrebbero intensificarsi solo marginalmente. Questo risultato, però, è stato messo in discussione dalla coincidenza che entrambi i record corallini provenissero da periodi di indebolimento delle correnti oceaniche nell’Atlantico, una condizione che potrebbe influenzare la forza di El Niño.

       

      Per ottenere una comprensione più completa, il team ha riconosciuto la necessità di trovare coralli ancora più antichi, risalenti a periodi in cui le correnti dell’Atlantico erano più forti. Questa ricerca continua è fondamentale per comprendere meglio come il riscaldamento globale potrebbe influenzare i futuri eventi di El Niño e La Niña, e il loro impatto sul clima mondiale.La storia di El Niño e della sua influenza sul clima globale rimane complessa e affascinante, con molte domande ancora aperte. La capacità di prevedere e comprendere questi eventi climatici è cruciale per mitigare i loro effetti dannosi e per prepararsi meglio ai cambiamenti futuri. Il lavoro di ricercatori come Partin e Kalo, insieme alla preziosa collaborazione delle comunità locali come quella di Tanovusvus, è essenziale per svelare i misteri di El Niño e per navigare in un mondo in rapido cambiamento.

       

      Credit science.org/

      Seguici su Google
      Condividi questo articolo
      Facebook Whatsapp Whatsapp LinkedIn Reddit Telegram Threads Copy Link

      MeteoGiornale.it è un portale di divulgazione meteorologica attivo dal 2000, fondato sull’esperienza maturata online fin dal 1996 nel settore dell’informazione meteo.

      Link veloci
      • Chi siamo
      • Contatti
      • Privacy Cookie
      • Chi siamo
      • Contatti
      • Privacy Cookie
      Seguici
      Facebook X-twitter Instagram Rss

      Credit immagini: le immagini utilizzate su questo sito sono con licenza e copyright di Adobe Stock, Canva, Shutterstock, Dreamstime e Freepik.

      © 2026 - Innovazione Scienza S.r.l. unipersonale P.IVA/C.F. 10463560960- Milano (MI)

      Welcome Back!

      Sign in to your account

      Username or Email Address
      Password

      Lost your password?