
Sull’Europa centro-occidentale, e dunque anche sull’Italia, predomina il vasto anticiclone africano che causerà un ulteriore aumento dei valori termici e molto sole, già da Sabato 3 Febbraio, in particolare sui rilievi alpini, al Centro-Sud (versante tirrenico) e sulle due Isole Maggiori. In questi settori si vivrà un primo assaggio di Primavera, con temperature massime comprese tra 16 e 20°C (anche oltre in Sicilia). Ma la Primavera vera è assai lontana.
Nonostante ciò, non tutte le regioni godranno di clima mite e soleggiato: durante le fasi anticicloniche in pieno Inverno, si deve fare i conti con l’altra faccia dell’alta pressione: le nebbie. A causa della calma di vento e dell’estrema stabilità atmosferica, specialmente al primo mattino e dopo il tramonto, torneranno a formarsi banchi nebbiosi, soprattutto sulle pianure di Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Dove la coltre grigia persisterà durante le ore diurne, le temperature rimarranno basse. Qui sembrerà, e sembra Inverno decisamente molto più che altrove in Italia da oltre una decina di giorni.
L’anticiclone africano, ben disteso sul bacino del Mediterraneo, vedrà, infine, la possibilità che durante Domenica 4 Febbraio aumentino le nubi tra Liguria e Toscana (la seconda insidia). Il Libeccio in ingresso trasporterà masse d’aria umida che potrebbero guastare in parte la giornata con locali, ma scarse precipitazioni. Altrove, si manterrà un clima soleggiato con valori termici più consoni all’inizio della Primavera, con punte massime fino a 17-18°C sulle due Isole Maggiori.
Nella prossima settimana, il tempo cambierà: torneranno piogge e nevicate. Una perturbazione si avvicinerà all’Italia portando con sé un carico di pioggia e neve. Ci siamo dunque: è in arrivo una svolta dopo un lungo periodo di dominio anticiclonico che aveva iniziato a destare preoccupazioni, con temperature eccessivamente miti (pianure settentrionali escluse), inquinamento, siccità e mancanza di neve sulle montagne, proprio nel cuore dell’Inverno.
L’attenzione si focalizza da Venerdì 9 Febbraio in avanti potrebbe verificarsi un vero e proprio sblocco atmosferico. La causa è la pulsazione di una vasta depressione (ciclone) in discesa dal Nord Atlantico, spinta da correnti d’aria fredde ed instabili di origine polare, capaci di dirigere una perturbazione intensa prima verso l’Europa occidentale e poi anche verso l’Italia.
Secondo diverse ricerche scientifiche, la cella di Hadley, che sarà spiegata in seguito, persiste in una posizione insolitamente settentrionale. Questo fenomeno incrementa la presenza media dell’Alta Pressione delle Azzorre e delle Bahamas più a nord, alterando gli inverni di parte d’Europa e dell’Est del Nord America. Questa situazione meteorologica è responsabile della siccità estesa nella Penisola Iberica e di una diminuzione della piovosità anche in Italia e Francia. In quest’ultime, si nota una riduzione dei giorni di pioggia, ma con un incremento delle precipitazioni medie giornaliere. La novità prevista per la prossima settimana è l’abbassamento di latitudine della cella di Ferrel, anche questa spiegata qui nel seguito, che finora si è mantenuta in una posizione notevolmente settentrionale per la stagione. Ciò comporterà un mutamento delle condizioni meteorologiche, influenzando l’arrivo di masse d’aria di origine artica fino all’Italia.
Le attuali anomalie sono alla base della formazione di potenti uragani che passano a nord delle Isole Britanniche e che, recentemente, hanno colpito anche queste aree.
Gli ultimi aggiornamenti dei modelli matematici confermano il ritorno delle precipitazioni, anche molto abbondanti, con piogge battenti a partire dalle regioni del Centro-Nord; è ancora da valutare se ci sarà la possibilità di neve fino a bassa quota: secondo i dati attuali, la neve si limiterà a imbiancare le Alpi oltre i 1200-1500 metri.
Perturbazione atlantica verso l’Europa e l’Italia dal 9 Febbraio. L’Inverno potrebbe dunque prendersi una rivincita dopo una prima parte di stagione davvero anomala e caratterizzata da scarse precipitazioni. Il mese di Febbraio è spesso molto variabile più di gennaio, con grandi movimenti a scala emisferica, tra gli ultimi colpi di coda invernale e i primi tepori primaverili.
Dopo tanto tempo sta per tornare la pioggia, e forse anche la neve. Gli ultimi aggiornamenti del Centro Europeo confermano il cambio di scenario a livello emisferico con la possibilità che si apra la famigerata “porta dell’Atlantico”. In termini meteorologici, ciò significa che non vi saranno ostacoli per le perturbazioni provenienti dall’Oceano Atlantico, permettendo loro di arrivare sul nostro Paese. Ci attende dunque una fase meteorologica decisamente movimentata dal 9-10 Febbraio in poi.
La conseguenza più diretta sarà un aumento delle precipitazioni su buona parte dell’Italia, con Alpi, Prealpi e Appennini pronti a ricevere abbondanti nevicate. Viste le temperature previste, tutto sommato in linea con il periodo e dunque fredde, non si esclude la possibilità di nevicate anche a bassa quota.
Precipitazioni sopra la media: in arrivo piogge e abbondanti nevicate sulle montagne. È troppo presto per avere certezze (perché le previsioni meteo non lo sono mai) e non possiamo fornire ulteriori informazioni dettagliate, ma è probabile che assisteremo a un ritorno delle precipitazioni e a un periodo più dinamico dopo la lunga fase mite e anticiclonica che ha caratterizzato tutta la seconda parte di Gennaio.
La cella di Hadley è un concetto chiave nella meteorologia e nella climatologia, rappresentando uno dei meccanismi fondamentali che regolano il clima e il tempo atmosferico della Terra. Scoperta e descritta per la prima volta nel XVIII secolo, deve il suo nome al meteorologo inglese George Hadley, che fu tra i primi a comprendere e spiegare il suo funzionamento.
Il funzionamento della cella di Hadley inizia in prossimità dell’equatore, una zona caratterizzata da un clima particolarmente caldo e umido. In quest’area, l’alta temperatura riscalda l’aria, che diventa più leggera e tende a salire. Questo processo è accompagnato dalla liberazione di calore latente, che si verifica durante la condensazione del vapore acqueo presente nell’aria. Questo rilascio di calore contribuisce a formare forti movimenti ascendenti di aria calda e umida.
Man mano che questa aria sale, si dirige verso la tropopausa, lo strato di confine tra la troposfera e la stratosfera. In questa zona, l’aria raffreddandosi perde gran parte della sua umidità sotto forma di precipitazioni. Questo fenomeno contribuisce alla formazione di nuvole e piogge, particolarmente intense nelle regioni equatoriali. Una volta raggiunta la tropopausa, l’aria non ha più la stessa vivacità ascensionale e inizia a spostarsi verso latitudini più elevate, sia a nord che a sud dell’equatore.
La cella di Ferrel rappresenta un importante meccanismo all’interno della dinamica atmosferica terrestre. Questa cella, situata a livello del suolo, è caratterizzata da un gradiente di pressione, noto anche come gradiente barico, che svolge un ruolo cruciale nel determinare il movimento delle masse d’aria. In particolare, questo gradiente di pressione provoca lo spostamento delle masse d’aria fredde verso latitudini più basse. Durante questo spostamento, l’aria fredda entra in contatto con l’aria più calda che si muove verso nord, seguendo la circolazione di Ferrel.
Questo incontro tra masse d’aria di diverse temperature genera un fenomeno interessante. L’aria calda, essendo più leggera, viene forzata a salire verso gli strati superiori dell’atmosfera. Questo movimento ascensionale dell’aria calda è un aspetto fondamentale della circolazione atmosferica globale, poiché contribuisce significativamente alla distribuzione del calore e all’equilibrio termico del pianeta. Inoltre, questo processo è intimamente collegato a vari fenomeni meteorologici, come la formazione di nuvole e precipitazioni, che si verificano quando l’aria calda e umida sale, si raffredda e condensa.