Domande e risposte: la plastica quotidiana ci ammala e ci costa 250 miliardi all’anno in sanità
Il costo nascosto della plastica
La plastica è diventata una presenza onnipresente nella nostra vita quotidiana, trovandosi in oggetti di uso comune come imballaggi alimentari, abbigliamento, mobili, pentole e persino smalto per unghie. Tuttavia, ciò che molti non sanno è che la plastica non è solo un problema estetico, ma nasconde anche un costo nascosto per la nostra salute e per l’economia.
• Il costo nascosto della plastica
• Il prezzo della plastica sulla salute umana
• Le sostanze chimiche sotto accusa
• La responsabilità dell’industria
• La minaccia invisibile del plastica
• Il riciclo non è la soluzione definitiva
• La necessità di una distinzione tra plastiche
• Regolamentazione e consapevolezza
• Il fallimento delle regolamentazioni
• Le alternative non sono sempre sicure
• Passi concreti per la protezione individuale e collettiva
Il prezzo della plastica sulla salute umana
Recenti studi hanno evidenziato come le sostanze chimiche contenute nella plastica possano avere effetti devastanti sui sistemi ormonali del corpo umano, portando a conseguenze sanitarie costose. In particolare, un’indagine pubblicata nel Journal of the Endocrine Society ha rivelato che nel solo 2018, malattie e disabilità causate da sostanze chimiche presenti nella plastica hanno comportato per gli Stati Uniti una perdita economica di circa 250 miliardi di dollari.
Le sostanze chimiche sotto accusa
Il dottor Leonardo Trasande, autore principale dello studio e direttore del Center for the Investigation of Environmental Hazards della New York University, ha focalizzato la sua ricerca su alcune sostanze chimiche specifiche utilizzate nella plastica. Tra queste, i ritardanti di fiamma bromurati, noti per interferire con gli ormoni tiroidei, i ftalati, utilizzati per ammorbidire la plastica e che possono influenzare il metabolismo e la funzione degli ormoni sessuali, i bisfenoli, usati nelle plastiche policarbonato e nelle fodere delle lattine di alluminio, e infine le sostanze per- e polifluoroalchiliche, note come “chimici per sempre”, utilizzate in abbigliamento resistente all’olio e all’acqua.
Le ripercussioni economiche
Lo studio ha preso in considerazione non solo i costi diretti per la cura medica, come visite mediche, prescrizioni, visite al pronto soccorso e ricoveri ospedalieri, ma anche i costi indiretti, come la perdita di produttività economica. Un esempio significativo è la mortalità cardiovascolare indotta dai ftalati, che si verifica durante gli anni più produttivi di una persona, con conseguenti perdite economiche ingenti.
Per dare un’idea dell’entità di questi costi, 250 miliardi di dollari corrispondono all’1,2% del prodotto interno lordo degli Stati Uniti. Se confrontato con i profitti dell’industria chimica, che ammontano a 750 miliardi di dollari all’anno, si tratta di una perdita di un terzo di tale output economico a causa di malattie e disabilità. Inoltre, se messo a confronto con i costi sanitari negli Stati Uniti, rappresenta circa il 5%.
La responsabilità dell’industria
Il problema principale è che, mentre le aziende produttrici di plastica traggono profitto dalla nostra dipendenza da questo materiale, i costi per l’impatto sulla salute e sull’ambiente ricadono su altri. Attualmente, i paesi di tutto il mondo stanno negoziando un Trattato Globale sulla Plastica, un momento storico che potrebbe affrontare la minaccia della plastica al nostro pianeta. Tuttavia, l’industria chimica sta spingendo affinché la minaccia dell’inquinamento da plastica venga ridotta a un problema di rifiuti, trascurando il fatto che tutti noi abbiamo un po’ di quel “pattume del Pacifico” nei nostri corpi, che danneggia la nostra salute e contribuisce a malattie e disabilità.
In conclusione, è fondamentale ridurre l’uso e la produzione di plastica, non solo per eliminare i rifiuti, ma anche per proteggere la nostra salute e l’economia. La ricerca del dottor Trasande sottolinea l’importanza di affrontare questo problema a livello globale e di responsabilizzare l’industria chimica per i costi che la loro attività impone alla società.
La minaccia invisibile del plastica
La plastica è diventata una presenza costante nella nostra vita quotidiana, ma la sua ubiquità nasconde una minaccia invisibile per la nostra salute e per l’ambiente. Nonostante la sua utilità in numerosi settori, la plastica rappresenta un serio problema quando non viene riciclata correttamente, accumulandosi nei nostri corpi e contribuendo all’insorgenza di malattie e disabilità. Attualmente, solo il 9% della plastica prodotta nel mondo viene effettivamente riciclata, il che significa che una quantità enorme di questo materiale finisce per inquinare il nostro pianeta e, di conseguenza, noi stessi.
La situazione è talmente grave che alcuni esperti sostengono che ognuno di noi ha una piccola parte dell’enorme “isola di plastica” del Pacifico all’interno del proprio corpo. Questa plastica agisce come un “hacker” dei nostri ormoni, interferendo con il normale funzionamento del nostro organismo e aumentando il rischio di sviluppare diverse patologie.
Il riciclo non è la soluzione definitiva
Si potrebbe pensare che il riciclo sia la soluzione a questo problema, ma in realtà non è così semplice. Il processo di riciclaggio della plastica non si limita a una semplice operazione di fusione e riutilizzo, ma comporta l’aggiunta di sostanze chimiche per rendere il materiale nuovamente utilizzabile. Queste sostanze, tra cui anche metalli pesanti, possono risultare più pericolose della plastica “vergine”. Di conseguenza, è necessario considerare il Trattato Globale sulla Plastica non solo come un accordo per la gestione dei rifiuti, ma anche come un trattato sui prodotti chimici, affrontando il problema delle decine di migliaia di sostanze chimiche utilizzate nella produzione della plastica, di cui solo una dozzina sono attualmente regolamentate a livello globale.
La necessità di una distinzione tra plastiche
Non tutte le plastiche sono uguali, e alcune sono effettivamente essenziali per la nostra società. Tuttavia, è importante fare una distinzione tra quelle necessarie e quelle superflue, come ad esempio la pellicola trasparente utilizzata per avvolgere i cetrioli, che non ha alcuna utilità logica. Durante la pandemia, si è assistito a un aumento dell’uso della plastica sotto la falsa pretesa di prevenire la diffusione del COVID-19, nonostante il virus si trasmetta principalmente attraverso particelle aeree e non per contatto con superfici. Questo ha portato a un’ulteriore e inutile accumulo di plastica nell’ambiente.
La nostra società sembra aver abbracciato l’idea che la plastica sia il materiale del futuro, ma in realtà abbiamo superato il limite, concentrandoci eccessivamente sul profitto derivante dall’uso della plastica in ogni aspetto della nostra vita.
Regolamentazione e consapevolezza
Il fallimento delle regolamentazioni
Nonostante alcuni passi avanti, come l’inclusione dei composti perfluoroalchilici (PFAS) nella definizione di “rifiuti pericolosi” da parte dell’Agenzia per la Protezione Ambientale degli Stati Uniti, la regolamentazione delle sostanze chimiche utilizzate nella plastica è ancora insufficiente. Ad esempio, il Bisfenolo A (BPA) è stato vietato nei biberon e nei bicchieri per bambini, ma non in altri materiali plastici. Analogamente, la Commissione per la Sicurezza dei Prodotti di Consumo ha limitato l’uso di otto ftalati nei giocattoli, ma la Food and Drug Administration ne ha limitato solo due. Queste incongruenze logiche mostrano quanto sia ancora lunga la strada da percorrere per proteggere la nostra salute dai rischi associati all’uso della plastica.
Le alternative non sono sempre sicure
Quando un tipo di sostanza chimica viene eliminato dal mercato, l’industria ne propone spesso un’altra, come il Bisfenolo S al posto del BPA. Tuttavia, le alternative non sono necessariamente più sicure. Anche i bioplastici, spesso presentati come una soluzione ecologica, possono essere altrettanto dannosi per il sistema endocrino quanto la plastica tradizionale.
Esistono materiali sicuri, ma dobbiamo essere consapevoli dei rischi associati a quelli che in passato ritenevamo innocui.
Passi concreti per la protezione individuale e collettiva
Mentre attendiamo una risposta adeguata da parte dei politici e dei regolatori, ci sono passi semplici e sicuri che possiamo intraprendere per ridurre la nostra impronta di plastica e proteggerci. Ad esempio, evitare di lavare o riscaldare la plastica in lavastoviglie o microonde, poiché le sostanze chimiche possono degradarsi e contaminare il cibo. Inoltre, è importante evitare l’uso di plastiche con determinati numeri di riciclo, come il 3 per il cloruro di polivinile (che contiene ftalati), il 6 per il polistirene (che si decompone in stirene, un noto cancerogeno) e il 7 per i policarbonati (che includono bisfenoli).
