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      Home » La negazione del cambiamento climatico: una questione⁤ emotiva
      Cambiamento climatico

      La negazione del cambiamento climatico: una questione⁤ emotiva

      Achille Mancini
      Achille Mancini
      Pubblicato: 17/02/2024
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      10 Min Lettura
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      La‍ crisi climatica è una realtà ⁣inconfutabile che sta mettendo a dura prova il nostro pianeta ⁣e la nostra società.‍ Tuttavia, nonostante le evidenze scientifiche e gli⁢ allarmi lanciati da esperti e attivisti,⁤ esiste ‌ancora una significativa percentuale di⁣ persone che negano o minimizzano il‌ problema. Questa negazione non ‌è frutto del caso,‌ ma⁢ è il risultato di una strategia ben⁣ orchestrata ‌da parte delle ‍compagnie di combustibili fossili, che hanno investito milioni di euro in⁢ lobbying e campagne​ di disinformazione per proteggere ‍i propri interessi⁤ economici.

      Contents
        • La ‌negazione passiva del cambiamento climatico
        • I negazionisti sono vittime, ‍non cattivi
      • Il ⁤ritardo è la nuova negazione nel clima
      • Come combattere il ritardo e la negazione?
      • Il cambiamento ‍climatico: parliamone semplicemente

      Le aziende del settore energetico‍ sono consapevoli degli effetti nocivi dei loro prodotti fin dagli anni ’60, ma hanno continuato a promuovere l’incertezza scientifica e a rifiutare di ⁣modificare⁣ i⁢ loro‍ modelli di ⁢business. La loro influenza è evidente anche‍ nelle conferenze sul clima, come⁤ la COP28, dove il​ numero di ‌lobbisti dei combustibili fossili ‍ha superato⁤ quello delle delegazioni​ nazionali. Anche i governi ​non sono esenti da⁢ colpe, accettando donazioni generose da scettici e interessi legati⁣ ai combustibili fossili e sovvenzionando le industrie del gas e del petrolio.

      La negazione del cambiamento climatico⁣ si manifesta‍ spesso sui⁣ social media, ⁣dove è facile incontrare negazionisti, molti dei quali sono bot automatizzati o persone arrabbiate intrappolate in⁤ cicli‍ mediatici‍ polarizzanti, che vedono la difesa del pianeta ​come “propaganda progressista”. Tuttavia, ⁢questi gruppi sono minoranze vocali e non meritano ⁢di sprecare molta energia su di loro.

       

      La ‌negazione passiva del cambiamento climatico

      La forma più comune di ‌negazione del cambiamento climatico non⁣ è quella aggressiva, ma quella passiva. Si tratta di ⁣persone ⁤consapevoli dell’esistenza del cambiamento climatico, ma che non‍ se ne ‍preoccupano ⁣o ​evitano del tutto l’argomento. Questi⁢ individui vengono definiti “dismissive”. Alcuni negazionisti appartengono a gruppi⁣ che saranno‍ pesantemente colpiti dall’aumento delle temperature, ma nonostante ciò, continuano a ignorare il problema.

       

      I negazionisti sono vittime, ‍non cattivi

      Il negazionista medio⁤ non è un ‌magnate⁣ malvagio che‌ cerca⁤ di massimizzare i profitti prima che il mondo bruci.​ La negazione⁤ del cambiamento climatico deriva spesso dalla paura del ⁤cambiamento e da ciò che⁤ la crisi climatica significherà per‍ le nostre vite, i nostri mezzi di sussistenza e i nostri stili di vita.

      Il cambiamento climatico può sembrare una minaccia ‍troppo grande‌ da affrontare‍ come individui, quindi l’ostilità viene indirizzata verso‍ coloro che sostengono ‌l’azione climatica. Gli esseri umani hanno evoluto una risposta di lotta-fuga-congelamento di fronte a ​una minaccia. ‍Mentre ⁤alcuni ⁤rispondono alla crisi climatica combattendola (ad esempio, attraverso l’attivismo), molti⁢ sperimentano ⁤una ⁤risposta di ​congelamento (paura e incapacità di ⁢agire) o ‍di⁣ fuga, evitando del tutto ⁣il problema.

      Sebbene⁤ possa sembrare controintuitivo, incontrare i negazionisti con compassione può aiutarli a ​liberarsi dalla negazione. Molte persone sono vittime della propria risposta emotiva‍ alla⁢ crisi ​climatica, piuttosto che ‍cattivi. La crisi climatica ⁢scatena una profonda paura del ‌cambiamento. L’obiettivo è⁤ aiutare‌ le persone a​ comprendere che il cambiamento climatico incontrollato rappresenta un rischio molto‌ più grande ⁣rispetto a ‍qualsiasi alternativa.

      Il ⁤ritardo è la nuova negazione nel clima

      I negazionisti del ‍clima sono ormai una​ specie in via di estinzione. Solo⁣ il​ 4% delle persone nel Regno Unito, ad esempio, dichiara di non essere affatto preoccupato per la crisi. Tuttavia, una nuova e insidiosa tattica sta minacciando ‌di‌ minare i‍ nostri sforzi ​per costruire un​ futuro più sostenibile: il ‍ritardo climatico, guidato​ dall’industria dei combustibili fossili e dai politici legati‌ ad essa.

      Julia Steinberger, Professoressa di Sfide Sociali del Cambiamento Climatico all’Università di Losanna,‌ ha studiato le ⁤forme ​che il ritardo assume. “Reindirizzare la responsabilità” ‌è una delle quattro principali tattiche identificate; con ⁤le persone che spostano la colpa lontano dai governi e dalle industrie inquinanti ‍e la scaricano sugli individui.

      Altre tattiche includono “promuovere soluzioni non trasformative”, in particolare‌ tecnologie come ⁣la cattura o⁤ lo⁢ stoccaggio del ⁣carbonio, che non ‌sono ancora state dimostrate efficaci su larga ⁣scala. “Concentrarsi sui lati negativi dell’azione climatica” ⁢è diventato anche popolare. Alcuni sostengono, ad esempio, che “allontanarsi dai combustibili fossili ⁤renderà le persone più fredde e‌ più‌ povere”, ignorando⁢ gli impatti ​devastanti ⁤del mancato intervento.

      Molte compagnie di combustibili fossili si impegnano in una ⁤tattica ⁢chiamata “wokewashing” – sfruttando ‍le comunità di colore, che sono colpite ⁤in modo sproporzionato ‍dall’inquinamento dei combustibili fossili, ‍nella loro⁢ pubblicità. Spesso queste pubblicità implicano che migliori condizioni di vita in paesi come l’India sono possibili solo con⁣ l’aiuto di Shell ​e‍ simili – perpetuando⁢ il salvatorismo ⁤bianco​ e l’imperialismo.

      Infine, “arrendersi al fatalismo” è spesso presentato come “adattarsi​ al ‌cambiamento climatico” o​ “accettare l’inevitabile” e gioca direttamente nelle mani di coloro che‌ sono più responsabili del cambiamento climatico, mentre le comunità‍ più colpite‌ sono lasciate a cavarsela da sole.

      Sebbene dobbiamo imparare a validare‌ i⁤ nostri sentimenti legati ⁣al ⁤clima, è fondamentale capire ‌che cedere al fatalismo significa tradire le persone in ⁤tutto⁢ il mondo per ⁤cui il cambiamento ⁤climatico è un pericolo acuto ⁢e mortale. Possiamo ‍affrontare e elaborare la nostra paura e ansia, trasformando il ⁢nostro dolore per ​il mondo ⁢in azione.

       

      Come combattere il ritardo e la negazione?

      Molte persone non‍ vedono la crisi climatica come qualcosa di immediatamente rilevante per la loro vita. Identificare‍ le questioni importanti per le ⁤persone e usarle⁢ come primo punto di contatto è spesso più efficace che bombardare le persone con dati spaventosi su un‍ problema ⁢che può spesso sembrare lontano.

      Invece​ di⁤ parlare di cambiamento climatico, a volte può essere più efficace parlare di inquinamento dell’aria, accesso a ‍spazi verdi o crisi del costo della⁤ vita. Un altro componente della comunicazione ‍efficace sul ⁤cambiamento ‌climatico è parlare ai valori delle persone.

      Come scrive Katharine Hayhoe nel suo libro “Saving Us”, “la sfida più grande che affrontiamo non è la ⁤negazione della scienza. È una combinazione di ⁣tribalismo, compiacenza e paura”. Cita ricerche che hanno scoperto che gli⁢ atteggiamenti delle⁤ persone nei confronti ‌del cambiamento climatico sono più fortemente correlati ai loro valori, visioni del mondo‍ e orientamento politico, piuttosto che ⁢all’istruzione e alla conoscenza.

      Sfidare⁢ il senso di appartenenza delle persone o addirittura attaccarle⁣ a livello personale per la loro evitamento del clima ‌è probabile che aumenti solo ‍le loro difese. Incontrare le persone dove si trovano è più probabile ‍che⁤ porti al successo,‍ insieme ⁣alla riduzione della distanza psicologica rispetto ​a un problema che spesso sembra lontano dalle nostre vite quotidiane e dalle nostre lotte.

      Hayhoe dà l’esempio di spiegare gli impatti ‍della ⁣siccità e del tempo caotico agli agricoltori, senza menzionare la parola ​”clima”.

       

      Il cambiamento ‍climatico: parliamone semplicemente

      Infine, dobbiamo riconsiderare il modo ⁤in cui comunichiamo la crisi climatica. ⁢Molte notizie inquadrano la crisi​ climatica ⁣in termini‍ di ​apocalisse imminente e crollo sociale. Mentre dobbiamo riconoscere queste minacce⁢ molto reali, la realtà è ​che la ⁢maggior parte delle persone si sente demotivata e ‍terrorizzata quando si imbatte⁢ in ​titoli fatalisti, risultando​ in una⁢ risposta‌ di fuga o congelamento.

      Forse controintuitivamente, il nostro cervello⁢ è evoluto per prestare più attenzione alle informazioni negative, sebbene gli approcci basati sulla paura siano efficaci nel far sentire le persone⁢ preoccupate inizialmente. Ma la ‌ricerca ‍mostra che siamo più motivati⁢ ad ‌agire quando vediamo soluzioni, speranza e, forse più importante, altri che ⁤agiscono.

      Piuttosto che la negazione del clima, la nostra sfida più grande‍ è il​ ritardo e la negazione del ⁤clima ​in un momento in cui è fondamentale intraprendere azioni audaci e ambiziose. La realtà è che‌ la maggior parte di‍ noi è preoccupata⁣ per la⁤ crisi climatica ‍e vuole fare qualcosa al riguardo;⁣ ma la maggior parte delle persone non sa da dove cominciare.

      Come persone consapevoli ⁤del clima, tendere una mano e offrire ​orientamento⁣ è spesso tutto ciò che serve per abbattere le difese. E il modo migliore per farlo⁣ è semplicemente parlare della crisi climatica – al lavoro, nelle‍ scuole,⁤ a tavola. Normalizzando le‌ conversazioni sul‌ clima, incoraggiamo ​risposte emotive più sane.

      Piuttosto che seminare semi di⁣ paura e polarizzazione, incoraggiare la vulnerabilità e la speranza in ⁣egual misura è il⁤ modo in ⁤cui motiviamo le persone ad agire per un futuro ​migliore.

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